Un prodotto “senza rimpianti”, capace di unire piacere e leggerezza. Come ha raccontato lo stesso pilota, «concedersi un gelato nel mio stile di vita non è sempre facile, per questo ho voluto un gelato buono e leggero allo stesso tempo, per potermi lasciar tentare un po’ più spesso».
L’Italia è piena di arte, bellezza, buon cibo e buon vino, ma anche ricca di storie imprenditoriali che vale la pena raccontare per il loro coraggio e la capacità di buttare il cuore oltre l’ostacolo. Tra queste c’è sicuramente quella di due amici torinesi, un economista e un enologo, che vent’anni fa decisero di riportare in auge il gelato artigianale, quello fatto “come una volta”. Federico Grom, con la sua visione imprenditoriale, e Guido Martinetti, con la sensibilità di chi aveva studiato in vigna e cantina, aprirono infatti nel 2003 a Torino la prima gelateria Grom. Da lì riuscirono a costruire un marchio che in pochi anni sarebbe diventato sinonimo di qualità e italianità, capace di arrivare in oltre quindici Paesi, con ricette semplici e alcune materie prime della loro azienda agricola Mura Mura, a Costigliole d’Asti, dove si coltiva la frutta destinata ai loro prodotti.

Oggi, quello stesso spirito pionieristico hanno deciso di rimetterlo in pista (è il caso di dirlo), torna con LEC un progetto in cui sono coinvolti anche Charles Leclerc – pilota Ferrari, ma anche grande appassionato di gelato – e Nicolas Todt, manager e imprenditore. Insieme hanno lanciato un nuovo marchio, che promette un gelato buono, cremoso, ma con ridotte calorie, zuccheri e grassi rispetto alla media. L’idea è nata proprio da un pranzo con Charles Leclerc, che da atleta confessava spesso di amare il gelato, ma di viverlo come concessione complicata, quasi colpevole. È lì che ha cominciato a prendere forma l’idea di creare un prodotto “senza rimpianti”, capace di unire piacere e leggerezza. Come ha raccontato lo stesso pilota, «concedersi un gelato nel mio stile di vita non è sempre facile, per questo ho voluto un gelato buono e leggero allo stesso tempo, per potermi lasciar tentare un po’ più spesso».

Insomma, di necessità, virtù. E senza dubbio anche una scelta vincente, se guardiamo al mercato e alle sue oscillazioni. Il comparto del gelato confezionato in Italia vale oltre 2 miliardi di euro, con una crescita trainata non solo dalla stagionalità, ma anche da nuovi stili di consumo. Vero che l’estate resta il momento principale per concedersi un dolce al profumo di fresco, ma il gelato è sempre più vissuto come snack quotidiano, merenda per bambini e adulti o alternativa al classico dessert. A trainare le vendite sono proprio le linee premium e quelle a ridotto contenuto calorico, che parlano a un pubblico attento agli stili di vita. L’Italia si conferma in questo hub d’innovazione: dalle gelaterie artigianali in costante fermento fino alle multinazionali, la competizione si gioca sulla capacità di conciliare gusto, benessere e sostenibilità.

E questo, se andiamo a sbirciare sul carrello della spesa nel nostro paese, conferma quanto detto anche sul gelato: gli italiani infatti chiedono sempre più spesso cibi che siano alleati per un’alimentazione equilibrata. Sette su dieci leggono con regolarità le etichette nutrizionali, e nei primi sei mesi del 2025 la spesa nella grande distribuzione è cresciuta del 3,8% a valore e del 2% a volume, trainata da frutta, verdura e prodotti freschi: questi dati arrivano dalla recentissima ricerca Coop 2025 che ha evidenziato un andamento distinguibile e chiaro: gli italiani vogliono meno zuccheri, meno sale, meno carboidrati raffinati, meno additivi. E soprattutto ricercano un approccio al cibo visto come strumento di benessere quotidiano, tanto che quasi un italiano su quattro si pesa almeno una volta a settimana e il 16% dichiara di aver utilizzato o di voler provare farmaci nati per il diabete e l’obesità, oggi purtroppo spesso usati come scorciatoie dimagranti.

Ed è in questo scenario che un gelato con meno grassi e zuccheri senza sacrificare il gusto può riuscire a incettare un bisogno reale e sempre più diffuso. Il debutto di LEC, oltretutto, è stato un piccolo caso industriale. Nel 2024 il marchio ha raggiunto circa 3 milioni di euro di fatturato e venduto 500 mila barattoli tra Italia e Francia. Numeri importanti, soprattutto se si considera che la distribuzione ponderata era appena al 10% nel nostro Paese e al 3% Oltralpe. «Non ci aspettavamo una risposta così forte e immediata dal mercato – ha spiegato Federico Grom –. Il fatto che LEC abbia performato bene, con quelle che sono le leve promozionali di chi è ancora in una fase di start up”, dimostra che esiste una domanda concreta – e soprattutto un bisogno latente e ampio da risvegliare – per un gelato che unisca piacere e leggerezza». Un percorso che ha portato l’azienda a centrare, in soli dodici mesi, il grande obiettivo del milione di pinte vendute, aprendo la strada a nuove partnership con la GDO e a un’espansione internazionale già avviata nel Regno Unito.

Il cuore del progetto resta la ricetta. Ogni barattolo da 460 ml non supera le 399 kcal, con grassi al massimo del 2,5% e zuccheri ridotti fino al 50% rispetto alla media di categoria. Il taglio calorico non intacca la cremosità, sostenuta da fibre naturali come polidestrosio e inulina (largamente diffusi e ottenuti a partire rispettivamente da mais e cicoria), e la dolcezza è affidata a edulcoranti come eritritolo e stevia. «Volevamo rendere accessibile un gelato davvero buono anche a chi fa scelte alimentari consapevoli, senza rinunciare al piacere» ha sottolineato ancora Grom. La linea ha nomi giocosi con cinque referenze. Vanillove, delicato e cremoso; Salty Carammmel, che gioca sull’equilibrio dolce-salato; Swirly Pistachi-oh!, con crumble al pistacchio; Peanut Caramel Tango, che abbina arachide e caramello; e Chocolate Crunch, cacao e pezzetti croccanti. Anche la comunicazione segue la stessa rotta, leggera e aspirazionale. La campagna “Too Good to Be True?”, con Leclerc protagonista tra piscina e campo da padel, vuole trasmettere la sensazione di potersi concedere un piacere senza sensi di colpa.