Marcello Trentini: il Mago Rabin

È una cuisine-valise sul punto di scoppiare, quella che Marcello Trentini stipa di contrasti ai piedi della Mole Antonelliana. Immediata, colorata, scalpitante. Immancabile corollario di un viaggio a tutta velocità dentro il sapore.

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La Storia

Il pescecarne del Mago Rabin

I francesi parlano di mot-valise, i nostri linguisti, dottamente, di neologismo crastico: succede quando due espressioni si fondono al calore di un’urgenza ed esce fuori qualcosa di nuovo. Un “pescecarne”, per citare il titolo del fortunato libro della casa, entità fantastica perennemente affamata di confini. Dal 2003 solca le acque tempestose del Mago Rabin, tavola gourmet che bagna il centro di Torino, la pinna tesa e scintillante fuori dal grigio cemento metropolitano.

Foto Maurizio Briatta

La lenza per pescarlo ce l’ha in mano lui, Marcello Trentini, cuoco eccentrico ben oltre la stramberia di un look e di una mimica pensati apposta per stupire. Unica toque rastafariana dell’Olimpo Michelin, le espressioni e la gestualità smaccate di una caricatura, sprizza lo stesso voltaggio e la freschezza citrina che elettrizzano anche la sua cucina. Dotata di quella spontaneità che solo gli autodidatti sanno sguinzagliare fra le casseruole.

Rape e salsiccia – foto Bob Noto

Marcello infatti non ha calcato i banchi dell’alberghiero, preferendo loro il cavalletto e la tavolozza del liceo artistico. Anche se l’hobby della cucina l’ha coltivato fin da bambino, sempre più ingordo e ossessivo, al punto cha ha finito per cannibalizzare anche il pennello, intinto nelle maionesi variopinte piuttosto che nell’acrilico di scuola. “La mia passione erano i fumetti, anche nelle declinazioni alte in stile Pop art. Sono andato alle mostre di Basquiat quando ancora non se lo filava nessuno; e ho seguito Clemente fin da tempi non sospetti”.

Rocher di foie gras – foto Bob Noto

Passato per il morso di innumerevoli esperienze presso esercizi senza troppe pretese, con le ginocchia spesso e volentieri infilate sotto tavole eccellenti, Marcello ha sfogato quella vena pop dritta in cucina, spalmandola sul piatto a pennellate generose. Satura, anzi iper-satura di vita; per niente snob, anzi pronta a impregnarsi di qualsiasi contaminazione. La sua è una cucina eccentrica nell’aggirare accuratamente il baricentro, bifocale e talvolta trifocale nell’ambiguità svagata che la pervade e che la svia.

Piccola pasticceria – foto bob Noto

Pesce e carne, dicevamo. Ma anche alto e basso, nord e sud, oriente e occidente. Dove a finire nelle ganasce dei contrasti non è certo il gusto, sempre gagliardo e squillante. Né l’integrità degli ingredienti, giustapposti senza infingimenti o manipolazioni. Mentre l’acidità sembra limare le contraddizioni, corrodendo le superfici di separazione con la causticità della sua verve solare. Acetica o agrumata, sempre e comunque fluo.

 

 

 

I Piatti

 

Il cucchiaio: porri, patate mandorle, caffè e tartufo bianco – foto Bob Noto

Vediamolo allora, cosa mette nel piatto di Torino il Mago Rabin, spauracchio uso a terrorizzare i bimbi inappetenti, oggi assillo dei neofobi sabaudi in una città che ha poggiato ormai da tempo la forchetta. Il simbolo del locale è il sole, big bang di tonalità incandescenti tratteggiato da Marcello; un Mediterraneo vagheggiato dalle trincee nordiste, mitico e chiaroscurato. La stessa nostalgia che serpeggia in tanti classici locali, dove l’acciuga compie il suo celebre salto in mezzo ai monti.

Capunet di tonno – foto Bob Noto

Ecco allora l’oyster steak tartare, dove la timida acciuga sciolta sopra la battuta di carne cruda è rimpiazzata dall’irruenta ostrica cruda con una nappata erotica di crème fraîche al lime, o il foie gras tonnato, citazione della massima icona sabauda che interpola il torchon transalpino con la solarità del tonno rosso in carpaccio, più una grattata di scorza di limone a fare da ponte. Mentre la lingua cotta al vapore fino alla massima sofficità e tostata al burro di cacao, per cauterizzare la superficie senza intrusioni gustative a mo’ di foie gras, è rinfrescata dal coulis di mandarino, contrastata dal gambero rosso e speziata da una cascata di germogli di porro in sostituzione di aglio e peperoncino.

Capasanta, gel di patanegra, castagne e tartufo nero – foto Bob Noto

E ancora il black cod sul canovaccio piemontese del baccalà al pomodoro con pomodori verdi alla calabrese, sottosale, sottaceto e sottolio, spinto dalla polvere di pane nero e dalla tapenade di capperi di Pantelleria e olive taggiasche; la castellana di capesante con polvere di pane al prosciutto crudo disidratato, purea di mela verde e tartufo nero o le animelle di sanato, bollite e spadellate, scelte alla Bottega del Quinto Quarto a Porta Palazzo e servite con vichyssoise e caviale affumicato.

Made in Italy – foto Bob Noto

Più discreti gli spaghetti con pane, burro e acciughe, che interpolano il classico burro con le acciughe dei crostini del nord con la mollica siciliana, rimpallando il pingpong fra latitudini diverse.

Foto Luca Appiotti

L’altra metà del Mago, Simona, gira la sua fede nuziale attorno alle bottiglie di cantina: è sua la carta dei vini, con tanta Francia e altrettante icone italiane, dai supertuscan ai Barolo d’ordinanza.

 

 

Indirizzo

 

Ristorante Magorabin

c.so S. Maurizio 61/b – 10124 Torino

Tel: +39 011 8126808

Mail: Magorabin@libero.it

Il sito web del ristorante magorabin

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