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Fattoria Sardi, la famiglia che scommette sulla biodinamica fra Appennino e Tirreno: un polo green

di:
Fosca Tortorelli
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copertina sardi

Tra Appennino e Tirreno, a pochi chilometri da Lucca, la Valfreddana è un territorio che si lascia comprendere lentamente. L’aria fresca che la attraversa tutto l’anno, le escursioni termiche marcate e l’apertura verso il mare definiscono un microclima peculiare, capace di incidere in modo diretto sulla maturazione delle uve e sulla fisionomia dei vini. In questo paesaggio agricolo continuo si sviluppa Fattoria Sardi, realtà profondamente radicata nella storia lucchese e oggi esempio articolato di azienda agricola contemporanea, dove produzione biodinamica, ristorazione e ospitalità convivono in un unico sistema..

Il nome dell’azienda rimanda alla famiglia Sardi, presenza storica della città, legata anche alla vita religiosa e politica lucchese in una fase complessa segnata dalle trasformazioni napoleoniche. Lucca, rimasta indipendente per secoli, ha sviluppato una cultura agricola autonoma rispetto ad altre aree toscane, e la fattoria nasce proprio all’interno di questo contesto. Fattoria Sardi non è infatti una tenuta isolata, ma una storica “fattoria di servizio” alla città, un organismo agricolo integrato nella vita urbana, pensato per sostenere la comunità locale. Ancora oggi l’orologio sulla villa ricorda quella funzione originaria di coordinamento dei tempi agricoli e sociali. Questa relazione tra campagna e città è ancora oggi uno degli elementi distintivi dell’azienda.

Un territorio complesso, fuori dagli schemi toscani

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Dal punto di vista vitivinicolo, la Lucchesia rappresenta un caso atipico nel panorama regionale. A differenza di zone fortemente codificate come Chianti Classico o Bolgheri, la denominazione Colline Lucchesi conserva una maggiore elasticità interpretativa. Questa libertà si riflette nell’ampelografia, dove vitigni tradizionali come Sangiovese e Trebbiano convivono con varietà internazionali e uve locali meno diffuse, ma anche nell’approccio produttivo, storicamente meno vincolato a modelli stilistici precostituiti. La geologia contribuisce ulteriormente alla complessità del territorio. Suoli alluvionali recenti, marne argillose di origine ligure, sedimenti marini e formazioni arenarie si alternano in uno spazio relativamente contenuto, generando una forte diversità espressiva tra parcelle e vigneti.

Un modello produttivo contemporaneo

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Oggi Fattoria Sardi, proprietà storica della famiglia Sardi, è estesa su 45 ettari complessivi, di cui 18 vitati, mentre il resto è suddiviso tra bosco, seminativi e oliveto. L’azienda è gestita da Matteo Giustiniani e sua moglie Mina Samouti, che hanno dato vita ad un’agricoltura biologica e biodinamica certificata. Un approccio che, in questo contesto, non rappresenta un’eccezione ma si inserisce in una più ampia tendenza del territorio lucchese, caratterizzato da una diffusione significativa di pratiche sostenibili. La biodinamica è qui il risultato di un percorso condiviso tra produttori, nato dal confronto diretto tra agricoltori e dalla creazione di reti come Lucca Biodinamica.

«La biodinamica per noi non è un manifesto», spiega Matteo Giustiniani, enologo e proprietario con il fratello Jacopo dell’azienda. «È un modo concreto per mantenere vitali i suoli e lavorare in equilibrio con il luogo». La produzione si concentra su Vermentino, Sangiovese e, in misura minore, vitigni internazionali come Syrah, Merlot e Cabernet Sauvignon. I suoli alluvionali della parte bassa sono destinati prevalentemente ai bianchi e ai rosati, mentre le aree collinari ospitano le varietà a bacca rossa.

fattoria sardi
 

Il rosato come identità contemporanea

Con una produzione annua intorno alle 160 mila bottiglie, Fattoria Sardi si distingue per una scelta stilistica precisa, quella di porre il rosato al centro del progetto aziendale. Non una categoria accessoria o stagionale, ma una vera chiave di lettura del territorio. «Abbiamo iniziato a lavorare sui rosati già nel 2010, quando in Toscana non era ancora una direzione diffusa», racconta Matteo. «L’idea era interpretare la Lucchesia con uno sguardo contemporaneo, senza snaturarne l’identità».

