Cresciuto su un’isola remota nell'atollo di Noonu, Ahmed Siyam Mohamed ha saputo mettere in piedi un progetto imprenditoriale che punta su umanità e qualità. Così, oggi il sapore autentico delle Maldive si assapora nei suoi Sun Siyam Resorts
Crediti fotografici: Marco Carulli
Il luogo e la storia di Sun Siyam Resorts
Nell’Oceano Indiano, lungo la linea immaginaria dell’equatore, a sud-ovest di India e Sri Lanka, si trova un arcipelago formato da poco meno di 1.200 isole coralline organizzate in 26 atolli naturali. Le Maldive, remoto luogo del desiderio per qualcuno, meravigliosa realtà per chi le ha potute raggiungere dopo un lungo viaggio, sono uno Stato insulare che ha come capitale Malé. Con il settimo sistema di barriera corallina al mondo, esteso su una superficie di circa 4.500 chilometri quadrati, il mondo sottomarino delle Maldive conta 258 specie di coralli e 1.100 di pesci. Flora e fauna terrestri, con un 12% della superficie coperta da mangrovie – fondamentali per il mantenimento della biodiversità – sono uniche.


Tutto questo in un contesto climatico in cui le temperature non scendono sotto i 25 °C, l’umidità è sempre piuttosto elevata ma mitigata da una brezza marina costante. Il mare, a prova delle persone più freddolose, conserva una temperatura media di 26 °C. Due le stagioni: il monsone da nord-est, da dicembre a metà maggio, con cieli sereni e giornate asciutte, e il monsone da sud-ovest, da metà maggio a novembre, caratterizzato da sporadiche piogge. Per la cronaca, noi ci siamo stati a giugno e di pioggia ne abbiamo vista davvero poca. Ahmed Siyam Mohamed, fondatore di Sun Siyam Resorts, è cresciuto in un’isola remota, in un contesto familiare modesto, in cui l’idea di ospitalità era una pratica sociale quotidiana: ecco perché i concetti di “home” e “family” sono centrali nella narrazione del marchio nato nel 1990. Una visione maturata in una crescita personale e imprenditoriale costruita passo dopo passo, in cui l’ospitalità non si è mai basata su un modello importato o imitato, ma sulla naturale evoluzione di un patrimonio culturale vissuto ogni giorno sulla sua pelle.


Tutto parte con un’attività di agenzia di viaggi, negli anni in cui il turismo maldiviano era ancora in fase embrionale, con l’idea non tanto di replicare modelli di lusso internazionali – poi ampiamente diffusi dalle grandi catene worldwide – quanto di tradurre l’ospitalità maldiviana in un linguaggio contemporaneo, con una forte presenza di staff locale, figure chiave fatte crescere all’interno e un’idea di lusso differente, più legata a informalità, emozione e relazione, umana. Dopo l’apertura di Sun Siyam Vilu Reef nel 1998, le strutture sono cresciute fino a sei tra Maldive e Sri Lanka. The House of Siyam, il cui claim è ‘The Home of the Maldivian Spirit’, si articola in tre tipologie di resort: Luxury, ovvero la cura dell’eleganza, al Sun Siyam Iru Fushi sull’atollo di Noonu, dove si trova la splendida Thalgo Spa del Dr. Rahul Krishna; Lifestyle, più vivace e dinamica (Sun Siyam Olhuveli e Siyam World); e Privé, romantica, intima ed esclusiva (Sun Siyam Vilu Reef, Sun Siyam Iru Veli e Sun Siyam Pasikudah in Sri Lanka).


Alla scoperta di Sun Siyam: la filosofia
È un mondo molto attento alla sostenibilità e all’ambiente, quello di Sun Siyam, con un focus su tutela marina e supporto alle comunità isolane, e azioni concrete che vanno dal “reduce, reuse, recycle” di Siyam Cares ad attività didattico-interattive come la reef restoration, dove i coralli danneggiati ma ancora vivi vengono fissati a una struttura in acciaio (spider, per la sua forma simile a una ragnatela) e poi riposizionati in mare in un’area adatta alla nuova crescita. Visioni vecchie e stereotipate raccontano che alle Maldive si tenda ad annoiarsi e a mangiare in modo poco curato. In realtà la nostra esperienza è stata tutt’altro che noiosa, anche perché le attività a cui dedicarsi sono tante e tali che il tempo passa in un istante. Merito della creatività di Sara Siyam, direttrice del marketing dei resort, la quale a Siyam World, la più recente struttura, ha dato vita a un vero e proprio polo dell’intrattenimento interattivo.


