Io apro, i ristoranti non si arrendono: parte il ricorso al Tar del Lazio per chiedere la sospensione dell’ultimo DPCM

Il Comitato Tutela Ristoranti Bologna, che riunisce 140 esercenti ha incaricato l’avvocato Massimiliano Bacillieri di promuovere un ricorso al Tar del Lazio, chiedendo la sospensione dell’ultimo DPCM.

0
178
La Notizia

Si moltiplicano le azioni dei ristoratori per sbloccare il lockdown di fatto, che colpisce il comparto più di qualsiasi altro: dopo “Io Apro”, con la disobbedienza civile che prosegue da parte di centinaia di esercenti, è il momento di una mossa tutta giuridica. A promuoverla è il Comitato Tutela Ristoranti Bologna, che riunisce 140 esercenti: ha incaricato l’avvocato Massimiliano Bacillieri di promuovere un ricorso al Tar del Lazio, chiedendo la sospensione dell’ultimo DPCM. L’atto verrà depositato oggi, poi occorrerà attendere ancora qualche giorno per la fissazione dell’udienza.

“In Italia qualcuno è andato al Tar, ma su decisioni regionali; nel caso di questioni nazionali, ci sono stati solo ricorsi individuali e non organizzati. Mentre qui sono coinvolte centinaia di attività. Il fatto che il Tar di diverse regioni abbia già accolto i ricorsi sulla scuola rappresenta comunque un viatico, che ci fa ben sperare”, dice il legale.

Il principale argomento giuridico sollevato è la discriminazione rispetto ad altre attività, visto che nel commercio, soprattutto nelle zone arancioni, sono colpite in pratica solo le attività di somministrazione. Poi la discriminazione all’interno della categoria, visto che non tutti hanno ricevuto i cosiddetti ristori. Infine si chiede il risarcimento del danno, visto che la chiusura è stata disposta in assenza di evidenze giuridiche, di fatto senza una motivazione reale, in base alla mera possibilità che al ristorante possa svolgersi un contagio, che continua ad avvenire altrove. 

Sono ormai diverse le ricerche che provano come le probabilità di contagio nei ristoranti che osservano i protocolli di distanziamento siano minime. “Ma pensiamo anche alle mense nelle fabbriche, dove continuano ad accalcarsi centinaia di lavoratori, o agli autogrill. Eppure solo i ristoranti sono chiusi. Lo stesso governo ha spiegato questa mossa come un tentativo di dissuadere le persone dal compiere certe azioni, ma in questo modo è andato a colpire determinate categorie. Non solo ha chiuso le attività, non ha neppure compensato le perdite. Perché imponendo la chiusura totale, occorre rimborsare integralmente il fatturato perso. Nel caso di chiusura parziale, diventa più complicato a causa della crisi del pranzo al di fuori delle grandi città”. 

“Personalmente non giudico le altre mobilitazioni in corso, ma non ho consigliato a nessuno di contravvenire alle norme. Vogliamo essere ligi: Bologna è la città del cibo per antonomasia, abbiamo voglia di capire esattamente quali sono le regole da seguire. Se il nostro ricorso verrà accolto, tuttavia, ci saranno vantaggi anche per chi ha seguito altre strade: se l’efficacia del provvedimento verrà sospesa, e io vado per la cancellazione, automaticamente perderà efficacia la multa, che è stata comminata in base ad esso”. Massacrateci di controlli ma fateci lavorare, insomma, è la richiesta dei ristoratori.