Ristoranti a gennaio: slittano le riaperture in tutta Europa e Regno Unito, ecco la situazione delle principali nazioni

Non c’è tregua per la ristorazione. Si delinea sempre più come una strategia europea, quella di combattere la pandemia procedendo a chiusure mirate, che colpiscono innanzitutto la ristorazione. Così come è condiviso lo spostamento perennemente in avanti delle riaperture e del ritorno alla normalità.

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La Notizia

Si delinea sempre più come una strategia europea, quella di combattere la pandemia procedendo a chiusure mirate, che colpiscono innanzitutto la ristorazione. Così come è condiviso lo spostamento perennemente in avanti delle riaperture e del ritorno alla normalità, visto che persistendo la stagione fredda, i contagi e la letalità non accennano a calare. È ormai chiaro che, a dispetto delle speranze suscitate dal vaccino, i prossimi mesi saranno “molto complicati”, per dirla col virologo tedesco Christian Drosten. Solo in estate si comincerà probabilmente a vedere la luce. Per il momento il lockdown viene protratto, addirittura inasprito o nei casi migliori debolmente mitigato.

L’Austria, per esempio. Non certo la nazione più colpita del mondo, eppure l’aspettativa era tutta per numeri friendly, che avrebbero consentito di allentare la presa il 18 gennaio. Invece il blocco si protrarrà per tutti come minimo fino al 24 gennaio, anche se l’opposizione non ne vuole sapere e denuncia le carenze dell’esecutivo, sotto il profilo democratico e sanitario. Ma per la ristorazione austriaca allo stato non è chiaro, se e a che condizioni potrà riprendere il suo esercizio.

In Germania la curva non dà tregua. La fine delle misure restrittive, originariamente calendarizzata per il 10 gennaio, è slittata al 31 gennaio, con la chiusura totale di bar e ristoranti. Ma l’aspettativa è quella di tempi duri almeno fino a Pasqua.

Se Berlino piange, Parigi non ride. Anche qui i numeri non danno tregua: la riapertura di cinema e sale di concerto per il 7 gennaio è stata rinviata, come avverrà probabilmente per i ristoranti, il cui coup de feu era previsto per il 20. Come aveva puntualizzato a suo tempo Emmanuel Macron, la soglia per la gastronomia sarebbe stata di 5000 contagi, ma in questi giorni si supera stabilmente il doppio. Tanto che fonti governative prospettano parecchie settimane di ulteriore chiusura, accompagnate da misure di sostegno, nonostante gli effetti delle festività natalizie non siano ancora manifesti. Ma i ristoratori protestano, chiedendo maggiore chiarezza nelle scelte, in modo da avere il tempo necessario per organizzarsi.

Il triste record dei casi spetta tuttavia alla Gran Bretagna, nonostante la corsa delle vaccinazioni: qui la riapertura dei ristoranti non è neppure in discussione, si parla anzi di un nuovo lockdown protratto fino in primavera.

Per quanto riguarda la Spagna, infine, sono già diverse le comunità autonome che hanno annunciato nuove misure restrittive: si tratta di Aragona, Estremadura, Comunità Valenciana e Baleari, mentre Castiglia e León sta premendo per un lockdown totale. In Aragona è scattato il livello 3, con occupazione massima del 30% degli spazi interni e del 50% dei dehors e distanziamento minimo di 1,5 metri. Nella Comunità Valenciana la chiusura scatterà alle 17, con coprifuoco alle 22. In Estremadura dal 6 gennaio è scattata una settimana di chiusura completa degli esercizi commerciali nei comuni oltre i 50mila abitanti. In Catalogna è stata disposta la chiusura di tutti gli esercizi non essenziali per il fine settimana. Nessuna variazione per la ristorazione, con occupazione al 30% degli spazi interni e al 100% degli esterni, divieto di consumare al bancone, limite massimo di quattro commensali per tavolo e distanza minima di 2 metri. Orario di servizio, compreso asporto e delivery: 7,30-9,30 e 13-15,30. Mentre a Mallorca dal 29 dicembre i ristoranti chiudono alle 18.