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600.000€ per la bevanda più cara del mondo: è un sake, non un vino! Dassai batte il record

di:
Silvia Morstabilini
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copertina dassai moon project

Il sake più costoso del mondo nasce nello spazio: il progetto giapponese che sogna un apparato produttivo sulla luna.

La notizia

Produrre sake sulla Luna può sembrare fantascienza, eppure in Giappone qualcuno ha deciso di trasformare questa visione in un vero progetto scientifico. Il marchio giapponese di sake premium Dassai, in collaborazione con Mitsubishi Heavy Industries, ha infatti completato con successo la prima missione del “DASSAI MOON Project”, un esperimento destinato a segnare un momento storico nel mondo della fermentazione. Per la prima volta, come ha svelato la testata enogastronomica Rolling Pin, il mosto di sake è stato fermentato non sulla Terra, ma all’interno della Stazione Spaziale Internazionale. Un test che apre scenari inediti non soltanto per il settore alimentare, ma anche per il futuro della vita umana nello spazio. L’obiettivo dichiarato del progetto è tanto semplice quanto rivoluzionario: capire se un giorno sarà possibile produrre sake direttamente sulla Luna.

dassai moon project 1
 

La fermentazione nello spazio

Per rendere possibile l’esperimento, Dassai e Mitsubishi Heavy Industries hanno sviluppato un sistema di fermentazione appositamente progettato per operare in condizioni spaziali. L’attrezzatura, insieme agli ingredienti necessari, è stata inviata sulla ISS e installata all’interno del modulo sperimentale giapponese “Kibo”. Qui, gli scienziati hanno ricreato condizioni in grado di simulare la gravità lunare, osservando il comportamento del processo fermentativo lontano dall’ambiente terrestre. Secondo i dati diffusi dalle aziende coinvolte, la fermentazione alcolica è avvenuta con successo, raggiungendo una gradazione del 12%. Un risultato che rappresenta un passaggio fondamentale nella ricerca sulle tecnologie alimentari applicate alle future missioni spaziali. L’aspetto più interessante riguarda però il comportamento stesso della fermentazione: il processo, infatti, si sarebbe sviluppato in maniera più lenta rispetto a quanto avviene sulla Terra. Una differenza che potrebbe offrire informazioni preziose sul funzionamento dei lieviti in ambienti extraterrestri e sulle possibili evoluzioni delle tecniche produttive nello spazio.

dassaimoon
 

Da 260 grammi di mosto a un sake da oltre mezzo milione di euro

Terminata la fermentazione, il mosto è stato riportato sulla Terra e lavorato nella distilleria Dassai in Giappone. Da circa 260 grammi di mosto spaziale sono stati ottenuti appena 116 millilitri di sake, una quantità estremamente limitata che ha immediatamente trasformato il prodotto in un oggetto di culto. Di questi, 100 millilitri sono stati imbottigliati in una speciale fiaschetta di titanio e venduti all’incredibile cifra di 110 milioni di yen, equivalenti a circa 587.000 euro. I restanti 16 millilitri sarebbero invece stati utilizzati per degustazioni riservate. L’identità dell’acquirente non è stata resa pubblica. E forse non sorprende: chi investe quasi 600.000 euro per un sorso di sake probabilmente preferisce evitare domande insistenti sul momento in cui deciderà finalmente di aprire la bottiglia.

Il sake come simbolo culturale del futuro

Dietro l’aspetto spettacolare e mediatico dell’operazione si nasconde però un progetto molto più profondo. Il “DASSAI MOON Project” non nasce infatti come semplice esercizio di lusso o provocazione commerciale, ma come ricerca concreta sulle tecnologie di fermentazione nello spazio. Comprendere come reagiscono i lieviti in assenza di gravità terrestre potrebbe avere applicazioni future non solo nella produzione alimentare, ma anche nella gestione della vita quotidiana durante missioni spaziali di lunga durata. Nel lungo periodo, l’obiettivo è ancora più ambizioso: immaginare vere e proprie produzioni di sake sulla Luna, come parte integrante della qualità della vita dei futuri abitanti di colonie extraterrestri.

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Può sembrare un dettaglio secondario rispetto a temi come ossigeno, energia o sopravvivenza, ma il progetto giapponese porta con sé una riflessione molto umana: quando l’uomo lascerà il proprio pianeta, non porterà con sé soltanto tecnologia e strumenti scientifici, ma anche cultura, ritualità e piaceri quotidiani. E in Giappone, il sake rappresenta molto più di una bevanda. È convivialità, tradizione, identità nazionale e memoria collettiva.

Un lusso astronomico… ma dal gusto equilibrato

Rimane naturalmente una domanda aperta: il sake spaziale vale davvero quasi 600.000 euro? Dal punto di vista economico, il prezzo è legato soprattutto all’unicità assoluta del prodotto, alla complessità dell’esperimento e al suo valore simbolico. Sul piano sensoriale, invece, le informazioni disponibili sono ancora limitate. Una portavoce di Dassai, citata dall’agenzia AFP, ha descritto il sake nato nello spazio come acidulo, equilibrato e strutturato. Una definizione elegante, ma forse insufficiente a spiegare il fascino che si cela dietro questo esperimento. Perché il vero valore del progetto non risiede soltanto nel contenuto della bottiglia, ma nell’idea stessa che rappresenta: la possibilità che, un giorno, anche un semplice gesto come condividere un bicchiere di sake possa accompagnare l’essere umano oltre i confini della Terra.

Wine Reporter

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