La passione per il rosé nasce anche dall’esperienza francese di Matteo, dove il vino rosato viene concepito come espressione delicata dell’uva, ottenuta lavorando nel cuore del frutto o attraverso contatti minimi con le bucce. In Valfreddana, le maturazioni lente e le acidità naturalmente elevate permettono di sviluppare uno stile fondato su tensione, precisione aromatica e bevibilità gastronomica. I rosati aziendali rappresentano oggi la firma più riconoscibile della fattoria, con profili cromatici che spaziano dal rosa tenue al tramonto mediterraneo e raccontano una Lucchesia fresca e dinamica, lontana dagli stereotipi della Toscana più calda e strutturata.

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Il Toscana IGT Primavere 15, il cui nome richiama l’uscita primaverile successiva alla vendemmia e gli anni trascorsi dalla prima produzione del 2011, mantiene un carattere floreale e immediato, costruito su equilibrio e scorrevolezza. Il Toscana IGT Le Cicale, frutto di selezioni più mirate, e prodotto da uve Syrah e Vermentino, introduce maggiore profondità e complessità mantenendo una dinamica gustativa agile e precisa.

Accanto ai rosati fermi, la ricerca prosegue attraverso interpretazioni più sperimentali ma coerenti con la filosofia aziendale. Il Vermouth Rosé che nasce da vini della tenuta successivamente aromatizzati con botaniche selezionate mantiene freschezza agrumata, equilibrio speziato e una chiusura amaricante elegante. Il Pet-Nat rosé, vinificato senza solfiti aggiunti con fermentazione spontanea in bottiglia, rappresenta invece il lato più libero e immediato della produzione, espressione diretta dell’annata e del vigneto. Il rosato diventa così un linguaggio declinato in più forme, come traduzione contemporanea del clima della Valfreddana, con vini tesi, luminosi e profondamente legati alla bevibilità.

Il Vermentino e la Valfreddana

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Se i rosati rappresentano la dimensione contemporanea della fattoria, il nuovo Vermentino “Fiore” racconta invece un lavoro di lungo periodo sull’identità bianca lucchese. Un vino che nasce dalla selezione delle vigne più vecchie della tenuta e sintetizza anni di osservazione agronomica e interpretazione enologica. Le uve vengono raccolte manualmente e vinificate attraverso fermentazioni spontanee, con successivo affinamento sulle fecce fini, privilegiando definizione aromatica ed eleganza piuttosto che concentrazione estrattiva.

«Abbiamo lavorato a lungo su questo vitigno», spiega Matteo. «Non volevamo adattarlo a uno stile internazionale, ma capire quale fosse la sua vera espressione qui, in Valfreddana». Il nuovo Vermentino Fiore si affianca al Vermentino Sotto Villa, vino prodotto da vermentino e da una piccola percentuale di Albarola, che contribuisce alla tensione acida e alla verticalità gustativa. Un vino che prende il nome dai vigneti situati sotto la dimora storica fino al torrente Freddana. Chiudono il cerchio i rossi, tra cui il Sebastiano, un rosso storico a base di Sangiovese, Merlot e Cabernet Sauvignon, che mantiene invece il legame con la tradizione della DOC Colline Lucchesi.

Gli asinelli
 

La fattoria come ecosistema agricolo

A Fattoria Sardi il vino è solo una parte di un sistema più ampio, l’azienda produce anche olio, miele e altre piccole produzioni agricole e ospita animali da cortile e api, elementi che contribuiscono alla biodiversità complessiva. L’esperienza prosegue nell’ospitalità agrituristica, ricavata dall’antico borgo contadino del XVIII secolo restaurato nel 2022, accanto alla Villa Renaissance ottocentesca affacciata sulle vigne. Questa visione si estende naturalmente alla ristorazione con Il Ristoro, un progetto attivo dal 2021 e guidato dallo chef Damiano Donati, dove la proposta gastronomica si sviluppa in continuità con il modello agricolo, con una forte presenza vegetale, l’utilizzo di materie prime locali e stagionali e la riduzione degli sprechi. Un approccio che evita l’autosufficienza forzata per privilegiare invece una rete di produttori del territorio, in un sistema di scambio che riflette l’identità storica della fattoria.

Lo chef Damiano Donati
 

La vicinanza a Lucca, meno di cinque chilometri, rende Fattoria Sardi una realtà quasi urbana. Il ristorante e l’ospitalità non sono pensati esclusivamente per il turismo, ma partecipano alla vita quotidiana del territorio, mantenendo quel dialogo tra città e campagna che appartiene alla storia originaria della fattoria. Più che un ritorno al passato, Fattoria Sardi rappresenta oggi un’interpretazione contemporanea del concetto di fattoria toscana, come luogo in cui agricoltura, vino, cucina e accoglienza non sono compartimenti separati, ma parti di un unico ecosistema costruito nel presente, attraverso scelte agricole consapevoli e una lettura moderna del territorio.

Fattoria Sardi

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