Attualità enogastronomica

Vieste: “Vietato portarsi i panini nello stabilimento”. La cliente dice no e finisce sul The Guardian

di:
La Redazione
|
copertina vietato il panino nello stabilimento

Dalle trincee del Gargano ai lidi del Lazio, la resistenza del pranzo al sacco infiamma l'estate italiana ed esplode sulla stampa internazionale tra caro-spiaggia, diritti e identità culinaria.

C’è una fragranza inconfondibile che definisce l’estate italiana più di qualsiasi profumo di crema solare: è l'aroma avvolgente della frittata di maccheroni avvolta nella carta alluminio, il profumo sapido del prosciutto crudo che ammorbidisce la mollica di una michetta caldo-umida sotto l'ombrellone, o l'abbraccio dorato di una cotoletta impanata preparata con cura materna alle prime luci dell'alba. Una liturgia gastronomica laica, popolare, identitaria. Eppure, sulle battigie del Belpaese, questa secolare tradizione si sta trasformando in un campo di battaglia consumistico ed etico. «Un bambino che ha mangiato un panino fatto in casa introdotto di nascosto ha dato il via all'ultima schermattia sui resort privati [...] La "polizia del panino" è schierata sui litorali italiani.» ha commentato il The Guardian in un recente articolo sul "tema caldo" di luglio.

Resistenza sotto l'ombrellone: "Faccio quello che voglio"

La scintilla che ha fatto divampare l'incendio mediatico è scoccata tra le sabbie dorate di Vieste, sul Gargano. Protagonista una madre di nome Rosaria che, dopo aver saldato la regolare tariffa per ombrellone e lettini, si è trovata a dover gestire l'appetito del proprio bambino. Per eludere i rigidi regolamenti del lido – che vietano l'ingresso di cibo dall'esterno – la donna ha adottato una vera e propria tattica clandestina: michetta stipata sul fondo della borsa da spiaggia e missione speciale affidata al piccolo, mandato a consumare il pasto al riparo da sguardi indiscreti, vicino al bagnasciuga.

vieste vietato il panino nello stabilimento 3
 

Ma i controlli dello staff non hanno perdonato: il bambino è stato intercettato e la famiglia formalmente richiamata. L'episodio, documentato dal giornalista del Corriere della Sera Luca Pernice che si trovava sul posto, ha varcato immediatamente le frontiere grazie a un colpo di tacco del quotidiano britannico The Guardian, che vi ha dedicato un ampio ed ironico reportage a firma di Angela Giuffrida.

«È una cosa comune sulle spiagge qui. La gente non vuole essere costretta a spendere al ristorante tutti i giorni, non se lo può permettere, quindi fa così, escogita delle strategie.», ha dichiarato proprio Luca Pernice. Il fenomeno, tuttavia, non si limita alla Puglia. Scendendo lungo la costa laziale, a Montalto di Castro, il clima di insofferenza è il medesimo. Tra gli ombrelloni blu del beach club Il Tirreno, Beatrice Bordo scarta con fierezza una fetta di pizza casereccia. Il suo è un atto di aperta e pacifica disobbedienza civile: «Ho pagato 850 euro per la stagione e spendo soldi al bar per caffè, gelato e granita. Quindi non possono pretendere che io spenda fino a 50 euro al giorno per mangiare al loro ristorante. Non è un obbligo. Possono fare quello che vogliono nel loro resort, ma io farò quello che voglio sotto il mio ombrellone.», ha raccontato la cliente al The Guardian. 

Sulla stessa battigia, Moira Maccharini e sua madre Elisabetta mettono in tavola un pranzo al sacco che ha il sapore dei ricordi: cotolette impanate croccanti, insalata fresca, frutta di stagione e yogurt. «Inoltre, è più piacevole portare del cibo fatto in casa», spiegano alla reporter del Guardian, sottolineando come l'inflazione e la crisi del costo della vita stiano svuotando i lidi e riducendo la durata delle vacanze.

vieste vietato il panino nello stabilimento 1
 

L'economia della michetta vs la difesa dei concessionari

Secondo le ultime rilevazioni dell'associazione Altroconsumo, i costi per il noleggio di ombrelloni e lettini hanno registrato rincari medi del 6%, con impennate fino al 16% in alcune tra le più rinomate località turistiche. Una stangata che rende il passaggio forzato al ristorante del lido (dove un pasto completo supera facilmente i 40-50 euro a persona) insostenibile per la maggior parte delle famiglie.

Dall'altro lato della barricata, i gestori delle concessionarie balneari difendono le proprie posizioni sottolineando le difficoltà gestionali e l'entità degli investimenti. Se a Vieste Nicola Ragno (presidente locale di Assoturismo) denuncia che molti clienti non si limitano al panino ma introducono veri e propri banchetti di pasta, secondi e dolci creando gravosi problemi di igiene e smaltimento rifiuti, i gestori del litorale laziale cercano una mediazione.

Rachele Giambi, contitolare de Il Tirreno insieme al fratello Alessio e al marito Marco Campione, precisa: «Non vietiamo i pranzi al sacco. Il problema sono le persone maleducate: ad esempio, alcuni portano la pizza d'asporto e poi lasciano a noi il compito di smaltire gli scatoloni di cartone». Giambi ricorda come la gestione di uno stabilimento comporti tasse e costi operativi attivi tutto l'anno a fronte di soli tre mesi di incassi.

C'è anche chi ha scelto la via della convergenza commerciale: il vicino stabilimento Il Gabbiano propone l'opzione del "pranzo al sacco della casa", permettendo di gustare un risotto ai frutti di mare con acqua a soli 9 euro, direttamente sotto l'ombrellone o nell'area bar.

Guerricciola legale e la giungla dei divieti estivi

vieste vietato il panino nello stabilimento 4
 

Sul piano del diritto, la posizione dei balneari appare quantomeno traballante. Non esiste infatti alcuna norma nazionale che impedisca ai clienti di consumare il proprio cibo sotto l'ombrellone. Sulla vicenda è intervenuto con fermezza anche il Presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro: «Nessuno può impedirti di mangiare in spiaggia cibo portato da casa. Il costo di lettini e ombrelloni è già esorbitante. Il mare è un bene comune e non deve diventare un lusso.»

A completare il quadro di un'estate ad alta tensione vi sono casi come quello del celebre stabilimento Pedocin di Trieste – dove infuriano le polemiche per il muro che separa storicamente il settore uomini da quello donne – o le battaglie del movimento di base Mare Libero, che si batte per restituire la costa alla fruizione pubblica e gratuita. In questo scenario tra caro-vita, rivendicazioni e rigidi regolamenti, la schiscetta di casa cessa di essere un semplice pasto: diventa l'ultimo bastione di una gastronomia affettiva e popolare che rifiuta di farsi cancellare.

Ultime notizie

mostra tutto

Rispettiamo la tua Privacy.
Utilizziamo cookie per assicurarti un’esperienza accurata ed in linea con le tue preferenze.
Con il tuo consenso, utilizziamo cookie tecnici e di terze parti che ci permettono di poter elaborare alcuni dati, come quali pagine vengono visitate sul nostro sito.
Per scoprire in modo approfondito come utilizziamo questi dati, leggi l’informativa completa.
Cliccando sul pulsante ‘Accetta’ acconsenti all’utilizzo dei cookie, oppure configura le diverse tipologie.

Configura cookies Rifiuta
Accetta