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Piazzetta Milù: il divertimento è appena iniziato con i fratelli Izzo alla guida del ristorante di famiglia

di:
Luciana Squadrilli
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Ristorante Piazzetta milu

Rigore, divertimento, territorio, creatività. Tutto questo si ritrova nell’esperienza da Piazzetta Milù, il bel ristorante della famiglia Izzo a Castellammare di Stabia. A guidare la cucina il giovane Maicol, in sala i fratelli Valerio ed Emanuele.

La Storia

Un locale nato come pizzeria e braceria che diventa un ristorante raffinato con tanto di stella Michelin, una famiglia affiatata, tre fratelli in gamba che trovano ognuno il proprio ruolo e la propria strada lavorando insieme.  Quella di Piazzetta Milù, il ristorante della famiglia Izzo a Castellammare di Stabia – cittadina che segna l’inizio della Penisola Sorrentina, stretta tra il Golfo di Napoli e i monti Lattari – potrebbe sembrare una bella storia a lieto fine. Ma la verità è che siamo solo all’inizio. Maicol, il più giovane dei tre fratelli Izzo (classe 1993) è rientrato da qualche mese, dopo aver fatto esperienze di quelle che lasciano il segno in importanti cucine europee: dal premiatissimo Mirazur di Mauro Colagreco al Tickets di Albert Adrià, dopo aver mosso i primi passi al fianco di Gennaro Esposito alla Torre del Saracino.


Dopo un breve “acclimatamento” ma con le idee già ben chiare – da Barcellona a Castellammare, il passo non è poi così breve – Maicol ha preso la guida della cucina del ristorante, alla quale si erano avvicendati negli ultimi anni colleghi dal talento altrettanto evidente: da Cristoforo Trapani, oggi al timone dello stellato La Magnolia all’Hotel Byron di Forte dei Marmi, a Luigi Salomone che nel 2016 ha portato la prima stella a Castellammare.


Maicol ricompone così il “trio” formato insieme ai fratelli Emanuele – delegato AIS della Penisola Sorrentina, miglior sommelier d’Italia per guida di Identità Golose 2019, appassionato conoscitore di etichette di vino e Champagne e mastro di chiavi della bella cantina sotterranea – e Valerio, maître dai modi spigliati ma impeccabili ed esperto di cocktail e distillati. A coordinare il tutto – e a seguire la cottura delle eccellenti carni alla brace, dal Wagyu di Kobe al Black Angus, sua grande passione e spunto iniziale del locale – c’è sempre il padre Michele, mentre la signora Lucia accoglie gli ospiti con un sorriso.


Il ritorno di Maicol, chef titolare dal febbraio 2019, segna una svolta importante per il ristorante: non tanto per un cambio di rotta in cucina – che mantiene un’impronta creativa ma legata al territorio e alle sue tradizioni, spingendo però ulteriormente sul pedale dell’approccio ludico alla tavola – quanto perché così si completa in qualche modo un cerchio che è al tempo stesso familiare, territoriale, di visione.

E, come dicevamo, il divertimento è appena iniziato.

Il Ristorante

Passando in automobile o a piedi lungo il corso Alcide de Gasperi, che corre parallelo al lungomare di Castellammare, l’ingresso di Piazzetta Milù potrebbe passare inosservato soprattutto di giorno (alla sera, l’insegna luminosa fa il suo dovere). Basta questo a dare la cifra del locale della famiglia Izzo: raffinato ma senza ostentazione, con profonda cura ai dettagli – a cominciare dalla mise en place dei tavoli, minimale ma di grande ricercatezza, con il tovagliato lungo e il vasellame originale  – se pur all’insegna della sobrietà, con una piacevole atmosfera familiare che invita a godersi l’esperienza in tutto relax.


