I grandi Vini

Fenomeno Montepulciano, dal Rosso al Nobile: il vino toscano che piace al mondo

di:
Fosca Tortorelli
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copertina montepulciano

Montepulciano, con la sua Fortezza che domina il borgo e le vigne che si distendono lungo i crinali toscani, è uno di quei luoghi in cui il vino non è mai soltanto vino, ma rappresenta paesaggio, memoria e identità condivisa. Qui il Vino Nobile accompagna la storia della città da secoli, diventando nel tempo un simbolo riconoscibile, capace di attraversare epoche e linguaggi diversi senza perdere la propria centralità.

A ricordare quanto questa relazione tra vino e cultura sia radicata nel tempo è Francesco Redi, che nel suo Bacco in Toscana celebrava Montepulciano con parole destinate a diventare proverbiali, definendo il suo vino “d’ogni vino è il Re”. Una dichiarazione che oggi suona meno come un elogio letterario e più come una traccia identitaria, ancora viva nel modo in cui questo territorio si racconta e viene percepito. Nel presente, il Vino Nobile di Montepulciano si muove lungo una linea sottile tra eredità e trasformazione. È una denominazione solida, strutturata, con numeri importanti e una filiera diffusa, ma allo stesso tempo chiamata a confrontarsi con una richiesta sempre più chiara da parte del mercato, essere immediatamente riconoscibile. Non basta più la qualità, serve una narrazione capace di emergere, distinguersi e rimanere impressa. All’Anteprima 2026 questo equilibrio è apparso evidente, non solo nei calici ma anche nei confronti tra produttori e operatori. Il sistema Montepulciano resta compatto, con una struttura produttiva ampia e un peso economico che qui continua a essere determinante.

Anteprima Nobile 2026 il Rosso di Montepulciano
 

Il vino muove valori rilevanti e si inserisce in un contesto in cui incide direttamente su una larga parte dell’economia locale. Su circa 16.500 ettari comunali, poco più di 2.000 sono occupati da vigneti, con una netta prevalenza del Vino Nobile Docg e una presenza significativa del Rosso di Montepulciano. È una dimensione che va oltre il dato agricolo; la vite disegna il paesaggio, ma soprattutto sostiene una filiera diffusa che coinvolge centinaia di viticoltori, diverse decine di aziende imbottigliatrici e una base occupazionale stabile, affiancata da una componente stagionale altrettanto rilevante. Qui il vino non è solo un settore, è un sistema. Il mercato conferma una vocazione sempre più internazionale, ma con dinamiche che raccontano anche un cambiamento nel modo di vendere e raccontare il vino. Oltre la metà delle bottiglie prende la via dell’estero, con un asse che resta ben ancorato tra Europa e Nord America, mentre l’Italia continua a pesare soprattutto nel Centro, e in particolare in Toscana. Ma il dato più interessante non è tanto dove si vende, quanto come. La crescita della vendita diretta in cantina, ormai stabilmente sopra il 40%, dice molto più di qualsiasi percentuale sull’export. Significa che Montepulciano sta lavorando sempre di più sulla relazione, sull’esperienza, su un contatto diretto che accorcia la distanza tra chi produce e chi beve.

Montepulciano 2026 04 07 00 35 27
 

Il Rosso, agile e contemporaneo

In questo contesto si inserisce il Rosso di Montepulciano, che all’Anteprima ha assunto un ruolo sempre più centrale nel racconto della denominazione. Non più interpretato come una categoria secondaria, ma come un vino con una propria identità, capace di parlare un linguaggio diverso rispetto al Nobile. Più immediato, più accessibile, costruito su freschezza e bevibilità, il Rosso intercetta un pubblico che cerca vini dinamici e pronti, senza rinunciare al legame con il territorio. Negli assaggi, le anticipazioni dei Rossi 2024 restituiscono un profilo coerente con questa direzione, colori vivaci, frutto nitido, buona acidità e tannini misurati definiscono vini pensati per una fruizione quotidiana, ma tutt’altro che banali. Come emerso nella tavola rotonda dedicata, con giovani produttori tra cui Francesco Carletti di Poliziano, il Rosso viene sempre più interpretato come vino agile e versatile, spesso Sangiovese in purezza o con piccole percentuali di vitigni tradizionali, lavorato per esaltare freschezza e immediatezza. È un cambio di passo evidente. Non più “piccolo Nobile”, ma un vino autonomo, capace di stare sul mercato con una propria identità e di trovare spazio naturale tra wine bar, ristorazione informale e consumo quotidiano.

