“Faremo 22 bottiglie e stop”. Sarà super esclusivo, il primo vino prodotto “in stazione”. Ma non vi abbiamo ancora detto tutto sulle sue particolarità: qui sotto sveliamo anche l’arcano della vendita.
La notizia
C’è una poesia del tutto insospettabile nel punto esatto in cui l’acciaio delle rotaie incontra la delicatezza della vite. A Camberwell, vivace scorcio del sud di Londra, la ferrovia ha smesso di essere unicamente un luogo di frettoloso passaggio per trasformarsi nella culla della micro-agricoltura più audace dell’anno. Sulle terrazze sopraelevate della stazione di Denmark Hill prende forma Château Denmark Hill, un esperimento enologico sospeso nel vuoto che promette di firmare il millesimo più introvabile del 2026. Contrariamente a quanto si potrebbe ipotizzare pensabile per un vigneto urbano, le vibrazioni costanti provocate dal passaggio dei convogli non sembrano turbare la maturazione delle uve. Nick Mair, ideatore del progetto insieme al socio Tony Coleman, rassicura con disinvoltura il network The Drinks Business: «Le vibrazioni non rappresentano affatto un problema, poiché il vigneto si trova ben al di sopra del livello dei binari. Se fosse stato allo stesso piano saremmo stati più preoccupati, ma le viti sembrano prosperare e i cespugli di rose alla fine di ogni filare fioriscono rigogliosamente. Inoltre, il vento prevalente da sud-ovest soffia naturalmente lungo la trincea ferroviaria».

A rendere questa avventura un piccolo capolavoro di ingegno metropolitano è la perfetta sinergia tra i suoi due artefici, nessuno dei quali proveniente originariamente dal mondo del vino. Mair, docente di lingue straniere, apporta la visione accademica e la passione maturata durante i suoi soggiorni tra Cahors, le Alpi Marittime e le tradizionali bodegas di Jerez; Coleman porta in dote il rigore e le competenze del settore edile. «Io tendo ad avere le idee, ma Tony possiede la perseveranza e l’esperienza strutturale senza le quali il vigneto non avrebbe mai visto la luce», racconta Mair. Il percorso che ha condotto alla piantumazione delle trenta viti di Bacchus — celebre varietà a bacca bianca particolarmente aromatica e incline ai climi britannici — è stato un esercizio di pazienza e recupero urbano. L’area, un tempo abbandonata, è stata concessa da Network Rail alla Camberwell Society nell'ambito di un piano di rigenerazione comunitaria. «Era una delle zone più trascurate di Camberwell e il nostro desiderio era trasformarla in un luogo speciale, favorendo un’interazione positiva tra la comunità, i pendolari e la stazione», spiega il promotore dell'iniziativa, definendo con affetto questo processo come la vera e propria «provenzalizzazione di Camberwell».

Prima di mettere a dimora le barbatelle, il terreno è stato testato nel 2022 con una fioritura sperimentale di girasoli. Verificata la fertilità e la buona esposizione al sole, nell'autunno del 2023 si è passati al lavoro sul campo: la bonifica dalle erbe infestanti, il terrazzamento manuale del pendio e l'inserimento dei pali verticali di sostegno, portati a termine senza l'ausilio di elettricità né di macchinari agricoli. La scelta del vitigno è ricaduta sul Bacchus poiché «ampiamente coltivato con successo nel sud-est dell'Inghilterra e indiscutibilmente facile da gestire anche per chi è alle prime armi». Attualmente il vigneto affronta le sfide di un'estate eccezionalmente calda, con temperature che hanno superato stabilmente i 30°C. Per garantire la massima concentrazione aromatica nei chicchi, le viti sono state potate secondo il metodo del doppio Guyot e diradate fino a conservare soltanto nove grappoli per ceppo. L'obiettivo dell'annata d'esordio è volutamente simbolico e microscopico: «Saremmo felici di ottenere 22 bottiglie nel primo anno, ovvero circa una bottiglia per vite».

Il dettaglio che rende questa produzione un vero e proprio oggetto del desiderio per appassionati e Master of Wine è la sua totale inaccessibilità commerciale. L'accordo stretto con la società ferroviaria prevede infatti il divieto assoluto di vendita. «Si tratta di un progetto nato esclusivamente dalla passione», conclude Mair. «Vista l'eccellenza raggiunta dalla viticoltura britannica, ci consideriamo più amatori che viticoltori esperti. Il nostro approccio rimane semplice ed entusiasta: assaggiare e vedere!»