Jessica Rosval approda sul set di MasterChef mostrando l’umanità dietro ai piatti e i legami dietro ai progetti: con lei, la squadra di Roots, format virtuoso d’integrazione sociale. Nel frattempo, fioccano i riconoscimenti per la cucina coraggiosa di Al Gatto Verde. L’ultimo in ordine di tempo? L’inserimento di un dessert “al midollo” tra i fine pasto più esaltanti del 2026 per 50 Best.
Foto di copertina: Andrea Di Lorenzo
"Portare a MasterChef il team di Roots ha dato un senso profondo alla puntata: non ero lì solo come cuoca, ero parte di un progetto collettivo". Quando le chiediamo di commentare l'approdo sul piccolo schermo nella quindicesima edizione del food talent per antonomasia, Jessica Rosval sposta delicatamente l'attenzione verso gli "altri": per la chef l'inclusione non è mai stato un ingrediente casuale, ma il segreto di una ricetta che vale solo se realmente condivisa.

In primo piano c'è lo sguardo scaldato dal calore del gruppo, che davanti alle telecamere brilla più delle luci di scena: "La cucina, in quel momento, non era competizione o spettacolo: si è tradotta, invece, in un linguaggio comune. E poter raccontare una storia di solidarietà, formazione e possibilità su un palco nazionale è stato potente". Una forza comunicativa che poggia salda su Roots, progetto grazie a cui la coesione sociale si fa vettore culturale. Se nel 2025, infatti, la Rosval ha inanellato una sfilza di traguardi Al Gatto Verde (basti pensare al 92° piazzamento nella classifica The World's 50 Best Restaurants 2025, ai 5 Cappelli de l'Espresso e alla riconferma di stella Michelin e stella verde per la sostenibilità), il suo pensiero oggi va in primis al lab modenese di via Francesco Selmi 67, capace di offrire impiego alle donne migranti per trasformarne il ricettario di appartenenza in un autentico best seller comune.




Tornando a MasterChef, abbiamo raggiunto Jessica per un'intervista in occasione della messa in onda ufficiale.
Jessica, durante le riprese c'è stato qualche concorrente che ti ha colpita nello specifico?
"Più che un singolo concorrente, mi ha colpita chi è stato capace di ascoltare, di mettersi in discussione, di cucinare con attenzione e rispetto".
Torneresti in trasmissione il prossimo anno?
"Se ci fosse di nuovo spazio per raccontare qualcosa che va oltre il piatto e per dare visibilità a percorsi come Roots -dunque, per parlare di cucina come strumento sociale- assolutamente sì! Quando la televisione diventa megafono di storie che hanno un impatto significativo, credo valga la pena esserci".


Questo è stato un anno pieno di riconoscimenti per te. C’è qualcosa che ricordi con particolare emozione?
"Certo, i riconoscimenti fanno sempre piacere. Vedere Al Gatto Verde entrare nella extended list dei World’s 50 Best, o aprire le porte a cuoche e cuochi arrivati da tutta Italia e dal mondo per cucinare con noi a Identità di Fuoco, sono state grandi emozioni. Non tanto per i numeri o gli eventi in sé, ma per quello che rappresentano: un lavoro corale che viene compreso anche fuori dalle nostre mura".
Ed ecco che il discorso torna sulla squadra; su tutti quei piccoli, grandi goal che portano ogni membro a camminare dritto con le proprie gambe un passo alla volta.
"Ciò che mi entusiasma è vedere il team muoversi sperimentando una maggiore libertà creativa", confessa Jessica.


"Al Gatto Verde la brigata è uno spazio aperto, dove le idee circolano senza paura e la curiosità nutre il lavoro quotidiano. È un luogo in cui mi lascio ispirare dall’Italia, attraversandola non solo nello spazio, ma anche nel tempo: dai territori alle storie, dalle tecniche alle memorie collettive. Quando questo spirito viene percepito anche dall’esterno, capisci che il percorso è quello giusto".


Così, ciascun menu accoglie impulsi plurali, generando signature destinati a stamparsi coraggiosamente sul palato. Lo dimostra un fine pasto realizzato nientemeno che col midollo e -non a caso- inserito da 50 Best nella lista dei dessert più spiazzanti al mondo per il 2026. Il colpo d'occhio restituisce l'impressione della lava, complice una crema di caramello al carbone che evoca la cottura su brace (uno stile in cui Jessica si esprime sin dal buongiorno col brunch di Casa Maria Luigia, ferma restando la proposta Al Gatto Verde)


Puoi spiegarci come è nata l’idea e come il midollo viene integrato nella preparazione?
"Il dessert nasce all’interno del menu degustazione Chiaroscuro, un itinerario dedicato al contrasto e alla convivenza degli opposti. Luce e ombra, dolce e salato. Il midollo, del resto, rappresenta un prodotto profondamente legato al repertorio salato -quasi primitivo per storia ed utilizzo. In questo piatto non è presente per sorprendere, bensì col preciso intento di dare profondità e struttura all'assaggio. Viene lavorato con cura e premura, in modo tale da apportare rotondità e persistenza senza mai diventare un elemento dominante".

Poi c'è il pepe!
"Esatto. Il pepe nero e il frutto della passione creano insieme lo stacco necessario, apportando freschezza, acidità e una leggera spinta aromatica. È un epilogo che non chiude in modo netto, ma rimane sospeso, come una domanda più che una risposta".
Da un lato il total dark del carbone, dall'altro i riflessi della foglia oro sul semifreddo al frutto della passione: un punto interrogativo che rilancia la fame di curiosità. Perché, in fondo, ogni "prova in esterna" è un finale aperto sino all'ultimo affondo di cucchiaio.
