50 Best Restaurants 2022, è record per l’Italia: mai visti così tanti premi

Sei grandi ristoranti, di cui 2 nella top 10, sono riusciti a farsi largo tra i primi 50 nell’orbita della classifica più prestigiosa del mondo. Cosa c’è dietro il trionfo dell’Italia e come vanno letti i risultati di quest’anno? Risponde Paolo Vizzari.

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La notizia

Dodicesimo classificato e migliore New Entry di quest’anno… Il mio amico Mauro!”

Non si trattiene nemmeno Massimo Bottura, quando l’hollywoodiano maestro di cerimonia Stanley Tucci lo chiama a sé sul palco per consegnare il premio alla miglior novità della lista 2022. Un po’ come per l’indimenticabile Oscar urlato da Sophia Loren a Roberto Benigni, anche in questo caso il destino vuole che un momento di gloria mondiale si trasformi in un affare d’amicizia e Tricolore. Mauro Uliassi è stordito, si alza in piedi per sorridere a favore di camera e quasi si dimentica di raggiungere il front stage per le foto di rito.

Era dal ritorno alla vittoria di Bottura stesso in terra basca, nel giugno 2018, e la conseguente ascesa dell’Osteria Francescana nel novero dei Best of Best (l’albo d’oro delle leggende non più eleggibili), che l’Italia non aveva tanti motivi per festeggiare alla World’s 50 Best Restaurants come quest’anno.

Già prima della cerimonia all’Old Billingsgate di Londra bastava scorrere la lista dei premiati dalla 51sima alla 100sima posizione per rendersi conto dell’assenza di italiani e dedurre che tutti e 6 i nostri grandi ristoranti nell’orbita della classifica più prestigiosa del mondo erano riusciti a farsi largo tra i primi 50 (qui tutti i premiati). Quello che sembrava un buon risultato, comincia però ad assumere le tinte del trionfo quando arrivati alla posizione numero 30, nessuno di loro è stato ancora chiamato.

Foto di Benedetta Bassanelli

Il primo a far gridare l’Italia è Norbert Niederkofler con il suo St. Hubertus, salito alla 29 dopo aver mancato di un soffio l’ingresso l’anno scorso (era 54°, vicino a Uliassi che occupava la 52). Ancora dieci scalini e tocca al Piazza Duomo di Enrico Crippa, ma siamo alla 19 e questo significa che i locali italiani tra i primi 20, a partire da lui, sono addirittura 5.

Crediti Marina Spironetti

Il Reale di Niko Romito viene chiamato come 15°, doppiando quasi la performance passata (era alla 29), mentre Le Calandre di Massimiliano Alajmo balza dalla 26 alla 10 e si iscrive a pieno diritto nel club più nobile della gastronomia mondiale.

Crediti Andrea Straccini

L’ultima gioia ce la regala Riccardo Camanini del Lido 84, che prolunga la propria personale cavalcata partita nel 2019 con la posizione numero 78 e il premio One to Watch, proseguita nel 2021 con il 15° scalino e il riconoscimento per la Highest New Entry (lo stesso vinto quest’anno da Uliassi), e culminata nella sera di Londra con un ottavo posto che ribadisce la sua cittadinanza nel gotha dell’alta cucina.

Sarebbe una serata a tinte danesi perché a portarsi a casa il primo posto è il Geranium di Copenaghen dello chef Rasmus Kofoed (dove peraltro spicca una folta pattuglia di italiani tra sala e cucina, capitanati dall’assistant manager salentino Mattia Spedicato), ma il risultato complessivo italiano è talmente forte e inaspettato da coprire in parte quella che invece era per molti versi una vittoria annunciata, dopo la doppietta biancorossa dell’anno scorso con il Geranium a inseguire il Noma.

Crediti Claes Bech Poulsen

Un medagliere che ci premia nell’edizione del ritorno a una parvenza di normalità, dopo la pandemia e il temporaneo collasso di un sistema ristorativo basato sui viaggi e sugli intrecci di destinazioni, più che sul turismo di prossimità cui ci ha costretti il Covid. Il mondo ricomincia a viaggiare e incorona l’Italia come una nazione non soltanto vocata al buon cibo, ma anche e in particolare a quello d’autore, il fine dining che troppo spesso confondiamo con un antagonista delle trattorie quando in realtà ne è la moderna evoluzione.

Sedano rapa con uova di merluzzo affumicato e crema fermentata con caviale- piatto di Rasmus Kofoed- Crediti Claes Bech Poulsen

Un risultato clamoroso e importante quanto le vittorie passate della Francescana, ma con un coefficiente molto diverso. Nel caso di Bottura ci trovavamo a sventolare il Tricolore per una performance individuale pazzesca e incontenibile, il trionfo solitario di un fuoriclasse in anni nei quali era difficile definirci un sistema. Oggi invece è come se a livello planetario si riconoscesse l’autorevolezza raggiunta dalla Nuova Cucina Italiana, capace di far convivere maestri con sfumature così diverse sotto un’unica bandiera identitaria.

Spaghettini, ricci di mare, cardamomo nero- piatto di Riccardo Camanini- Crediti Lido Vannucchi
Foglia di broccolo e anice- piatto di Niko Romito
Seppie crude, pomodoro verde, polline, olive nere -piatto di Mauro Uliassi- crediti Lido Vannucchi

Il medesimo messaggio passa dalla voce emozionata di Eleonora Cozzella, testa del comitato italiano della 50 Best cui in passato io stesso non avevo mancato di contestare alcune scelte proprio sulle pagine di Reporter Gourmet, che quest’anno si gode invece le meritate congratulazioni e si prende una rivincita paziente.

Una quindicina d’anni fa nasceva senza far rumore la Nuova Cucina Italiana, in un incontro non concordato tra grandi cuochi che avevano un istinto in comune. Oggi è un primo vero punto d’arrivo per quei ragazzi cresciuti cambiando le regole della nostra cucina”Dice Cozzella cercando di scansare i dispetti bonari di Massimo Bottura nella festa generale. “Il fatto che tutti e sei i nostri cuochi nella 50 Best siano nel pieno della maturità non deve far pensare a una mancanza di ricambio. Sono campioni all’apice di un ciclo che raccolgono quanto hanno seminato lungo venti o più anni di sacrifici”.

Ristorante Uliassi

Qualcuno, infatti, prova a mettere la pulce nella gioia facendo notare che a lato del successo nella parte alta della classifica, l’Italia manca completamente nella lista 51-100 che in un certo senso anticipa i protagonisti di domani. Ma è un’assenza che va guardata nella prospettiva del sistema di voto, che consente agli oltre 1000 votanti sparsi per il pianeta di esprimere solo un massimo di 7 preferenze su 10 nella propria area geografica. Que sto significa che l’Italia “paga” l’exploit eccellente saturando le possibilità di lanciare molti altri nomi nuovi, almeno nell’immediato. Un problema? Detto tra noi, suona un po’ come lamentarsi fino alle lacrime perché il caviale è troppo nero. Per una volta sarebbe meglio pensar solo a festeggiare ed essere orgogliosi come per le più belle vittorie della nazionale.

Mamma mia, che Italia!