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A Lucca torna Cook_inc. Festival: l’evento unico dove il cibo incontra arte, musica e scienza

di:
Elisa Erriu
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Il 13 settembre La Filanda di Lucca ospita la nuova edizione del Cook_inc. Festival: 18 chef italiani e internazionali insieme ad artisti, musicisti, scienziati, produttori e imprenditori per una giornata in cui la cucina diventa il punto di partenza per attraversare mondi diversi.

A Lucca, per un giorno, la cucina smette di stare al centro del piatto. Si sposta altrove, entra nell’arte, incontra la scienza, prende il ritmo della musica, attraversa il vino, la moda e il design. È questa la direzione del Cook_inc. Festival, che il 13 settembre torna in città dopo la prima edizione del 2024, trasformando La Filanda in un luogo di incontro fra persone e discipline apparentemente lontane. Diciotto chef italiani e internazionali, insieme ad artisti, produttori, musicisti, scienziati e imprenditori, costruiranno una giornata in cui il cibo sarà soprattutto un punto di partenza: per parlare di territori, ricerca, memoria, corpo e contemporaneità.  La rivista indipendente diretta da Anna Morelli, nata quindici anni fa a Lucca e dedicata alla cultura gastronomica internazionale, porta così fuori dalle proprie pagine il suo modo di guardare al cibo: non come un mondo chiuso e autosufficiente, ma come una lente attraverso cui osservare la contemporaneità, le sue trasformazioni e le relazioni che nascono quando discipline apparentemente lontane si incontrano. Per una giornata, la cucina sarà quindi il punto di partenza di un percorso che attraversa arte, musica, scienza, design, moda e imprenditoria, mettendo attorno allo stesso tavolo 18 chef italiani e internazionali, produttori, artisti, musicisti, ricercatori e professionisti.

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Anche il luogo scelto per questa seconda edizione segue la stessa logica. La Filanda, nel centro storico di Lucca, è oggi lo studio di un artista berlinese e conserva già nelle proprie architetture e nella propria atmosfera una forte identità creativa. Non una semplice sede, dunque, ma uno spazio che entra nel racconto e contribuisce a costruirlo.

Una giornata per parlare senza tradurre

Il Festival prenderà il via alle 13.30 con un light lunch affidato a Forno Brisa, Faro e Panificio Davide Longoni, realtà riunite nel progetto Breaders, che mette insieme alcune delle esperienze più interessanti della nuova panificazione italiana. Attorno al pane si costruirà così il primo momento di condivisione della giornata, accompagnato dalle bevande botaniche analcoliche di Feral, dalle birre Baladin e dal caffè specialty di Aliena e Brisa Coffee Roasters, servito da La Marzocco. Sarà proprio il pane a diventare materia per interrogarsi sul concetto di confine. L’installazione “Di bocca in bocca – Confini edibili”, realizzata da Anarchia Alimentare insieme a Carla van den Berg e Andrei Knst, esplorerà infatti i confini geografici, culturali e alimentari attraverso un elemento quotidiano che da secoli attraversa popoli, territori e abitudini. Un alimento semplice, ma capace di diventare linguaggio, memoria e punto di contatto.

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L'ultimo numero della rivista dedicato allo sport

Da qui prenderà avvio la parte dedicata all’ascolto, introdotta da Paolo Vizzari, narratore gastronomico, che accompagnerà il pubblico attraverso una serie di interventi brevi e trasversali. Quattro voci provenienti da mondi differenti porteranno sul palco domande che partono dal cibo per arrivare altrove. Giorgio Christopulos e Marco Ambrosino si interrogheranno sulla semantica del cibo, partendo da una domanda tutt’altro che scontata: può la cucina essere considerata una lingua, con una propria grammatica e un sistema di significati? Parlare di ingredienti, gusto, nutrimento e scarto significa infatti interrogarsi anche su ciò che il cibo comunica, oltre ciò che semplicemente produce. Per Arianna Occhipinti, invece, parlare di vino significa parlare di amore. La produttrice ripercorrerà vent’anni trascorsi nel mondo del vino attraverso incontri, intuizioni, momenti di accelerazione e altri di arresto: dall’istinto necessario per costruire un sogno alla consapevolezza, al perfezionismo e alla solidità che arrivano con il tempo.

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Lorenzo Ercoli porterà il discorso verso la tecnica e l’alta moda, osservando uno dei paradossi della contemporaneità: quando la ricerca tecnologica e progettuale raggiunge livelli sempre più sofisticati, il risultato può diventare inevitabilmente accessibile a un numero sempre più ristretto di persone. Infine, il ginecologo Francesco De Seta porterà il microbiota fuori dal suo abituale contesto medico, dentro una platea composta da professionisti del gusto, per parlare di quel territorio in cui alimentazione, corpo, salute e comunità microbiche finiscono inevitabilmente per incontrarsi. Dopo i talk, il Festival lascerà spazio all’incontro. Un’ora senza un programma serrato, pensata per vivere le esperienze sensoriali di Feral e La Marzocco, assistere al live painting di Sara La Ruzza e scoprire le opere di Leonardo Martinelli. Perché anche il tempo vuoto, quello in cui non si deve necessariamente ascoltare qualcuno, può diventare parte dell’esperienza.

