Il sedersi alla stessa tavola, nella sua accezione più profonda e ancestrale, è crocevia di destini, diventa un atto dove si rivela la cura e si celebra quotidianamente un vero e proprio manifesto etico. Sedersi attorno allo stesso tavolo significa riconoscersi simili, abbattere le distanze geografiche e sociali, e trasformare il rituale primordiale del nutrirsi in un gesto di amore collettivo e militante. È con questa consapevolezza che lo scorso 6 giugno ha preso vita il primo, straordinario appuntamento di “Plates Up!”, una serie di cene benefiche ideata e organizzata da Moninga OdV.
Foto di Filippo Florindo e Giovanni Montorsi
Dal 2015, Moninga opera in modo instancabile come un solido ponte invisibile ma vitalissimo tra l'Italia, il Congo e l'Etiopia, realizzando progetti umanitari sul territorio con un'attenzione speciale rivolta ai bambini e alle persone con disabilità. Questa cena inaugurale, tuttavia, è stata molto più di una semplice raccolta fondi o di un elegante evento mondano: ha unito persone, istituzioni, chef e sensibilità in una serata corale di voci e incontri. Il successo e’ stato garantito dall’architettura millimetrica della serata, capace di alternare l'alta gastronomia a momenti di profonda riflessione comunitaria. Il flusso dell'evento è stato sapientemente condotto dalla presentatrice Arianna Bertoncelli, che, dopo un vivace aperitivo in piedi animato dal dj set di Albibello, ha invitato gli ospiti ad accomodarsi ai tavoli.

Il peso specifico dell'iniziativa per il territorio emiliano è stato subito confermato dai calorosi saluti istituzionali: Maria Costi (Consigliera regionale dell'Emilia-Romagna), Andrea Bortolamasi (Assessore alla Cultura e Politiche giovanili di Modena) e Giulia Bosi (Assessore alle politiche giovanili e associazionismo del Comune di Formigine). Prima che i piatti diventassero protagonisti, a fare gli onori di casa dal punto di vista dell'ospitalità sono intervenuti lo Chef di Franceschetta58, Francesco Vincenzi, e Marcello Rizzuto, responsabile del catering Mario Neri, la cui sinergia logistica è stata fondamentale. Il ritmo della cena è stato poi scandito da interventi mirati: Gabriele Goldoni (vulcanico fondatore di Moninga), la preziosa testimonianza tecnica della Dott.ssa Rachele Battista, gli aggiornamenti del tesoriere Fabio Di Bernardo, e le parole cariche di vissuto della volontaria Chiara Ascari e del presidente Giacomo Faedda.


L'impegno di Franceschetta58 si specchia in modo perfetto nella filosofia portata avanti a Modena da Massimo Bottura, e applicata magistralmente dallo chef Francesco Vincenzi. Esiste un parallelismo etico folgorante tra l'azione di Moninga e l'impegno sociale della Francescana Family. Entrambi partono dal presupposto che nulla deve essere sprecato e nessuno deve essere considerato invisibile. Questo concetto vive ogni giorno nel progetto agricolo che lega il bistrot modenese alla locale Casa Circondariale. Attorno alle mura del carcere, infatti, si estendono due ettari di campi in cui alcuni detenuti coltivano fino all'80% dei vegetali poi utilizzati nelle cucine di Franceschetta58. Mani in cerca di riscatto lavorano la terra, apprendono la pazienza e curano il seme fino al raccolto. È un processo di riabilitazione profonda che passa dalla terra al piatto, restituendo dignità attraverso il lavoro.

"Per noi di Franceschetta58, prendere parte alla prima edizione di Plates Up! è stato molto più che curare il servizio di una cena: è significato mettere la nostra cucina e la nostra passione al servizio di un progetto sociale concreto. — ha spiegato lo Chef Vincenzi — Sapere che la nostra cucina, unita alla generosità di tutti gli ospiti presenti, ha contribuito a superare ogni aspettativa, ci rende immensamente orgogliosi. Quando la ristorazione si unisce alla solidarietà, si può fare concretamente la differenza."
Un Menù di memoria ed essenzialità
Per celebrare questo connubio tra terra ed etica, il team di Vincenzi ha elaborato un’esperienza che riflette appieno questa poetica: "Abbiamo voluto valorizzare ingredienti semplici e legati alla nostra pianura modenese, trasformandoli attraverso la nostra visione contemporanea". Rosetta di erbe selvatiche, porro, bietola e pinoli. Un intreccio vegetale in cui le note terrose si sono fuse con la croccantezza dei pinoli, evocando la natura della pianura emiliana. Ad esaltarne la finezza, lo Zuzù Trebbiano di Franchina e Giarone, un vino dall'anima schietta e contadina.

