A Cartagena de Indias, Alquímico ha costruito la propria fama tra cocktail, musica e atmosfere caraibiche, ma dietro il successo del locale c’è una filosofia precisa: prendersi cura della squadra prima ancora degli ospiti. Tre piani, tre identità e altrettanti progetti sociali e ambientali raccontano un’idea di ospitalità che va ben oltre il bancone.
Il locale
Per essere un grande bar non basta saper preparare un buon cocktail. E quando sotto lo stesso tetto convivono tre ambienti diversi, ciascuno con il proprio menu e la propria atmosfera, la sfida diventa ancora più complessa: mantenere la stessa idea di ospitalità dall'inizio alla fine della serata. Ad Alquímico, nel cuore della Ciudad Amurallada di Cartagena de Indias, tutto parte però da un principio molto semplice: prima di prendersi cura degli ospiti bisogna imparare a prendersi cura di chi lavora nel locale. «L'ospitalità è prima di tutto un atto di cura», ha spiegato la direttrice operativa Paola Oviedo a 50 Best. E quella cura, secondo lei, deve cominciare dall'interno. Non si può offrire un'accoglienza autentica per qualche ora a una persona seduta al bancone se non si pratica lo stesso atteggiamento ogni giorno con i colleghi. È questo il punto di partenza di Alquímico, ospitato in una grande dimora di epoca repubblicana di circa 120 anni. Il locale ha costruito negli anni la reputazione di uno dei grandi party bar del mondo, ma dietro la musica, i cocktail e l'energia delle sue serate c'è un'organizzazione nella quale il personale rappresenta il primo ingrediente. I nuovi membri della squadra vengono scelti anche per i valori che condividono con il progetto. Devono amare il rapporto con le persone e, soprattutto, trovare soddisfazione in ciò che fanno. Da questa selezione nasce una squadra che Oviedo descrive come vivace, energica, divertente ma anche attenta e sensibile.


Il rispetto e la gratitudine hanno un ruolo centrale. Ogni persona che attraversa la porta del bar, spiega la direttrice, sta affidando al locale qualcosa di prezioso: il proprio tempo. Ha scelto Alquímico, ha deciso di trascorrere lì una parte della propria giornata o della propria notte e di condividere con il personale un momento della propria vita. Per questo gli ospiti vengono trattati come persone alla pari. Nessuna distanza costruita artificialmente tra chi serve e chi viene servito: si osserva, si ascolta e si cerca di capire ciò di cui ciascuno ha bisogno per stare bene. Allo stesso tempo, spontaneità e calore non significano assenza di regole. Esistono protocolli precisi che aiutano la squadra a lavorare meglio e permettono all'esperienza di sembrare naturale. Anche l'empatia è fondamentale. Ogni cliente ha aspettative diverse, una personalità diversa e magari anche una giornata diversa alle spalle. Capire tutto questo significa adattare il servizio senza perdere coerenza. E poi c'è il divertimento. Alquímico è un bar colombiano e caraibico, e la gioia fa parte della sua identità. Le persone vengono per bere, ballare, ridere, conoscere qualcuno e lasciarsi alle spalle per qualche ora la quotidianità. L'obiettivo è creare uno spazio nel quale sia possibile semplicemente stare bene.

