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Mystery Date: il vino senza etichetta di Martha Stoumen che sfida la degustazione alla cieca

di:
Elisa Erriu
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Copertina Mystery

Niente vitigno, niente annata, niente denominazione: la nuova bottiglia della produttrice californiana nasce per essere degustata alla cieca. E c’è già chi è riuscito a trasformare l’esperimento in un disastroso primo appuntamento

E se, per una volta, fosse proprio l'etichetta a non dirci nulla? Nessun vitigno da indovinare partendo da un indizio, nessuna regione, nessuna annata da leggere prima ancora di versare il vino nel bicchiere. È questa l'idea alla base di “Mystery Date”, il progetto con cui la produttrice californiana Martha Stoumen ha trasformato una bottiglia di vino in un piccolo esperimento per gli appassionati di degustazione alla cieca. Lanciato nella primavera del 2026, il vino porta infatti in etichetta una lunga serie di punti interrogativi al posto delle informazioni che normalmente aiutano a identificarlo. L'obiettivo è semplice: assaggiare, annusare, fare ipotesi e provare a capire che cosa c'è davvero nel bicchiere, lasciando da parte tutti quei riferimenti che spesso condizionano il nostro giudizio ancora prima del primo sorso. 

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Un vino nato per essere un mistero

Martha Stoumen, produttrice della Sonoma County, è conosciuta per il suo approccio poco convenzionale alla viticoltura californiana. Nei suoi vini trovano spazio anche varietà mediterranee poco comuni nella California del Nord, dalla Marsanne alla Roussanne, passando per Nero d'Avola e Negroamaro. L'idea di “Mystery Dateè nata proprio da una di queste varietà meno conosciute. Un collega produttore, che si era ritrovato con un'eccedenza di un'uva rara in California, le propose di acquistarne una parte. Stoumen accettò e si rese presto conto che quel vitigno aveva una caratteristica interessante: alcuni sommelier lo utilizzavano già durante le degustazioni alla cieca perché particolarmente aromatico, ma tutt'altro che facile da riconoscere. Da qui la domanda: perché non trasformare quella difficoltà in parte integrante del vino? Il risultato è una bottiglia che rinuncia deliberatamente alle informazioni normalmente considerate indispensabili. Il nome è “Mystery Date”, mentre sull'etichetta il vitigno, la zona di produzione e l'annata vengono sostituiti dai punti interrogativi. Una scelta che, nelle intenzioni della produttrice, dovrebbe spingere chi beve a concentrarsi esclusivamente su quello che sente.

Via l'etichetta, resta il vino

Il principio è quello della degustazione alla cieca, ma Stoumen non vuole trasformare l'esperienza in un esame per sommelier. La produttrice, che non ha una formazione da sommelier, considera infatti “Mystery Date” soprattutto un invito a giocare. Si può affrontare la bottiglia in modo estremamente tecnico, cercando di individuare alla cieca vitigno, origine e annata, oppure semplicemente parlarne a tavola: quali profumi ricorda? Che sensazioni lascia? È fresco, speziato, fruttato? Il punto è proprio togliere di mezzo le aspettative. Stoumen ha studiato la componente sensoriale del vino alla University of California, Davis, dove ha sperimentato degustazioni organizzate in ambienti quasi completamente privi di riferimenti visivi: stanze buie, bicchieri neri e sistemi pensati per eliminare il maggior numero possibile di stimoli esterni. Un'esperienza che le ha lasciato una convinzione precisa: un'etichetta può raccontarci molto prima ancora che il vino arrivi al naso e al palato. Eliminandola, almeno in parte, si può quindi provare a capire che cosa pensiamo davvero di ciò che stiamo bevendo.

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Anche l'etichetta è diventata parte del gioco

Naturalmente, realizzare una bottiglia del genere non è stato così semplice. L'etichetta, progettata dall'artista Carolynn Haydu, è costruita proprio attorno all'idea del mistero. Al posto delle consuete informazioni compaiono i famosi punti interrogativi, pensati per comunicare immediatamente che quella bottiglia non vuole svelare i propri segreti. Il progetto ha però attirato l'attenzione anche del TTB, l'ente statunitense responsabile della regolamentazione delle etichette degli alcolici, che l'ha respinta più volte. Il motivo? I punti interrogativi sembravano talmente insoliti da far sorgere il dubbio che si trattasse semplicemente di un'etichetta incompleta. Stoumen ha quindi dovuto spiegare che quei punti interrogativi non erano un errore, ma esattamente il cuore del progetto. Una volta chiarito il concetto e verificato che tutte le informazioni obbligatorie fossero comunque presenti secondo le regole, l'etichetta è stata approvata.

Il successo? Anche sui social

La paura di Stoumen era che l'idea potesse sembrare soltanto una trovata pubblicitaria. Invece, dopo l'uscita del vino, la risposta è stata decisamente positiva. Amici e clienti hanno iniziato a condividere video delle loro degustazioni, cercando di identificare il contenuto della bottiglia. Anche nella sala degustazione di Healdsburg, dove Stoumen accoglie i visitatori, “Mystery Date” è diventato un piccolo gioco collettivo. Ed è proprio qui che il progetto sembra trovare la sua dimensione più interessante: non nel tentativo di dimostrare chi sia il degustatore più preparato, ma nella possibilità di trasformare il vino in un'esperienza da condividere. Del resto, secondo Stoumen, il mondo del vino potrebbe avere bisogno proprio di questo: meno seriosità e più occasioni per stare insieme, discutere e divertirsi.

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Quando la degustazione rovina il primo appuntamento

Il nome “Mystery Date”, però, si è rivelato quasi profetico. Stoumen racconta infatti che il vino avrebbe addirittura contribuito a rovinare un primo appuntamento. Un uomo, troppo determinato a capire che cosa ci fosse nel bicchiere, si sarebbe immerso in una ricerca sul telefono per cercare di risolvere il mistero. Risultato? Ha smesso praticamente di parlare con la persona che aveva davanti. Un finale decisamente poco romantico per un vino chiamato “Mystery Date”, ma anche una dimostrazione involontariamente perfetta di quanto l'idea possa diventare coinvolgente.

Un esperimento che mette il vino al centro

Al di là della trovata, “Mystery Date” racconta una tendenza interessante nel mondo del vino: la volontà di mettere in discussione alcune delle convenzioni che per anni hanno accompagnato la degustazione. Per Stoumen, togliere informazioni significa restituire centralità all'esperienza. Il consumatore non deve necessariamente conoscere tutto prima di assaggiare. Può partire dal bicchiere, formulare un'ipotesi e magari anche sbagliare. Anzi, sbagliare fa parte del gioco. È questo probabilmente l'aspetto più riuscito del progetto: “Mystery Date” non pretende di trasformare chiunque in un sommelier. Invita semplicemente a bere con maggiore attenzione, a fidarsi dei propri sensi e, soprattutto, a non prendere il vino sempre troppo sul serio. Anche perché, se alla fine della degustazione non si riesce a indovinare che cosa c'è nella bottiglia, almeno si può dire di aver avuto una serata interessante. E, possibilmente, senza guardare il telefono durante il primo appuntamento.

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