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Rosadimaggio: l'altra Liguria della famiglia Arrigoni

di:
Emanuele Gobbi
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Pipato copertina

Tra i Colli di Luni e le Cinque Terre, la famiglia Arrigoni firma un progetto che racconta la viticoltura eroica ligure attraverso vini di forte identità territoriale, con Pipato come espressione più autentica del paesaggio marino.

Il paesaggio che diventa vino

Le Cinque Terre sono uno dei paesaggi più fotografati d'Italia. Meno raccontato, invece, è ciò che permette a quel paesaggio di continuare a esistere. Dietro la teoria perfetta dei terrazzamenti, dietro i muri a secco che scendono verso il mare e i filari sospesi tra cielo e roccia, c'è una viticoltura che richiede ancora oggi un impegno quasi interamente manuale. Un lavoro paziente, fatto di equilibrio più che di forza, che trasforma ogni vendemmia in un esercizio di precisione. È qui che si inserisce Rosadimaggio, il progetto della famiglia Arrigoni dedicato alla Liguria, un mosaico di circa diciotto ettari che si estende dai Colli di Luni ai suggestivi terrazzamenti delle Cinque Terre, passando per le storiche vigne di Sarzana e Castelnuovo Magra.

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Un patrimonio viticolo in cui il mare, la roccia e l'opera dell'uomo si fondono per dare vita a vini di straordinaria personalità, profondamente legati al territorio. Accanto a etichette iconiche come Tra i Monti Cinque Terre DOC Bianco, Il Prefetto Colli di Luni Vermentino Superiore DOC e agli storici Sciacchetrà e Sciacchetrà Riserva, emerge Pipato, destinato a rappresentare una delle interpretazioni più autentiche della viticoltura ligure. Se il nome Arrigoni è storicamente associato alla Toscana e alle colline di San Gimignano, sulle coste della Spezia la famiglia ha scelto di confrontarsi con una delle viticolture più impegnative del Mediterraneo: non un'estensione della propria attività, ma un dialogo profondo con un territorio che impone regole proprie e non concede scorciatoie.

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L'eroismo quotidiano dei terrazzamenti

Tra Riomaggiore e Manarola, nella Vigna Corniolo, ogni filare racconta una storia di adattamento. Le pendenze rendono impossibile gran parte della meccanizzazione, la manutenzione dei terrazzamenti è continua e la vendemmia procede ancora seguendo il ritmo delle persone, non delle macchine. Qui il vino nasce dentro un paesaggio costruito dall'uomo nel corso dei secoli e custodito con la stessa pazienza con cui vengono restaurati i muretti a secco che lo sostengono. La definizione di "viticoltura eroica" conserva, alle Cinque Terre, il suo significato più autentico: ogni metro di vigneto richiede tempo, dedizione e una scelta quotidiana di responsabilità verso il territorio.

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In questa storia esiste anche un capitolo poco conosciuto. Per secoli, mentre molti uomini partivano per mare come marinai o commercianti, erano spesso le donne a prendersi cura delle vigne, garantendo con il loro lavoro la continuità di una cultura agricola che ancora oggi rappresenta il cuore identitario delle Cinque Terre. Una presenza discreta, raramente celebrata, ma determinante per la sopravvivenza di questo straordinario paesaggio.

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Pipato, l'essenza della Vigna Corniolo

Questa eredità trova la sua espressione più compiuta in Pipato 2025, nato esclusivamente dalle uve della Vigna Corniolo, nel cuore delle Cinque Terre. Il vino nasce dall'assemblaggio delle tre varietà storiche previste dalla denominazione Cinque Terre DOC – Bosco, Albarola e Vermentino – coltivate sui ripidi terrazzamenti affacciati sul mare, dove la viticoltura assume il valore di un'autentica opera di conservazione del paesaggio. Nel calice Pipato restituisce con precisione il carattere del suo luogo d'origine: il bouquet si apre su raffinati sentori agrumati e floreali, arricchiti da eleganti sfumature iodate e minerali; al palato si distingue per freschezza, vibrante sapidità e una tensione gustativa che accompagna verso un finale lungo, salino e profondamente marino. È un vino che non ricerca effetti stilistici, ma interpreta con rigore e sensibilità l'identità delle Cinque Terre, trasformando il territorio nella sua cifra espressiva più autentica.

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Custodire il territorio, interpretare il futuro

Anche la piccola cantina di Volastra racconta questa filosofia. Arroccata sopra Manarola, impone una logistica complessa e una gestione quasi sartoriale di ogni fase della vinificazione. Gli spazi ridotti, le difficoltà nel trasporto delle uve e dei vini e la necessità di operare in un territorio dove ogni gesto richiede più tempo diventano parte integrante dell'identità produttiva. Andrea e Sara Arrigoni guidano oggi il progetto seguendo direttamente vigneti e cantina: agronomo lui, enologa lei, rappresentano la continuità di una storia familiare iniziata nel 1913 e una visione del vino come interpretazione del paesaggio prima ancora che esercizio tecnico. È la stessa sensibilità che anima anche Pietraserena a San Gimignano, pur nella profonda diversità dei due territori. Toscana e Liguria condividono infatti un'antica origine marina e una sottile impronta sapida che attraversa i loro vini; ma se a San Gimignano il paesaggio suggerisce armonia e misura, alle Cinque Terre tutto parla di verticalità, fatica e tenacia.

Sara e Andrea Arrigoni
 

È proprio questa la cifra più significativa di Rosadimaggio: la scelta di investire in un territorio fragile, dove coltivare la vite significa custodire un equilibrio ambientale e culturale costruito nei secoli. Così ogni bottiglia diventa qualcosa di più di un vino ben fatto: è il racconto liquido di un paesaggio che continua a vivere grazie a chi sceglie, ogni giorno, di abitarlo, coltivarlo e preservarne la bellezza.

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