Il direttore responsabile della testata racconta pregi e virtù di una delle riviste enogastronomiche più influenti del settore.
La sua intera carriera all’interno del Gambero Rosso si potrebbe paragonare a quelle delle bandiere calcistiche come Totti e Maldini. Dopo aver studiato nell’Academy del giornale fondato da Stefano Bonilli nel 1986, aver fatto uno stage ed essere entrato ufficialmente in redazione, Lorenzo Ruggeri ha assunto l’incarico di Direttore Responsabile della testata nel 2024. Il restyling del sito internet, il lancio della piattaforma Gambero Rosso Tv e la prima guida (Berebene) totalmente in digitale sono solo alcuni dei successi che Ruggeri ha firmato alla guida dell’azienda. I prossimi step? Un’app dotata di intelligenza artificiale, contenuti in inglese e un racconto sempre più sincero e meritocratico dell’enogastronomia italiana e internazionale.

Tra poco saranno due anni alla guida del Gambero Rosso, qual è il bilancio?
È stato un periodo intenso, da direttore hai una prospettiva diversa rispetto al ruolo da giornalista: è un incarico stimolante e sono grato della squadra che ho a disposizione. Insieme abbiamo migliorato e implementato diversi filoni, dal linguaggio editoriale del sito e del cartaceo a quello inerente le guide, con un’attività di scouting costante. Il 2026 poi sarà un anno cruciale per noi, festeggeremo i 40 di Gambero e per l’occasione cureremo una serie di progetti speciali inediti.

Può dirci quali?
Certamente. Il 19 e 20 giugno saremo a Napoli dove ospiteremo un evento dedicato al Mediterraneo. Una festa che sarà un momento di confronto tra gli artigiani del gusto e in cui inviteremo gli chef più importanti di questo bacino geografico. Presenteremo la Guida del Pane, dell’Olio e delle Gelaterie e premieremo i prodotti più significativi del Mediterraneo come la pasta, i capperi, il tonno e le alici, in linea con il discorso inerente le classifiche merceologiche, una prerogativa che ha sempre contraddistinto il Gambero Rosso. Il 25 e il 26 ottobre festeggeremo i 40 anni alla Nuvola di Roma e per l’occasione sveleremo le nuove edizioni de la Guida Ristoranti, i Tre Bicchieri, la Guida Pizzerie e la Top Italian Food. Ci sarà ovviamente un numero speciale della rivista dove riprenderemo gli approfondimenti e gli articoli salienti della nostra storia.

Nonostante la crisi della carta stampata e la crescente fruizione online delle notizie, crede ancora che le guide siano uno strumento utile nonché identitario per il gruppo editoriale?
Assolutamente si. Noi siamo dei selezionatori di prodotto e narratori razionali: per ogni guida abbiamo degli specialisti che si occupano tutto l’anno delle tematiche per cui sono incaricati. Sono costruite attraverso un gran lavoro di selezione e scouting e stimolano il confronto tra le insegne citate creando un clima di sana competizione, consentendo di raccontare il cambiamento e dare voce alle novità. Inoltre le singole storie servono a portare l’attenzione su uno specifico tema che poi viene approfondito tramite gli articoli del sito, il magazine e i contenuti televisivi della nostra piattaforma.

Quest’anno non verranno pubblicate le guide street food e sushi. Come mai?
Abbiamo ragionato sul fatto che alcune di esse perdevano di senso concepite annualmente. In quest’ottica l’edizione dedicata al sushi abbiamo preferito ometterla, considerando che le insegne più meritevoli saranno comunque presenti nelle guide di Roma e Milano e in quella Ristoranti, così come non mancherà il loro racconto sul magazine e sul digitale, dove diamo ampio spazio anche ai locali street food.

I numeri del sito internet sono tra i migliori del settore. Come va invece il compartimento dedicato alla tv?
Sul digitale stiamo spingendo perché sappiamo che è il presente e il futuro dell’informazione. L’anno scorso insieme al restyling del sito abbiamo lanciato anche Gambero Rosso tv, fruibile gratuitamente sia sul digitale terreste che su Sky ma c’è ancora un ragionamento in atto: portare le persone su una piattaforma è più complesso, per questo motivo stiamo (ri)puntando anche sul canale YouTube. L’idea è quella di individuare nuovi talenti e lanciare nuovi temi.
Il mondo del vino è la sua passione più grande. In virtù di tutte le diatribe che ci sono oggi tra no alcool, vini naturali vs convenzionali e un eccesso di storytelling, qual è secondo lei il modo corretto per raccontarlo?
Mi rendo conto che per raccontarlo bisogna capire in primis a chi si parla e poi cosa sa il pubblico rispetto al mondo del vino. Il compito di noi giornalisti è quello di utilizzare un registro linguistico più semplice e immediato e dare diverse chiavi di lettura, come per esempio lo stile del produttore o la storia del territorio dove viene coltivato quel determinato vitigno. I consumi sono in calo, quindi ancor più importante diventa raccontare quello che ruota attorno al mondo vino.

Il mensile cartaceo è arrivato al numero 409. Quali sono i segreti dietro al suo successo?
Vedere quel numero fa impressione. Da Stefano Bonilli in poi si sono succeduti una straordinaria sequela di professionisti che ci hanno permesso di arrivare a questo livello ed essere addirittura quotati in borsa. Noi saremo sempre dalla parte del prodotto grazie al rigore e all’indipendenza delle nostre scelte. La nostra forza? Essere leggeri ma sfrontati. Il Gambero è un laboratorio di idee permanente dove si scrive, si fanno eventi, si registrano programmi televisivi e ci si forma con l’Academy.