Tre piani, tre anime
Questa filosofia deve poi tradursi concretamente nei tre piani della grande casa che ospita Alquímico. Ognuno ha una propria identità, un menu di cocktail diverso e una particolare energia, ma tutti sono collegati a progetti sociali o ambientali che fanno parte del locale. Il piano terra è il cuore più vivace del bar. Qui una squadra tutta al femminile lavora tra sorrisi, musica e un'atmosfera pensata per socializzare. Tra i cocktail c'è il Mango, preparato con tequila reposado, vermouth al mango, vino di palma e luppolo. È anche lo spazio nel quale il programma dei cocktail più rappresentativo di Alquímico prende forma. Le ricette sono costruite intorno a ingredienti, territori, produttori e storie colombiane. E il rapporto con gli ospiti può diventare immediatamente festoso: chi ha visitato il locale probabilmente ricorderà anche le improvvisate coreografie sulle note di Catalina, inno della champeta. Salendo al primo piano l'atmosfera cambia. È un ambiente più intimo, adatto alle coppie, ai piccoli gruppi o semplicemente a chi vuole sedersi e parlare. Qui il cocktail diventa il protagonista assoluto e le ricette classiche vengono reinterpretate utilizzando ingredienti e sapori colombiani. Poi c'è il rooftop, dove la serata cambia nuovamente ritmo. È lo spazio più apertamente caraibico e movimentato, con DJ set di reggaeton, grandi ventilatori e una pista nella quale il confine tra clienti abituali e nuovi amici tende rapidamente a scomparire.

Qui i cocktail continuano a seguire la filosofia colombiana di Alquímico, ma diventano più giocosi. L'Hibisco combina rum, zenzero, ibisco, vermouth rosso e falernum; la Coca utilizza invece gin, frutto della passione e una soda ottenuta dalla foglia di coca tostata. E quando la festa arriva fino alle due del mattino, c'è un ultimo dettaglio. Per chi è rimasto fino alla fine, Alquímico prepara una zuppa di pollo fumante. In una città dove l'umidità raggiunge normalmente livelli elevatissimi potrebbe sembrare una scelta singolare, ma è diventata una sorta di ricompensa notturna e un piccolo aiuto per affrontare la mattina successiva.
Il cocktail come strumento per sostenere il territorio
L'aspetto più interessante del progetto è però che i tre piani non raccontano soltanto tre modi diversi di vivere la notte. Ognuno è collegato a un'iniziativa concreta. Il menu del piano terra sostiene Asocoman, una comunità agricola con la quale Alquímico collabora attraverso progetti legati all'accesso all'acqua e all'educazione. Il primo piano finanzia invece la Hospitality School, aperta nel 2026 per offrire ai giovani opportunità di formazione, esperienza pratica e, successivamente, accesso al mondo del lavoro. Il rooftop è collegato alla fattoria di Alquímico nella regione del caffè colombiano. Gli ingredienti coltivati lì entrano nei cocktail, mentre il progetto sostiene anche un obiettivo ambientale più ampio: piantare migliaia di alberi autoctoni e contribuire alla rigenerazione dell'ecosistema. La dimensione sociale del locale si è estesa inoltre a un'iniziativa di sostegno alle comunità colpite dal recente terremoto in Colombia, attraverso un canale di aiuti dedicato alla raccolta di fondi e all'assistenza durante la fase di ripresa.

Così, dietro le tre atmosfere di Alquímico, emerge una stessa idea di ospitalità. La festa non è separata dalla responsabilità e il cocktail non è soltanto ciò che viene servito al bancone. Può diventare il mezzo attraverso cui sostenere un agricoltore, finanziare la formazione di un giovane, proteggere un ecosistema o aiutare una comunità. È anche per questo che Alquímico ha ricevuto nel 2026 il Michter's Art of Hospitality Award nell'ambito dei World's 50 Best Bars. Il riconoscimento premia proprio quella parte del lavoro che spesso rimane invisibile dietro un grande bar: la capacità di costruire un ambiente nel quale il personale sta bene, gli ospiti si sentono accolti e ogni dettaglio contribuisce alla stessa esperienza. «Serviamo con sincerità e senza aspettarci nulla in cambio», dice Oviedo. La ricompensa più grande, per la squadra, è un sorriso, sapere che qualcuno si è sentito accolto, si è divertito oppure porterà con sé un ricordo speciale della serata. Ad Alquímico, in fondo, l'alchimia più interessante non avviene soltanto nel bicchiere. Parte dalle persone che stanno dietro il bancone e si allarga a chi entra, alla città, ai produttori e alla terra.