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Abel Buezo: "Vini dai 50€? Altro che cari, è il prezzo giusto per chi non fa prodotti industriali”

di:
La Redazione
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Nuova copertina Abel Buezo

“50 euro? Il prezzo non è alto; è in linea con il valore aggiunto del tempo, con le caratteristiche uniche del territorio e del suo clima particolare. Non mi interessa l'industria vinicola di massa”.

Il tempo sotto la terra: perché un grande vino non conosce scorciatoie

L’altopiano castigliano non concede sconti. Ti guarda in faccia con la stessa severità della sua terra, un'argilla indurita dal sole estivo e sferzata dal gelido vento invernale di Burgos. In questo panorama di orizzonti infiniti, dove per secoli i cereali hanno assecondato il ritmo prevedibile delle stagioni, sorge una vera e propria cattedrale laica della viticoltura: cinquemila metri quadrati disegnati dall'architetto Mariano Cobo che sfidano l’ossessione contemporanea per l'immediatezza e il profitto rapido. Qui vive e custodisce i suoi sogni Abel Buezo. Ha 61 anni, le mani segnate dal lavoro autentico e lo sguardo profondo di chi ha imparato a guardare oltre l'orizzonte effimero del domani. Ventisei anni fa, nel 1995, decise di deviare dal sentiero tracciato dai suoi genitori – coltivatori di cereali che praticavano un’agricoltura interamente manuale, faticosa ed eroica – per scommettere su un meraviglioso fantasma del passato: la tradizione vitivinicola dimenticata dell’Arlanza. In questo territorio occidentale della provincia di Burgos, i monaci locali avevano scoperto fin dal X secolo le straordinarie virtù delle uve autoctone, producendo nettari longevi capaci di ristorare i viandanti sul Cammino di Santiago.

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Questa antica vocazione fu progressivamente abbandonata negli anni '50 a causa del massiccio esodo rurale verso le industrie, lasciando spazio solo alla monocoltura del grano. Ma l’agricoltura rurale insegna che la fretta è una cattiva consigliera e che i legami profonda con la terra non si spezzano mai del tutto. Mentre l’industria enologica globale rincorre freneticamente i mercati imbottigliando la fretta, la cantina di Valdeazadón opera secondo una liturgia antica e solenne. Le 130.000 bottiglie prodotte annualmente riposano in un ininterrotto sonno nell'oscurità per un minimo di quindici anni prima di incontrare il calice. Non si tratta di un vezzo commerciale, ma di una precisa filosofia esistenziale prestata alla terra, una promessa di eccellenza assoluta. Quando Buezo iniziò la sua avventura, acquistando minuscoli e frammentati fazzoletti di terra dai contadini vicini e prosciugando le sorgenti superficiali che prima irrigavano il grano, lo fece con una consapevolezza adamantina: "Il vino ha bisogno d'acqua, ma deve essere interrata, non in superficie", confessa a El Paìs. All'epoca, la Denominazione di Origine Arlanza non era che un miraggio cartaceo di là da venire. Il rischio era immenso, tanto che il primo vino ha varcato le porte della cantina per essere commercializzato soltanto nel 2018. Un azzardo economico spaventoso per chiunque, ma non per chi è cresciuto ascoltando il battito lento della natura.

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"Quando pensavo che avrei prodotto vino tra 15 o 20 anni, immaginavo che forse non avrei vissuto abbastanza a lungo per assaggiarlo. Non lo dico con rimpianto, perché le noci che stiamo mangiando ora sono possibili perché mio padre piantò i noci 50 anni fa. Li piantò affinché altri potessero goderne. Provo la stessa sensazione per il vino." Oggi, nel ristorante adiacente alla tenuta guidato dallo chef Javier Corral, quelle stesse noci si trasformano in un olio denso e profumato, perfetto preludio a una cucina che celebra esclusivamente il micro-territorio circostante: le uova fresche del vicinato, i rari funghi di San Giorgio raccolti dai cercatori locali e le erbe aromatiche colte a pochi metri dai tavoli. Tutto risuona della medesima armonia, dove la pazienza è l'ingrediente sovrano. Passeggiando tra i filari dove il Tempranillo si mescola all'eleganza del Merlot, del Cabernet Sauvignon e del Petit Verdot, si comprende appieno la genesi di un posizionamento che ai profani potrebbe apparire elitario. I vini di Abel Buezo partono dai cinquanta euro a bottiglia. Una cifra che non rappresenta un lusso esibizionista, bensì la pura e semplice soglia dell'onestà produttiva e del rispetto per il consumatore.

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Il mercato contemporaneo è saturo di etichette standardizzate, concepite nei laboratori industriali per assecondare palati globalizzati e vendute a prezzi irrisori. Ma l'eccellenza artigianale non può e non deve scendere a compromessi con le logiche del discount. Una cantina seria rifiuta categoricamente le scorciatoie commerciali. Se un'annata non è ottimale, non viene immessa sul mercato attraverso canali secondari o marchi paralleli per attenuare il colpo economico. Viene semplicemente scartata. Negli ultimi anni, Buezo ha preso la decisione radicale di eliminare completamente due intere annate non ritenute perfette. Un sacrificio da ben 800.000 euro a prezzo di costo, stabilito in meno di quarantotto ore per non confondere il consumatore e preservare intatto il valore del tempo. Al contrario, l'industria del vino di massa ragiona su volumi macroscopici e correzioni repentine, dove il tempo viene artificialmente accelerato e il gusto viene uniformato per azzerare le differenze dettate dal clima. "Il prezzo non è alto; è in linea con il valore aggiunto del tempo e con le caratteristiche uniche del territorio e del suo clima particolare. Non mi interessa l’industria vinicola di massa." C'è un monito quasi filosofico, un'eredità culturale profonda, nelle parole di questo viticoltore che ha preferito l'incertezza poetica della vigna alla stabilità economica del grano. Il vino non deve trasformarsi in un feticcio da collezionisti, né in un trofeo da dimenticare negli scaffali in attesa di un'occasione ideale che forse non arriverà mai. L'atto stesso di stappare una bottiglia che ha atteso quindici anni nel buio della cantina deve diventare il motivo della festa, senza scuse o rimandi.

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È un invito al consumo consapevole che Buezo rivolge soprattutto alle nuove generazioni, spesso intrappolate tra l'astensionismo modaiolo e la cultura dei superalcolici consumati rapidamente nei cocktail bar. Il vino vero esige il recupero della parola, della convivialità che si sviluppa attorno a un tavolo, del sorso lento che stimola il pensiero e onora la Dieta Mediterranea. Scegliere una bottiglia da cinquanta euro in su significa premiare chi ha protetto la terra dalla fretta, chi ha perso il sonno e il capitale pur di imbottigliare la verità di un territorio. Perché, come ama ricordare Abel, alla fine l'unica cosa che rimette ognuno al proprio posto è il tempo. E il tempo, dentro un calice di Arlanza, ha il sapore dell'onestà.

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