Accolti dalla cucina a vista – una sorta di open space con la griglia sul fondo –  in cui è all’opera una brigata giovane e precisa, si accede alla sala principale che s’intravede anche dalla vetrata esterna. I tavoli (35 coperti, curati al meglio) sono ampi e ben distanziati, con sedie e comodi divanetti, un’illuminazione indovinata e alcuni tavoli d’appoggio – ma pure una scintillante Berkel e le nicchie alle pareti colme di distillati di pregio – a dare vivacità.


Ma non è tutto qui: c’è pure un piccolo soppalco, con balaustra di vetro, per cenare in tutta tranquillità senza essere del tutto esclusi dall’esperienza del ristorante. E, come già accennato, la cantina sottostante: scavata nel tufo delle fondamenta del palazzo per accogliere circa 1000 etichette di vino provenienti da tutto il mondo, vale la pena visitarla con la scorta premurosa di Emanuele, che ne conosce ogni segreto.


Infine, una “dependance” non di poco conto: l’orto di famiglia, un piccolo appezzamento nella frazione di Schito che era già nota ai Romani per il suo terreno fertile e vocato all’agricoltura. Qui, con metodi biologici, gli Izzo coltivano ortaggi – a cominciare dai pregiati carciofi locali –, frutta ed erbe aromatiche utilizzate in cucina, e allevano le galline per le uova.

I Piatti


Maicol è tornato a casa con le idee ben chiare. Lo si capisce fin dallo “stuzzico” iniziale, una sequenza di assaggi da mangiare per lo più con le dita – spesso prelevandoli da originali supporti come le mani in ceramica che reggono le pizzelle fritte da intingere in un estratto di alghe, il padellino di ghisa che accoglie la spugna di broccoli con estratto di salsiccia o la grande conchiglia da cui bere un intenso e iodato dashi di vongole alla brace – accompagnati da un buon cocktail preparato da Valerio o dalle bollicine scelte da Emanuele.


Ma ancora di più con il “drink” di estratto di finocchio, servito in una tazza a forma di pugno e da bere con la “cannuccia” fatta con il fusto del finocchio stesso. Un’esplosione di freschezza che resetta il palato e lo prepara a ciò che arriva in seguito, alternando squisite reinterpretazioni della tradizione locale – impossibile resistere alla scarpetta di Pane e Ragù, di cui non resteranno nemmeno una briciola e una goccia – a preparazioni insolite come il mischiato potente (pasta mista di Gragnano) con cavolfiore, provola e lievito madre, o gli strepitosi spaghetti di Gragnano al limone e nduja di gamberi rossi, che giocano su freschezza e intensità con la testa cruda del gambero servita a parte da succhiare; già un must del menu.


Come lo è pure – stagione permettendo, ovviamente – il buonissimo carciofo alla brace da mangiare con le mani sfogliandolo un “petalo” alla volta, che viene sostituito da altri ortaggi stagionali nell’antipasto dedicato a “Via Schito 42”.


Tra i secondi – griglia a parte – si può scegliere ad esempio tra l’impeccabile pesce al limone con porri alla griglia, o il maialino con ostriche e cetriolo che non rinuncia al profumo iodato del mare, una delle note distintive della cucina di Maicol. Noi, dal menu di marzo, siamo rimasti colpiti anche dal più azzardato ma squisito calamaro alla brace farcito di lingua al ragù napoletano e laccato con il suo nero, in un’inedita e interessante proposta mare&monti.


Ma le sorprese non sono finite: il predessert è una “spremuta” di agrumi e foglie da bere direttamente dallo spremiagrumi, prima di assaggiare le proposte dolci eleganti e mai stucchevoli. Come la deliziosa e raffinata Rosa di mela annurca i cui “petali” sono serviti in un decotto di rosa e pepe rosa, accompagnati da un gelato di mela e da un cocktail di vermut rosa e cannella.

Indirizzo

Piazzetta Milù

Corso Alcide de Gasperi, 23, 80053 - Castellammare di Stabia (Napoli)

Tel. +39 081 8715779

Il sito web 

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