Anche sul fronte gastronomico i “sentito dire” vanno smentiti con decisione: l’offerta è estremamente variegata ed è impossibile non trovare uno stile che faccia al caso proprio. Vale inoltre la pena citare il progetto “Chef Residencies”, pensato per offrire agli ospiti la possibilità di cenare con professionisti reclutati tra firme di prestigio, stellate e non, tra cui italiani come Jacopo Chieppa di Equilibrio di Dolcedo in Liguria e Gloria Clama, finalista dell’ottava edizione di MasterChef Italia, di Indiniò a Raveo in Carnia. Al Siyam World merita una sosta Kaage (“sala da pranzo” nella lingua locale divehi), ristorante dedicato alla tradizione dell’arcipelago: qui abbiamo potuto assaggiare una serie di piatti tipici maldiviani, rivisitati ma non troppo, come l’eccellente Kukulhu Riha, un saporito curry a base di pollo, preparato con spezie locali e arricchito dal cocco, a dare cremosità e profondità aromatica alla salsa.

Scenografica e gustosa anche l’esperienza al Takrai, locale thai pieds dans l’eau con una cucina di ottimo livello, in particolare per quel che riguarda le zuppe. Non mancano generi più europei per chi non ha voglia di sperimentare gusti alternativi, anche se noi consigliamo caldamente di stare dalla parte delle cucine maldiviana, indiana e asiatica, decisamente più nel mood (e nelle mani) di chi le prepara. Gli amanti del vino non rimarranno delusi, soprattutto scegliendo di cenare al Barrique, la suggestiva cantina sotterranea sotto la supervisione del sommelier Winston Travasso, che ospita circa 6.000 bottiglie, con un abbinamento enologico internazionale studiato pescando da una collezione di 210 etichette provenienti da 16 Paesi produttori: dai grandi italiani come Sassicaia e Ornellaia ai francesi Château Latour e Château Mouton Rothschild, con prezzi che vanno dai 50 ai 3.000 dollari.



Dal più recente al primo aperto dei resort: il Sun Siyam Vilu Reef, sull’isola di Meedhuffushi nell’atollo di South Nilandhe, è più piccolo, intimo e raccolto, con una bellissima spiaggia bianca e una barriera corallina particolarmente ricca e affascinante, ma soprattutto a poche bracciate dalla riva e facilissima da visitare anche per i neofiti dello snorkeling. Qui, tra ville sulla spiaggia – alcune con piscina privata – e camere overwater da cui godere dello spettacolo di albe e tramonti, ci si può divertire con l’offerta culinaria curata dall’executive chef Nitin Jain, partito dall’India tra The Oberoi di New Delhi e The Imperial, passato dall’americana Carnival Cruise Lines e dall’Accor M-Gallery Sofitel di Phuket, arrivato alle Maldive dopo aver toccato l’Europa: ventisei anni di cucina internazionale ad alto livello, un profondo legame con l’arcipelago e un progetto personale, “NJ Simply Culinary”, format digitale incentrato su cucina semplice, sana e accessibile, che unisce sviluppo di prodotti, food content, creazione di menu e consulenze.


Una gran bella cena indiana quella a cui abbiamo partecipato, articolata con un’attenzione che ci ha fatto pensare a un’esperienza da stella, grazie a piatti studiati con precisione e tecnica. Decisamente riuscita anche il breakfast da Athireege, fedele riproduzione dell’abitazione tipica locale, dove godere una ricca colazione maldiviana – più salata che dolce – a piedi nudi sulla sabbia: a partire dall’insalata mas-huni con tonno affumicato, cocco grattugiato fresco, cipolla rossa sottilissima, succo di lime e peperoncino, da raccogliere con le mani grazie al roshi, una sorta di pane chapati piatto, elastico e appena tostato.

Alla fine, quel che resta dell’esperienza non è soltanto la bellezza quasi irreale di certi angoli e degli atolli che si sorvolano in idrovolante per arrivare a destinazione. La sensazione concreta è quella di un’ospitalità che nasce dalla cultura viva e autentica dello spirito creato da Ahmed Siyam Mohamed e non come un’immagine delle Maldive da cartolina patinata.