Dalle prime pentole lavate a 10 anni fino ai vertici della cucina mondiale. Il vincitore del SevenRooms Icon Award 2026 si racconta tra umiltà, rigore e un’unica incrollabile certezza: l’ospite viene prima di tutto.
Foto di copertina di Sara Essex Bradley-sito ufficiale dello chef
Un biglietto giallo sul bancone
C’era una volta un giovane chef dal talento travolgente e l’ego un po’ troppo ingombrante. Durante un infuocato brunch domenicale al Commander’s Palace di New Orleans, la sua mentore, Ella Brennan, gli consegnò un foglietto giallo piegato in due: «Leggilo quando arrivi a casa». Su quel foglio c’era scritta una frase destinata a cambiare per sempre la storia della gastronomia americana: «La prossima volta che vieni a lavorare, lascia il tuo ego a casa.»
A ricordarlo oggi è lo stesso Emeril Lagasse, incoronato con il SevenRooms Icon Award 2026 nell'ambito dei North America’s 50 Best Restaurants. E alla stessa 50 Best dichiara: «Da quel momento in poi, tutto è cambiato». Oggi la sua filosofia culinaria si riassume in un principio essenziale e senza tempo: «Credo che il cliente abbia sempre ragione. Inoltre, non chiederei mai a nessuno di fare qualcosa che non farei io stesso, che si tratti di pulire il bagno o di decidere cosa mettere nel menu stasera.»

Dal ritmo delle bacchette al profumo del Warehouse District
La traiettoria di Lagasse ha il sapore delle grandi storie americane. Prima ancora di indossare la giacca da chef, il suo futuro sembrava scritto su uno spartito musicale. «Penso che le persone sarebbero sorprese di sapere che ho rifiutato una borsa di studio completa per una scuola di musica per pagarmi gli studi in una scuola di cucina. Ero un percussionista, ma sapevo suonare anche strumenti a fiato e a corda.»
Dalle percussioni ai fornelli, il passo è stato segnato dal lavoro: a 10 anni lavava già i piatti a Fall River, in Massachusetts. Poi, nel 1982, l’arrivo a New Orleans e la scommessa visionaria nel Warehouse District, un quartiere all’epoca privo persino di illuminazione pubblica, dove ha fondato il suo fiore all'occhiello, Emeril’s (oggi al n. 20 della classifica dei migliori ristoranti del Nord America). Qui è nato il concetto di "New New Orleans", un’evoluzione gastronomica capace di intrecciare tecniche e spezie dal mondo senza mai tradire la matrice creola e cajun.

Cibo vero, senza urlare: l'anti-talent della TV
Con oltre 2.200 puntate televisive all’attivo e quasi 20 libri pubblicati, Lagasse è stato il volto che ha insegnato all'America a cucinare senza timori. Ma il suo approccio è sempre stato lontano anni luce dagli show urlati d'oggi. «In tutti gli show che ho fatto non ho mai avuto un copione. Avevo un dialogo di otto secondi all’inizio letto sul gobbo, ma dopo... solo Dio sapeva dove saremmo andati a parare.» Quando la televisione gastronomica ha virato verso la competizione esasperata e i toni drammatici, lo chef ha scelto con eleganza di farsi da parte:

Il rispetto del piatto e l'eredità per i giovani
Oggi la sfida quotidiana di Emeril si rinnova al fianco del figlio EJ, alla guida della cucina di Emeril’s: «Ci svegliamo ogni giorno cercando di essere un ristorante con due stelle Michelin migliore di quanto lo fossimo il giorno prima. Non sogniamo le tre stelle: cerchiamo semplicemente di essere il miglior ristorante possibile.»
Il segreto di questo successo duraturo sta nella semplicità e nell'ossessione per la materia prima, supportata da una cooperativa agricola storica che unisce la terra e il mare: «La chiave per avere un ottimo ristorante è avere ottimi ingredienti e trattarli con rispetto. La semplicità è fondamentale. Dall’alta cucina al comfort food più autentico, la visione di Lagasse abbraccia l'intero panorama gastronomico moderno senza snobismi: «Non importa se servi un po' boy, del pollo fritto o un piatto d'alta cucina. Finché la qualità è alta e il prodotto viene rispettato, per me significa molto. Stiamo diventando molto più rigorosi nella cura degli ingredienti, della terra e delle persone.»
Un impegno che si riflette anche nella sua Emeril Lagasse Foundation, che attraverso orti scolastici e aule didattiche insegna alle nuove generazioni il valore profondo di ciò che nasce dalla terra. Perché la vera cucina, prima di diventare spettacolo, rimane un atto d'amore, umiltà e rispetto.
