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Marco Caprai: “Vendiamo il 60% della cantina di papà, i miei fratelli lontani dal vino”

di:
La Redazione
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Sotto il segno di una nuova sinergia manageriale, la cantina simbolo di Montefalco si proietta sui mercati internazionali, custodendo intatto il legame familiare e l'eredità del fondatore.

La cantina Arnaldo Caprai, celebre per aver salvato il vitigno Sagrantino dall'estinzione negli anni '70, apre un nuovo capitolo della sua storia. Angelini Wines & Estates ha acquisito il 65% delle quote societarie grazie a un accordo siglato a fine marzo. Non si tratta però di una normale operazione finanziaria: Marco Caprai, figlio del fondatore, resta saldamente alla guida come presidente e amministratore delegato, incrementando la sua quota personale dal 25,5% al 35%.

Gli obiettivi: esportazioni e alta ristorazione

La partnership con Angelini, che ha già nel suo portfolio marchi storici come Bertani in Valpolicella, punta soprattutto a rafforzare la presenza del marchio all'estero, grazie a una struttura commerciale e manageriale più solida. Oltre allo sviluppo di nuovi progetti legati all'ospitalità in cantina, l'attenzione resta focalizzata sui vini d'eccellenza.

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Se il Belcompare (un Merlot in purezza affinato due anni in barrique) diventerà un elemento centrale della gamma, la sfida principale riguarderà il Sagrantino. L'obiettivo è consolidarlo come un punto di riferimento per i sommelier di tutto il mondo. Alberto Lusini, presidente e CEO di Angelini Wines & Estates, ha spiegato la sua visione in un'intervista rilasciata a Ron Geraci per Wine Spectator: "Il motivo del successo di Arnaldo Caprai è che è riuscito a domare questo mostro di Sagrantino, rendendolo sontuoso, fresco e piacevole da bere. Se diventerà e rimarrà un prodotto di punta nei ristoranti, sarà esattamente ciò che vogliamo ottenere".

La transizione generazionale e il riassetto societario

La vendita delle quote nasce da una tipica dinamica di ricambio generazionale all'interno delle aziende familiari italiane. Dopo la scomparsa a 92 anni del fondatore Arnaldo Caprai, i fratelli di Marco, distanti dal mondo del vino, hanno scelto di cedere la propria parte. Marco Caprai ha raccontato a Wine Spectator la scelta della famiglia: "I miei fratelli non nutrivano una grande passione per quest'attività e da tempo desideravano cedere la loro quota. Soprattutto negli ultimi anni, l'azienda era diventata più un affare tra me e mio padre. Sono convinto che mio padre avrebbe visto di buon occhio questa partnership".

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L'ingresso di Angelini ha permesso anche di risolvere la complessa convivenza con il fondo Orlean del miliardario Gabriele Volpi, che dal 2021 deteneva il 49% delle azioni e da cui Angelini ha rilevato le quote. A questo proposito, Caprai ha dichiarato a Wine Spectator: "La vecchia collaborazione era una convivenza difficile, e questo ha spinto anche i miei fratelli a pensare di doverne uscire il prima possibile".

Una partnership nel rispetto dell'identità

A differenza delle precedenti acquisizioni di Angelini, questa operazione si distingue per la volontà di mantenere intatta la gestione e il legame con la famiglia d'origine, un elemento considerato vitale per il valore stesso del marchio. Come dichiarato da Alberto Lusini a Wine Spectator: "Questa non è una fusione e acquisizione standard. Questa è la prima [acquisizione] in cui manteniamo l'attuale management, l'attuale famiglia, alla guida dell'azienda. Se si toglie la famiglia e la tradizione a un'azienda come Caprai, si potrebbe ferire l'anima dell'azienda stessa".

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Con i 370 acri di vigneti di Caprai che si uniscono alla scuderia Angelini, l'accordo rappresenta un segnale forte per l'intero settore vinicolo italiano, specialmente in un periodo macroeconomico complesso. Un passaggio che Marco Caprai, parlando sempre a Wine Spectator, ha commentato con ottimismo: "Questa partnership è una grande boccata d'aria fresca per il vino italiano, perché un grande gruppo industriale investe nel settore vinicolo in un momento di crisis e di preoccupazione. È un grande segnale di ottimismo per il mondo del vino e per l'Umbria”.

Wine Reporter

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