Il Green Pass è legge: Santini, Cerea, Vissani. Cosa ne pensano i campioni italiani della sala?

Per tutti la speranza è quella di evitare ulteriori chiusure, con un certo disagio nell’indossare i panni impropri dei controllori. Tant’è che molti si stanno già organizzando per accogliere la clientela renitente all’esterno in modo stabile. Ma cosa ne pensano i grandi maestri della sala?

0
236
La Notizia

Ci siamo: il green pass è legge. Dal 6 agosto chiunque voglia accomodarsi all’interno di un ristorante dovrà esibire il famoso certificato verde, che attesta l’avvenuta vaccinazione o il recente tampone negativo. Le controversie, tuttavia, non mancano: i ristoratori lamentano che si vada in questo modo a falcidiare il bacino di utenza di settori già pesantemente colpiti dalle chiusure, senza prevedere indennizzi, e avanzano previsioni monstre sul calo del giro di affari (la stima di Confesercenti parla di un miliardo e mezzo di euro, di cui 300 milioni a carico di bar e ristoranti).

Famiglia Cerea

Inoltre, nessun obbligo è al momento previsto per il personale stesso dei locali, configurando una contraddizione flagrante. Il doppio controllo del codice QR e del documento di identità rischia infine di risultare farraginoso, odioso e financo irrealistico. Mentre l’efficacia del provvedimento appare ancora da provare: potrà essere misurata in autunno, tracciando un parallelo con quei paesi, come la Germania, che hanno scelto di percorrere altre strade.

Nadia Santini

Ma quali sono gli umori dei campioni della sala italiana? La speranza è quella di evitare ulteriori chiusure, con un certo disagio nell’indossare i panni impropri dei controllori. E c’è chi si sta già organizzando per accogliere i clienti renitenti all’esterno in modo stabile.

Rossella Cerea

Molti vivono l’applicazione del green pass come un obbligo a vaccinarsi. In realtà io credo sia un giusto provvedimento per evitare nuove chiusure e permettere a tutti noi di avere una vita il più vicino possibile alla normalità. Dal punto di vista operativo, le ragazze che si occupano dell’accoglienza dei clienti, oltre a chiedere il nominativo, controlleranno anche il pass. Ma ci stiamo preparando per accogliere stabilmente anche all’esterno, con lampade scaldanti e coperte calde per le serate più fredde”.

Antonio Santini

D’impatto non sono sfavorevole. Trovo che si possa fare. L’unico problema è capire come verrà applicato, nel senso che la FIPE sostiene che non siamo autorizzati a compiere controlli. Potrebbero esserci delle resistenze. Ma cercheremo la formula per realizzare questo controllo. Si troverà la soluzione migliore. Di certo se è un sistema per evitare ulteriori chiusure, va bene, perché sarebbero insostenibili per il comparto. Adesso chiuderemo un paio di settimane, ma stiamo lavorando bene, siamo sempre completi. I tavoli sono ancora più distanziati e in campagna abbiamo il vantaggio di grandi spazi”.

Luca Vissani

“Il provvedimento non si può dire che non sia corretto, se crea sicurezza. Arriva però a un mese dall’apertura e a ridosso delle vacanze, dopo mesi di calma piatta, con qualche segnale di ripresa nelle città, non nei nostri splendidi borghi, dove un ristorante genera indotto. E devo dire che stiamo ricevendo molte disdette, non solo da parte di ventenni e trentenni, ma anche di dottori, insegnanti, persone di tutte le età che sono restie a vaccinarsi. Avevamo anche diverse prenotazioni dall’estero, che sono venute meno perché sono state scelte altre mete, in quanto magari i genitori sono vaccinati e i figli no”.

“Da novembre l’Umbria è stata zona arancione, siamo ripartiti a giugno, abbiamo investito anche mentalmente e compiuto cambiamenti importanti, la sala di benvenuto, il distanziamento dei tavoli, ridotti della metà con un occhio di riguardo per l’ecosostenibilità. Inoltre, esistono apparecchiature per sanificare che in America sono già certificate, brevettate NASA. Sono montate in tutto il ristorante, allora perché dovremmo aspettare il green pass? L’uso risulta un po’ improprio, ricadendo sui soliti noti”.

 

“Noi siamo praticamente tutti vaccinati per scelta. Abbiamo usato questi mesi per stare vicino ai nostri dipendenti, avendo ricevuto appena il 5% delle perdite, che sono superiori al milione considerate le utenze, perfino aumentate. Siamo positivi, ma abbiamo bisogno di aiuto. Inevitabilmente cercheremo di tenere tavoli esterni per i clienti senza certificato, mi sto organizzando, purtroppo, compatibilmente con le condizioni esterne del lago, anche se non è usuale a certi livelli. Mi sono arrivate molte richieste in questo senso: noi non faremo mai il green pass, se non allestite tavoli esterni non torneremo mai più. Forse è arrivato il momento di cambiare approccio e iniziare a convivere col virus, uscendo dalla logica dell’emergenza”.