Dopo oltre un trentennio di successi, Gennaro Esposito porta la sua Torre del Saracino negli spazi di uno degli alberghi più fascinosi della Penisola Sorrentina. Sullo sfondo, un feeling con la famiglia Russo-Attanasio che ridefinisce le coordinate dell’accoglienza d'autore. Ecco la nostra intervista allo chef campano, dalla genesi del progetto ai piatti in menu, fino al viaggio all’interno di un'intima dimensione dell'ospitalità mediterranea.
Sfilando lungo le terrazze sospese sul Golfo di Napoli, si ha l'immediata sensazione di assistere a un evento di quelli che capitano poche volte l’anno. Sì, perché nella pace ovattata del Bellevue Syrene -cinque stelle lusso affiliato a Relais & Châteaux e recentemente premiato con due Chiavi Michelin- la famiglia Russo-Attanasio ha scelto di fondere il proprio know how di ospitalità con l’inventiva di Gennaro Esposito, dando forma a un ecosistema dove l’alta cucina diventa l'architrave dell'intero soggiorno.


Fuori, la distesa blu cobalto sembra quasi bussare alle vetrate, screziando di riflessi marini il candore degli arredi: prima il timbro dell’acqua a scandire l’affaccio sui balconcini privati delle stanze, poi la promenade nelle grotte interne per arrivare al livello della spiaggia senza nemmeno uscire dall’hotel. E così, mentre gli ultimi preparativi fremono in questa ”gemma sorrentina” del 1820 -tirata a lucido, finora, da 5 generazioni di albergatori- lo chef s’aggira fra i corridoi affrescati con un velo di emozione per l'apertura del 17 settembre 2026, quando la Torre del Saracino passerà ufficialmente da Vico Equense a Sorrento.



“Orizzonte Sorrento”: Gennaro Esposito al Bellevue Syrene. Il futuro di un'icona del Sud
“Del Bellavue ci ha colpiti l’immagine cangiante, con tante sfumature quanti sono i colori del paesaggio: da un lato la bellezza e il contesto di oggettiva esclusività, dall’altro un’accoglienza ‘vera’, come amo spesso definirla”, racconta lo chef a Reporter Gourmet a pochi giorni dall'inaugurazione. “Il posto, di suo, vanta un’allure particolare legata alla dimensione della vacanza: più che una ‘cattedrale’, un’intima dimora del lusso pronta a riservare all’ospite premure decisive. L’idea di ‘traslocare’ dalla nostra sede originaria, quindi, è nata in modo spontaneo, col desiderio di offrire ai clienti un’esperienza totale a Sorrento”.


Una cosa è certa: lasciare Vico, dove l’avventura ha preso il largo oltre tre decenni or sono, necessitava di una motivazione profonda; non a caso, il trasferimento ha richiesto un anno intero di “incubazione”. Eppure, l’ossatura del ristorante resta inalterata, col beneficio di calcare un palcoscenico inedito. E il senso della svolta si legge chiaro negli occhi del patron, che lo condensa in 5 parole: “Un grande ristorante al Sud”. Le differenze? “Più comfort e una maggior quantità di spazi a disposizione” - chiosa Esposito, dipingendo l’assetto della nuova Torre del Saracino - “L’albergo, qui, ci consente di ampliare le vedute, pur mantenendo nel fine dining un numero ragionato di coperti (20-25 d'inverno e massimo 30 d’estate, complice la terrazza open air, ndr)”. Dietro le quinte, l’intervento è stato certosino, “poiché spostarsi non vuol dire semplicemente inserire lo stesso contenuto in un altro contenitore. Significa insistere sul particolare e ambientarsi nel clima di una struttura storica”.




