La rivolta dei pastori sardi, migliaia di litri di latte dispersi in strada per protesta

In Sardegna è partita una protesta che ha del clamoroso: migliaia di litri di latte versati per strada dai pastori per protesta a causa del prezzo troppo basso pagato per il conferimento del loro latte.

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La Notizia

La clamorosa protesta dei pastori sardi

Migliaia di litri di latte ovino buttati, è la protesta clamorosa dei pastori sardi per il perdurare di una situazione di pesante crisi del comparto ovi-caprino.

Il motivo è, da sempre, il “prezzo del latte” ossia il prezzo che viene pagato ai pastori da parte delle aziende trasformatrici, industrie o cooperative.

Negli ultimi anni il prezzo del latte è variato da 1 euro a 50/60 centesimi al litro circa, con conseguenze molto pesanti per le aziende agropastorali. Le aziende infatti non sono quelle di 50 anni fa: al giorno d’oggi sono tutte moderne, meccanizzate (a cominciare dalla mungitura), con costi gestionali importanti, anche per la burocrazia, e maggiori spese a cui far fronte (due su tutte le integrazioni alimentari e i moderni ovili per il bestiame, che non è più brado come una volta). È chiaro che una forbice di quasi 50 centesimi a litro manda in crisi l’azienda, il cui unico sostentamento è la produzione di latte ovino.

Molti pastori sono concordi nell’affermare che il giusto prezzo da pagare da parte delle aziende sarebbe un euro a litro, e che al di sotto viene venduto sottocosto con conseguente loro indebitamento per far fronte alla gestione ordinaria dell’impresa.

Fonte fotografia www.lastampa.it
Fonte fotografia www.lastampa.it

Gli echi della clamorosa protesta si sono visti e sentiti anche sui social, dove su Facebook dilagano video che mostrano pastori mentre sversano centinaia di litri di latte nelle loro aziende; ci sono state anche azioni pubbliche eclatanti come quella sulla statale 131 dove il latte di un’autobotte è stato riversato sulla strada all’altezza del nuraghe Losa dai manifestanti.

“Il disagio è forte, chi ce lo fa fare, dicevo con i miei fratelli (Azienda Fratelli Cuscusa N.d.R.), alla fine il mio lavoro non mi è riconosciuto, e mi scontro con il prezzo del formaggio industriale che è basso. La soluzione non può essere solo politica, o industriale o sindacale, bisogna sensibilizzare i consumatori innanzitutto, sono abituati a spendere troppo poco. Ma sono sicuro che spenderebbero di più per i nostri prodotti, con un prezzo giusto, solidale e dignitoso. Mi piange vedere il latte buttato ma non ne possiamo più, c’è disperazione”. Questo il punto di vista di Michele Cuscusa, pastore e conferitore di latte che oltre all’azienda agricola adibita a pascolo e altre attività, autoproduce pecorino biologico nel suo mini caseificio a Gonnostramatza.

Fonte fotografia di copertina www.lastampa.it