Like Mike: la nuova trattoria gourmet di Lucio Giordano e Luigi Salomone a Miami

L’accoppiata di Re Santi e Leoni ha attraversato l’oceano per portare in Florida la cucina della Costiera Amalfitana. Si chiama Like Mike ed è una trattoria evoluta, dove gustare i sapori campani in chiave moderna e in un ambiente elegante.

0
84
La notizia

La Costiera Amalfitana e la Penisola Sorrentina sono una delle aree a maggiore densità di stelle Michelin, in Italia e non solo. Segno che se il paesaggio mozzafiato attira turisti da tutto il mondo, questi poi non disdegnano di accomodarsi a tavola per gustare ingredienti e piatti tipici, anche ad altissimo livello. Ora la nostalgia li va a stanare oltreoceano, apparecchiando le emozioni delle vacanze a un passo da casa.

Se Don Alfonso ha aperto una succursale a Saint Louis, Lucio Giordano, patron di Re Santi e Leoni a Nola, sbarca a Miami per aprire Like Mike, ristorante dedicato a un amico scomparso, ubicato nel quartiere chic di Coconut Grove.

Lucio Giordano è un imprenditore campano, che ha all’attivo un gruppo di ristoranti giapponesi chiamato Misaki in Campania.Viaggiando molto all’estero, mi sono appassionato a cucine internazionali e, in particolar modo, per quella giapponese. Per questo sono partito da li. Dopo poco ho maturato il desiderio di investire in un’altra attività ristorativa e, dopo aver conosciuto uno chef giovane e talentuoso come Luigi Salomone (che stava lasciando Piazzetta Milù) ho deciso di aprire Re Santi e Leoni, con dedica ai miei tre figli. Dopo pochi mesi, già nel 2020, è arrivata la stella”.

Lucio Giordano
La sala di Like Mike

L’appetito vien mangiando ed ecco Lucio Giordano in questa nuova avventura. “Se a Nola avevo dato a Luigi carta bianca, a Miami gli ho chiesto di supportarmi per ideare un menu campano, con cucina tradizionale della Costiera Amalfitana. Per me l’America è sempre stata un sogno: New York, la Florida e la California. Quando il mio amico Mike è mancato, ho sentito il bisogno di perseguire fino in fondo i miei sogni, nonostante i rischi di un investimento a distanza”. La città è in forte espansione e in turbinosa trasformazione: il laissez-faire praticato in epoca covid ha attirato un cospicuo flusso di nuovi abitanti altospendenti, in fuga dai lockdown e segnatamente da New York. Abituati a un’offerta gastronomica diversificata ed eccellente, hanno creato un nuovo mercato, che l’offerta sta cercando di soddisfare. Poi ci sono la comunità italiana e quella più vasta di chi ama l’Italia.

 

La cucina li segue con un repertorio di piatti tradizionali: gli spaghetti con le vongole, la pasta alla Nerano, gli gnocchi alla sorrentina, pasta patate e provola, il ragù napoletano, la pasta alla Mike con cinque tipi di pomodoro, basilico e pecorinoPoi c’è qualche signature dello chef, importato dall’Italia. “Sto viaggiando molto”, racconta Salomone. “Ho iniziato con una ricognizione di fornitori, prodotti e clienti, poi salgo in aereo per cambiare il menu. Qui ho trovato di tutto: la pasta di Gragnano, il riso Acquerello, i pomodori San Marzano… Diversi prodotti li facciamo arrivare direttamente dall’Italia. Discorso a parte per il pesce locale, che essendo oceanico è meno sapido del nostro, quindi va spinto con un sale bilanciato. Facciamo qualcosa di simile con certe verdure, per esempio le zucchine della Nerano, intensificate da un brodo di zucchina al basilico. Nel senso che dove non arriva la materia, interviene la tecnica attraverso estratti e marinature. La tradizione deve essere perfetta, anche a costo di qualche piccolo trucco. La carne no, qui è superiore alla nostra grazie all’allevamento estensivo nei pascoli. Rende speciale il nostro ragù, preparato con 5 tagli e 16 ore di cottura”.

 

Poi ci sono i piatti come la cacio e pepe, presente tanto nella ricetta classica romana, richiestissima nel menu semplificato del pranzo, quanto con tartare di tonno rosso, polvere di alghe e limone a sgrassare. E ancora un’idea di parmigiana, a forma di Vesuvio, la zuppa di pesce in crosta di pizza, la quasi delizia al limone… Anche l’aperitivo è all’italiana, con 5 o 6 sfiziosità, dalla bruschettina alla burrata, dalla pizza fritta al fiore di zucca ripieno.

“Sono persuaso che la materia sia l’arma vincente della cucina italiana. Quindi un prodotto toccato il meno possibile, piatti salutari e freschi, senza la tentazione di strafare. Voglio trasmettere le stesse sensazioni di quando mangi in Italia: è la mia cucina di casa, ma fatta a Miami”. A completare il quadro della trattoria gourmet sono l’ambiente elegante, con decorazioni artigianali di Positano e Vietri sparse nell’ambiente minimal, la cantina in larga parte campana e i prezzi amichevoli, con uno scontrino medio sui 70 dollari.

La gestione quotidiana della cucina del ristorante è affidata ad un resident chef che contribuisce a completare e coniugare il palato campano con la conoscenza del territorio e dei suoi giacimenti. E i primi mesi sono già stati un successo, con i 25 coperti interni e i 35 esterni spesso in sold out. “Gli Stati Uniti ti danno molti stimoli. Per questo non escludo di poter procedere a nuove aperture, anche se ogni location è una storia a sé e comporta molta attenzione e cura dei dettagli”, confida fiducioso Lucio Giordano.

Foto di Rene Hernandez