Dall’aperitivo alla cena: la cucina come lingua comune

Alle 18.00 il Festival parlerà un linguaggio che in Italia conosciamo particolarmente bene: quello dell’aperitivo. Ma anche qui le geografie si sovrapporranno. Le empanadas argentine di Facundo Castellani, chef di Cucina Franca a Milano, incontreranno il sushi di Branzino Aquanaria preparato da Masaki Kuroda di Nida, a Lucca, accanto al Parmigiano Reggiano, al prosciutto cotto tagliato al coltello di Morgante Salumi e al pane di Forno Brisa. Nei bicchieri arriverà il Brut Nature Docg di 1701 Franciacorta, prima cantina biodinamica della Franciacorta, insieme ai cocktail firmati Fratelli Branca Distillerie con Vermouth Carpano, Punt e Mes e Fernet-Branca, realizzati da Marco Macelloni e Margot Pisa. Anche la musica entrerà progressivamente nel racconto, con il live di Carmen & Friends, formazione composta da Carmen Vandenberg alla chitarra, Piero Perelli alla batteria e Lyell Evans Roeder alle tastiere.

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Poi, alle 19.30, arriverà il momento centrale della giornata: una cena pensata lontano dall’idea tradizionale della tavola apparecchiata e molto più vicina a una cucina collettiva, dinamica, attraversata da persone e linguaggi differenti. Saranno 18 gli chef italiani e internazionali coinvolti, riuniti in una brigata temporanea costruita proprio sulle differenze. Dalla Maremma arriverà Agata Felluga di Trattoria Cacciaconti, che cucinerà insieme a Pamela Yung, da New York. Da Milano ci saranno Sara Nicolosi e Cinzia De Lauri di Altatto, mentre Dario Cecchini porterà la propria esperienza da Panzano in Chianti. In cucina arriveranno anche Karime Lopez e Takahiko Kondo, Giorgio Enrico di La Risulta a Perugia e, per Lucca, Lorenzo Stefanini, Stefano Terigi e Benedetto Rullo del Ristorante Giglio. Ci saranno poi Marco Ambrosino e Juri Chiotti del Reis a Chiot Martin, in Val Varaita, mentre la città ospiterà anche Chiara e Silvia Menozzi dell’Osteria La Dritta. Da Istanbul arriverà infine Maksut Aşkar del Neolokal. A chiudere il percorso dolce saranno Lucia De Prai e Marco Primiceri del Ristorante Duo di Chiavari.

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Il senso della brigata è proprio qui: mettere insieme cucine, territori e sensibilità differenti senza chiedere loro di diventare uguali. Ognuno porta il proprio accento, la propria memoria, il proprio modo di intendere il gusto; la cena diventa il luogo in cui queste voci possono convivere. Anche il vino seguirà la stessa traiettoria. Otto cantine artigiane italiane, tra Piemonte e Toscana – Rocco di Carpeneto, Poggio Cagnano, Tenuta Il Quinto, Gazzetta Wines, La Villana, Dumatt, Tenuta di Valgiano e Terre del Sillabo – accompagneranno i piatti con una selezione costruita come una sorta di conversazione parallela. Piccoli territori, vitigni, persone e interpretazioni personali entreranno così nel racconto insieme alla cucina.

Quando il Festival smette di parlare e comincia a suonare

Alle 22.00 il Cook_inc. Festival cambierà ancora ritmo. Il cocktail bar curato da Fratelli Branca Distillerie prenderà il posto della tavola e il DJ set di Alle di Piano Piano Record Store di Trento accompagnerà il pubblico fino a mezzanotte. È forse questo uno degli aspetti più interessanti del progetto: la giornata non segue un unico linguaggio, ma continua a cambiarlo. Il pane lascia spazio alla scienza, la scienza all’arte, l’arte alla cucina, la cucina al vino, il vino alla musica. E in mezzo rimangono le persone, che sono poi il vero filo conduttore di un evento costruito intorno alla possibilità di incontrarsi.

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Dopo la prima edizione, il Festival torna quindi a Lucca con una formula ancora più ampia, ma con la stessa intuizione di fondo: il cibo non è soltanto ciò che mangiamo. È un codice, un gesto, una forma di relazione. Può raccontare un territorio come un vino, interrogare il corpo come la scienza, suggerire un’idea come l’arte, seguire un ritmo come la musica. E forse è proprio quando smette di essere soltanto cucina che il cibo riesce a raccontare davvero il mondo che gli sta intorno.

Per info e acquisto dei biglietti: il sito web

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