Rosso di Montepulciano
 

Il Nobile, equilibrio e finezza

Accanto a questa dimensione più immediata, il Vino Nobile continua a rappresentare l’ossatura della denominazione. Le annate recenti, come il 2023 e le Riserve 2022, confermano un profilo stilistico centrato sull’equilibrio, con buona espressione aromatica, struttura solida e tannini ben integrati. Nei calici emergono colori intensi, una trama gustativa definita e una componente alcolica presente ma composta. Ciò che colpisce è soprattutto la finezza, insieme a una sensazione di armonia che restituisce vini coerenti e leggibili, capaci di coniugare struttura e bevibilità. All’interno di questo quadro, alcuni nomi emergono per personalità e coerenza, interpretazioni centrate che restituiscono con efficacia la qualità e la bellezza di questo prodotto. Il Nobile di Montepulciano Docg 2023 di Avignonesi gioca su un registro classico ma teso, con frutto nitido e una bocca piena, coerente ed elegante. Più misurato Il Molinaccio con “La Spinosa” 2023, che lavora su equilibrio e precisione, con un tannino definito che dona ritmo al sorso. Il Nobile di Manvi “Arya” 2023 punta su linearità e scorrevolezza, mentre il Nobile di Montepulciano Docg Poliziano 2023 si muove su un registro più leggero e dinamico, giocato su freschezza e nettezza. Tenuta di Gracciano della Seta firma un Nobile 2023 pulito e centrato, con un profilo coerente tra olfatto e gusto, mentre Crociani resta su toni più delicati e asciutti, essenziali ma ben composti.

Anteprima Nobile 2026
 

Le Riserve 2022 aggiungono profondità senza appesantire, nel Nobile Riserva di Boscarelli emerge precisione e finezza, con una beva continua e levigata. Podere Tiberini, con “Podere Le Caggiole”, lavora su eleganza e succosità, mentre Il Conventino offre una versione più strutturata ma sempre scorrevole. Non da ultimo Lombardo si mantiene su un registro discreto e armonico, con una chiusura lunga e composta.Tra le selezioni, meritevoli di menzione il “Poggetto di Sopra” 2022 di Avignonesi, che si distingue per pienezza e nitidezza del frutto. Nelle annate precedenti, De’ Ricci nel suo “Soraldo” 2021 si mostra solido e centrato, Antico Colle ne “Il Saggio” 2022 è teso e fresco e il Nobile Riserva 2021 di Vecchia Cantina risulta più immediato e succoso; Poderi Sanguineto I e Il Riserva 2021 è ampio e profondo. Tornando indietro nelle annate, Il Molinaccio “La Poiana” 2020 gioca su eleganza e leggerezza, mentre Lombardo 2020 resta sottile, quasi trattenuto.

Panorama da Montepulciano
 

Le Pievi, identità territoriale

Sul piano territoriale, il progetto delle Pievi rappresenta uno degli elementi più interessanti degli ultimi anni. Le dodici unità geografiche aggiuntive introducono una lettura più dettagliata del territorio, mettendo in relazione suoli, esposizioni e caratteristiche produttive. Non è solo una suddivisione tecnica, ma un modo per raccontare Montepulciano attraverso le sue differenze interne, dando maggiore profondità al concetto di origine. Anche le analisi di Nomisma evidenziano come questa chiave di lettura sia sempre più apprezzata sui mercati internazionali, dove il legame con il terroir rappresenta un elemento distintivo. Nel calice questa lettura si traduce in interpretazioni diverse ma riconoscibili, come si evidenzia negli assaggi. Il Vino Nobile di Montepulciano Docg Poliziano Pieve Caggiole 2022 si presenta pieno e teso, mentre il Podere Tiberini Vino Nobile di Montepulciano Docg 2021, sempre nella stessa sottozona, esprime maggiore finezza e una marcata impronta sapida. Antico Colle, Vino Nobile di Montepulciano Docg 2022, nel territorio di Cerliana, mantiene un profilo lineare e asciutto, mentre il Nobile Costa Grande 2021 di Boscarelli, nella zona di Cervognano, si sviluppa su toni più discreti, con una speziatura ben integrata. Tenuta di Gracciano della Seta, nella Pieve di Gracciano, interpreta il Vino Nobile di Montepulciano Docg 2021 con una versione più tesa e asciugante, Le Bertille, a San Biagio, nel suo Nobile di Montepulciano Docg 2021, amplia il sorso con maggiore definizione e continuità, Il Molinaccio, nella Pieve di Valardegna, sempre Nobile di Montepulciano Docg 2021, lavora su eleganza e succosità, mentre Tenuta Trerose, nella Pieve di Valiano, Nobile 2022, chiude su un registro più floreale e sottile.

Piazza Grande Montepulciano
 

Sostenibilità e visione

A rafforzare il posizionamento del territorio contribuisce anche il lavoro sulla sostenibilità. Montepulciano è tra le prime denominazioni ad aver adottato lo standard Equalitas, che certifica un approccio integrato capace di tenere insieme ambiente, economia e dimensione sociale. Non si tratta di una scelta recente, ma di un percorso costruito nel tempo, che oggi diventa parte integrante del racconto e della credibilità della denominazione. Il filo che unisce passato e presente resta comunque la dimensione culturale. Le celebrazioni dedicate a Francesco Redi non sono solo un omaggio, ma un modo per ribadire che a Montepulciano il vino è sempre stato anche conoscenza, linguaggio e identità. Alla fine, Montepulciano si muove in equilibrio tra ciò che è stato e ciò che sta diventando. Il Rosso guarda avanti, il Nobile consolida la propria profondità, le Pievi ridisegnano la geografia del racconto. In mezzo, un territorio che non si limita a produrre vino, ma prova a raccontarsi e a farsi capire meglio; ed è probabilmente qui che si gioca la partita più importante.

Wine Reporter

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