Lo chef Hanspeter Humml è quel tipo di cuoco che emerge a passo felpato: una ricerca, la sua, capace di fondere il fattore umano del reperimento presso piccole realtà artigiane all'enfasi dello slancio mediterraneo. Ma al Mignon Meran Park&Spa la natura ha una voce percepibile in ogni esperienza, dai trattamenti col fieno ad un intero parco pet-friendly, fino alla vista privilegiata della Spa Suite. Il progetto virtuoso di una famiglia dell'ospitalità a Merano.
Crediti fotografici: Annelies Kompatscher e Johannes Brunner
Basta che la porta d'ingresso si chiuda alle spalle per dimenticare di colpo il tran-tran dello shopping sotto i portici di Merano, lo slalom estivo fra le ville storiche del circondario e persino quel turismo d'élite che qui, un tempo, portò a passeggio i polmoni stanchi di Franz Kafka, Richard Strauss e della principessa Sissi. Sì, la mezz'ora d’auto che separa le vette altoatesine dal Mignon Meran Park&Spa vale decisamente l'opzione dello stay nella cittadina termale: pochi step dal centro e ci si ritrova catapultati dentro un "teatro botanico" di 10.000 metri quadrati; una sorta di secret sanctuary urbano, capace di resettare all'istante il cronometro standard della villeggiatura.


L'hotel
La prima impressione è quella di essere lontani dalla solita messinscena del resort-fotocopia: nella struttura guidata da tre generazioni dalla famiglia Amort-Ellmenreich, la natura ha una voce ben percepibile in ogni spazio comune. Le foglie del cedro dell'Himalaya cantano insieme agli aceri giapponesi, alle betulle pendule e alle magnolie sempreverdi, mentre una cascata nascosta in un fitto bosco di bambù deterge spontaneamente l'aria per gli ospiti (anche a quattro zampe, visti i 1500 metri quadri di parco a loro interamente dedicati!).



Se vi state chiedendo come si possa creare un hotspot del benessere a gestione etica, la risposta sta nelle finezze che i proprietari hanno studiato per il refresh 2026. In primis la lobby si è fatta ariosa, una lanterna di vetro che cattura la luce del parco fiorito introducendo la biblioteca e il nuovo, intimo bistrot. Ma la vera metamorfosi architettonica è l'abbraccio d'acciaio inossidabile della piscina: un intervento ad altissima tecnologia che unisce la vasca interna a quella esterna a 30 gradi. A monte, niente sprechi o esibizionismi energetici: una copertura di ultima generazione riduce i consumi, rendendo il galleggiamento un gesto di piacere finalmente responsabile.


La Spa Suite, un maniero di privacy sul tetto dell'hotel
L'idea di trovarsi in un rifugio quasi "atemporale" si rafforza dopo il check-in. Se la promessa resta indistintamente quella di un'accoglienza discreta, la Spa Suite la mantiene ampliando i volumi del comfort: il pavimento in parquet che scalda i piedi nudi, un caminetto pronto a illuminare il divano in pelle e un letto king-size extra-large in cui i materassi memory foam sembrano pensati per dimenticare definitivamente l'orologio "a bordo campo". Il vero lusso, tuttavia, abita più su. Una scala privata conduce infatti al roof garden sul tetto, svelando la caratteristica terrazza affacciata sui pendii meranesi. Ed ecco che, dall'idromassaggio privato alla sauna finlandese, l'high-altitude privacy offre un momento di totale isolamento, interrotto solo dal profumo delle mele locali di benvenuto e dai fiori freschi colti la mattina stessa in giardino.

Dopo un itinerario tra il sudario romano secco, la grotta Glacier Ice e l'Aromarium disintossicante della Park Spa – coi terapisti che utilizzano impacchi e massaggi a base di fieno, miele, uva e pino mugo per sciogliere le tensioni della routine cittadina – l'appetito cresce con la puntualità dei ritmi alpini: è ora di scendere in zona gourmet!


Dal miele del giardino e alla griglia mediterranea: la cucina di Hanspeter Humml
Il consiglio per il mattino seguente è quello di seguire la fragranza del pane sfornato dal panificio Schmidt di Merano, che guida dritti verso una colazione lontana dal cliché del grand buffet alberghiero. Nella stube, fra tessuti caldi e una brigata che prepara uova di maso espresse della Val Venosta, il vero signature element è il miele: un nettare gentile prodotto dalle api allevate direttamente nel giardino dell'hotel, ideale da abbinare ai formaggi delle varie latterie sudtirolesi. Senonché, la vera svolta gastronomica si consuma all'imbrunire, complice l'apertura del ristorante di punta anche ai buongustai esterni. Lo chef Hanspeter Humml è quel tipo di cuoco che emerge a passo felpato: una ricerca, la sua, capace di fondere il fattore umano del reperimento presso piccole realtà artigiane all'enfasi dello slancio mediterraneo.

Il percorso da sei portate si apre come un'expo regionale: i formaggi d'alpeggio selezionati tra microproduttori sudtirolesi, francesi e italiani parlano la stessa lingua delle primizie di zona grigliate. Le carni e i pesci d'acqua dolce, invece, vengono accostati alla fiamma col tatto e la saggezza degli usi altoatesini. Non c'è spazio per i ritornelli pop; i piatti osano quanto basta per smussare il condimento con una punta di acidità, insistendo sugli inserti di piante spontanee e sulla profondità delle marinature: praticamente un farm-to-table 3.0.


I conti tornano in chiusura, quando nel calice risuona l'eco delle alture: in cantina le etichette di nicchia delle aziende Terlan-Andrian, Manincor al Lago di Caldaro, Kränzlhof Tscherms e Meran-Burggräflerhaus narrano la viticoltura eroica di queste valli. Sorseggiare un rosso corposo vedendo il sole tramontare dietro il profilo nitido dei monti è l'epilogo di cui si ha davvero bisogno a fine giornata. L’indomani, ad aspettarvi, ci saranno gli zaini da montagna già pronti in camera e i bastoncini da trekking per percorrere le rogge o i green dei Golf Club vicini. Tuttavia, la sensazione rimasta impressa sulla pelle sarà sempre la stessa: quella di aver scoperto un nuovo punto luce dai riflessi green a soli 20 minuti da Bolzano.

Indirizzo
Hotel Mignon Meran Park & Spa
Via Karl Grabmayr, 21, 39012 Merano BZ
Tel: 0473 255600