Fusillo al pomodoro arrostito. L'intensità del ricordo ha dominato il piatto: la pasta, cotta direttamente nel succo del pomodoro arrosto per assorbirne ogni sfumatura umami, è stata arricchita da olio all'origano e polvere di pomodoro disidratato. In accompagnamento, la vibrante bollicina dell'Happy: Selvaggio ancestrale Lambrusco di Sorbara di Venti Venti.

Millefoglie di patata. La celebrazione del calore casalingo ha raggiunto l'apice nobilitando il classico contorno della domenica italiana attraverso una struttura croccante, impreziosita da un'intensa riduzione di estratto di patata e timo. Nel calice, l'Aulente (Chardonnay e Sauvignon Blanc) di San Patrignano, nato dalla fatica rigeneratrice dei ragazzi della comunità e servito per sostenere la rinascita di un'altra comunità dall'altra parte dell'equatore.

Asparago, cioccolato e menta. Un contrasto fresco e destrutturante purificato in chiusura dal gel di camomilla. A suggellare questo ponte ideale verso l'Africa non è stato scelto un passito, bensì il Bissap Mocktail a base di cordiale di ibisco africano e menta. Un sorso capace di riportare il palato e il cuore proprio lì: a Kinshasa, a Kingasani e a Kikwit.

E proprio in quelle terre africane i frutti di questa straordinaria serata modenese sono già germogliati, svelando il finale a sorpresa dell'evento, un vero e proprio Tsunami solidale. Se la tavola ha nutrito lo spirito e il palato, l'esito reale della raccolta fondi ha superato ogni più rosea aspettativa. Inizialmente, l'obiettivo economico era chiaro e misurabile: raccogliere circa 20.000 euro netti per finanziare l'acquisto di un singolo ecografo (preventivato a 18.000 euro) destinato all'ospedale Libota Lisantu. Tuttavia, durante i mesi di preparazione, l'entusiasmo ha innescato un percorso incredibile, supportato anche da donazioni cruciali effettuate nel nome della Dott.ssa Vera Nalin e dall'aiuto tecnico della Dott.ssa Rachele Battista (Direttrice dello screening mammografico dell'AUSL di Modena).

Si sono aperte porte che sembravano invalicabili: un'azienda, colpita dalla bontà del progetto, ha proposto a Moninga tre ecografi usati, in condizioni operative eccellenti, per un totale di soli 10.000 euro. A questa eccezionale opportunità si è aggiunto il grande cuore della Clinica Fanfani di Firenze, che ha donato a titolo completamente gratuito un quarto macchinario.
Da uno, obiettivo minimo, si è passati a ben quattro ecografi
Due di questi andranno a potenziare i reparti dell'Ospedale Libota Lisantu di Kinshasa, uno raggiungerà l'Ospedale di Kingasani e l'ultimo sarà destinato all'Ospedale di Kikwit. La teoria si è già fatta pratica: proprio alla vigilia della cena, questi preziosi strumenti salvavita sono stati imbarcati in un container diretto nella Repubblica Democratica del Congo.

Considerando poi, che l'utile netto finale generato dalla cena si aggira attorno ai 18.000 euro, i fondi non solo copriranno interamente l'investimento per i quattro ecografi, ma consentiranno a Moninga di guardare oltre, aggiungendo un nuovo, ambizioso traguardo alla propria missione: l'acquisto di un apparecchio radiografico (RX) dal valore di circa 15.000 euro. Un autentico trionfo della solidarietà, dove l'alta cucina si è fatta, letteralmente, veicolo di salvezza.