Bellinzona è una città da conoscere, affascinante anche sotto una pioggia ininterrotta com’è capitato a noi. Fra siti storici, mercati pieni di sapori e natura, il perfetto itinerario travel per scoprire il Ticino.
La città nasce come dispositivo strategico, un luogo da cui controllare, proteggere e allo stesso tempo favorire gli scambi, commerciali e non. La Valle del Ticino qui si stringe, di fatto obbligando nei secoli il transito in un vero e proprio corridoio naturale tra mondo alpino e Mediterraneo: da qui sono passati eserciti, mercanti, viaggiatori e pellegrini. Questa funzione di soglia spiega anche il suo assetto urbano, con i castelli e le mura a presidio, uno dei sistemi fortificati più completi d’Europa. A partire dall’imponente Castelgrande, il cui impianto si trova su una collina abitata fin dalla preistoria, con la rocca che sembra quasi affiorare naturalmente dalla roccia. Da quassù si legge la mappa di Bellinzona: i tetti ordinati del centro storico, le arterie che si allungano verso nord e sud, la valle che si apre.


Lì attorno anche Montebello e Sasso Corbaro, a comporre una raffinata regia militare, con visuali incrociate, profondità difensiva e controllo del territorio. Non si tratta quindi solo di tre castelli isolati, ma di un sistema pensato come unico organismo che anche l’UNESCO riconosce come straordinario esempio di architettura fortificata medievale alpina. Il centro storico di Bellinzona è un elegante susseguirsi di portici, piazze e facciate lombarde: la Chiesa collegiata dei Santi Pietro e Stefano domina con la sua facciata rinascimentale in pietra chiara; a pochi passi, il Palazzo Civico e ancora il Teatro Sociale, cuore della vita culturale cittadina. Splendido il Museo Villa dei Cedri, immerso in un grande parco verde a disposizione di arte e tempo lento, che racconta Bellinzona come città contemporanea. Il Mercato di Bellinzona del sabato trasforma il centro storico in un luogo di gola, con piazze e vicoli che si riempiono di banchi colmi di bontà locali di ogni genere: formaggi d’alpeggio, salumi artigianali, verdure di stagione, pani, piccoli produttori che raccontano il proprio lavoro con orgoglio.


Vale la pena salire al Monte Carasso, sia a piedi sia con la breve funivia, per arrivare a una dimensione più rurale e spirituale del territorio. Curzútt è un luogo che pare sospeso nel tempo: il suo nucleo affonda le radici nel Medioevo; i primi documenti risalgono al XIII secolo. Nato come piccolo insediamento rurale, era abitato da famiglie dedite a pascolo, fienagione e coltivazioni terrazzate. Le case in pietra, tipiche dell’architettura alpina ticinese, molte restaurate con criteri filologici, risalgono in gran parte tra XIII e XV secolo, come la bella chiesetta di San Barnard. Oggi Curzútt è anche un sorprendente luogo di ospitalità gastronomica con il Ristorante Ostello Curzútt. Qui si gusta una cucina ispirata alla tradizione, semplice ma giocata su ottime materie prime, come quelle dei taglieri di salumi e formaggi, davvero di qualità eccellente. Molto buoni anche i piatti caldi, come gli gnocchi di patate con castagne glassate, crema di zucca e fonduta di erborinato ticinese e la lombatina di capriolo con contorni autunnali e jus di mirtilli rossi. Non manca un’interessante scelta di vini ticinesi, merito del gestore, arrivato quassù dopo importanti esperienze in hotel di prestigio.


A proposito di gastronomia, vale la pena salire anche all’Osteria Sasso Corbaro, sia per il luogo in sé sia per il bellissimo panorama sulla città. Si mangia all’interno della spettacolare fortezza: la cucina ha uno stile contemporaneo e rispetta prodotti e tradizioni locali, che lo chef Athos Luzzi traduce in piatti generosi. È il caso delle pappardelle con ragù di lepre, funghi porcini e mirtilli rossi, ma anche della succulenta lombata di capriolo con spätzli, poire à bôtzi, cabis, verza e castagne. Anche la cantina presenta un eccellente assortimento di etichette. Una bella esperienza, di concretezza e sapore, si può fare al Grotto San Michele, tra le mura e i vigneti di Castelgrande, con una cucina che si può gustare sulla scenografica terrazza o nella sala a volta. Qui si valorizzano materie prime a marchio Ticino Regio Garantie e si possono assaggiare piatti della cucina medievale secondo le ricette di Maestro Martino. Tra questi, il golosissimo formaggino di capra tiepido servito su un sasso caldo con erbette speziate e il risotto mantecato alla barbabietola con fonduta di formaggio blu di Sonvico e speck. Da provare anche la panna cotta allo yogurt di montagna con salsa all’uva Isabella che arriva dal pergolato del ristorante. Anche qui si beve bene.


Anche al ristorante La Tureta, nel palazzo settecentesco trasformato in omonimo, confortevole boutique hotel, si trova una cucina moderna, con grande attenzione al prodotto e servizio elegante, accompagnata da una carta dei vini ben strutturata. Tutto è preparato in casa da una brigata giovane, dalle paste fresche alle altre lavorazioni, dessert inclusi. Se è molto buona la crema di zucca all’erba cipollina, non sono da meno gli spaghetti con funghi porcini, fonduta di blu ticinese e guanciale croccante. Si termina in dolcezza con l’ottima cheesecake al lampone. Oltre alle tappe a tavola, vale certamente la pena una visita alla Chocolat Stella, fabbrica di cioccolato con un negozio aziendale ricco di ogni ghiottoneria a base di cacao che non deluderà gli appassionati più esigenti.

Il Bellinzonese non è solo fortezze, arte e gastronomia: è anche terra di colline vitate in cui il microclima rende eccellente una varietà come il Merlot, che da oltre un secolo definisce l’identità enologica ticinese. Abbiamo avuto modo di assaggiare i vini di Cantina Cagi, memoria storica della viticoltura locale, e quelli di Cantina Settemaggio, con una lettura più contemporanea, attenta a parcelle, microvinificazioni ed espressione del territorio.