Il fattore umano: le quote rosa e la linfa dei giovani talenti
Se i muri secolari incantano lo sguardo, è il capitale umano ad avviare la macchina. Al pari dei modelli d’hospitality moderni, il sistema appena rodato ha dalla sua una solidità distintiva. “Torre del Saracino preserva un’identità che abbiamo tentato di costruire in modo costante, e che verrà ulteriormente rafforzata dallo spostamento. La cosa che mi rende felice, oggi, è aver raggiunto quasi il 50% di quote rosa grazie all’impegno maturato negli anni: lavoro con figure femminili dalle attitudini formidabili, capaci di creare un ambiente stimolante per tutto il gruppo in cucina, pasticceria ed accoglienza. Inoltre, abbiamo un maître giovanissimo di 24 anni (Luigi Minieri, ndr), con una gran voglia di esprimersi. In lui vedo quel mordente e quell’entusiasmo che sono fondamentali per portare un soffio di freschezza ai tavoli. Sono convinto che chi siede da noi debba respirare empatia già all’arrivo, perché ci dà una dimensione umana”.

Accanto alla spinta generazionale restano le certezze inossidabili. Anzitutto la cantina, affidata all'immancabile "stella polare" del beverage, Giovanni Piezzo: “Una figura importante da 30 anni, con una massiccia esperienza nel campo degli abbinamenti. Essendo in primis un appassionato di cucina, ha un senso dei sapori spiccato che fa la differenza per star dietro all’evoluzione del menu. In più, insieme ci divertiamo: la sinergia è tutto”. E ovviamente i pilastri operativi, con l’executive chef Giuseppe di Martino e il pastry chef Michele Cannavacciuolo, spalle fidate nel backstage.

Il menù "Identità e Territorio": la bussola del gusto e l'integrazione con l'hotel
Nel piatto, la rivoluzione sarà silenziosa eppur percepibile. La proposta di partenza svela un percorso degustazione ripartito in cinque, sette o dieci portate, nonché affiancato da opzioni à la carte che abbracciano pure esigenze vegetariane e vegane. La geografia degli approvvigionamenti non è stata stravolta, semmai estesa. “Ci sposteremo nel raggio di 7 chilometri dalla location precedente, quindi ho mantenuto il legame affettivo con le realtà artigiane di sempre. Tuttavia, Sorrento è ricca di piccoli produttori virtuosi e ci ispirerà costantemente con le sue risorse naturali, dal bottino di pesca alle coltivazioni costiere”.

Impossibile non strappare qualche anticipazione sui piatti che varcheranno la soglia della sala. “Partiremo con un distillato di tutto ciò che ha reso Torre del Saracino un ristorante di grande dignità nel Meridione. Ad esempio, il Risotto al pomodoro cuore di bue, gamberetti e provola e lo Spaghettino con la colatura di alici. Oppure, una ricetta a filo diretto con l’orto a base di Fagiolini, kiwi, erbette e centrifugato di fagiolini, che combina genuinità e trame sovrapposte per mettere a frutto ciascuna parte della materia."



Senonché, il raggio d'azione è destinato ad allargarsi in maniera progressiva: lo chef lavorerà in osmosi con Carmine Bellini, saldo punto di riferimento de La Pergola, per far sì che il tocco della Torre si estenda in futuro al Costiera Bar, agli eventi della residenza ottocentesca Capo Santa Fortunata e persino al dolce agio del risveglio mattutino. “L’obiettivo primario è proteggere il valore di Torre del Saracino”, aggiunge infine il maestro campano. “Al tempo stesso, da qui a gennaio entreremo appieno nel sistema albergo, dal room service alle colazioni, mettendo mani e testa nella creazione di una proposta completa. In tutto questo, mi preme soprattutto rendere l’ospite partecipe e coinvolgerlo nel racconto evoluto dell’insegna. L’abbiamo fatto e continueremo a farlo con il servizio espresso al tavolo, con la gestualità di sala e con la ricerca sul gusto che ci rappresenta”.

Un tratto invisibile capace di unire 35 anni di traguardi a una tela ancora bianca, pronta ad accogliere le tinte rassicuranti della grande ristorazione italiana.
Bellevue Syrene
Piazza della Vittoria, 5, 80067 Sorrento NA
Telefono: 081 878 1024