Attualità enogastronomica

Risarcimento per caduta al ristorante: lo scontrino diventa la prova decisiva

di:
Elisa Erriu
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Causa Vinta copertina

Una cena tra amiche si è trasformata in un lungo contenzioso giudiziario. Dopo sette anni, il tribunale ha riconosciuto la responsabilità del ristorante, condannandolo a un risarcimento milionario.

Una semplice ricevuta fiscale, conservata per anni, si è trasformata nella prova decisiva. È anche grazie allo scontrino del tavolo 69, insieme alle testimonianze delle persone presenti e alle perizie tecniche, che una donna argentina è riuscita a ottenere giustizia dopo una caduta avvenuta all'uscita di un ristorante di Mar del Plata. Il tribunale della provincia di Buenos Aires ha infatti condannato la società che gestiva il locale e la sua compagnia assicurativa a risarcirla con oltre 15 milioni di pesos, oltre agli interessi.

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L'incidente

L'incidente risale al 12 marzo 2019. La donna, che all'epoca aveva 61 anni, stava lasciando il ristorante insieme a due amiche quando è scivolata lungo una scala esterna in pietra resa bagnata dalla pioggia. La caduta le provocò una frattura trimalleolare della caviglia, un trauma che richiese un intervento chirurgico e un lungo percorso di riabilitazione. Nel corso della causa, l'assicurazione ha provato a contestare la ricostruzione dei fatti. Secondo la difesa, il locale rispettava le norme di sicurezza e l'incidente sarebbe stato causato esclusivamente da una distrazione della cliente. Una tesi che però non ha convinto i giudici.

A rafforzare la versione della donna sono stati innanzitutto il ticket del ristorante, che attestava la sua presenza quella sera, e le dichiarazioni delle due amiche che l'accompagnavano. Entrambe hanno raccontato che la caduta avvenne negli ultimi gradini della scala, mentre pioveva e la superficie era particolarmente scivolosa. Dopo l'incidente furono proprio loro ad accompagnarla in ospedale, dove venne diagnosticata la frattura. Ma a pesare nella decisione sono state soprattutto le consulenze tecniche. Gli esperti nominati dal tribunale hanno rilevato che la scala non disponeva di sistemi antiscivolo aggiuntivi né della segnaletica prevista dalla normativa comunale. La pietra utilizzata presentava una naturale rugosità, giudicata però insufficiente a garantire condizioni di sicurezza in presenza di pioggia. Sono emerse inoltre altre criticità, come gradini non perfettamente conformi ai parametri previsti e l'assenza di adeguate indicazioni nell'ultimo scalino. Un altro elemento che ha giocato a sfavore del ristorante è stata la mancanza di prove contrarie. Pur avendone la possibilità, la società non ha prodotto registrazioni video né altra documentazione utile a smentire la ricostruzione della cliente. Per il tribunale questo comportamento ha assunto un peso rilevante nella valutazione complessiva della vicenda.

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La decisione del tribunale 

Nel quantificare il risarcimento, i giudici hanno riconosciuto le spese mediche sostenute, i costi affrontati durante la convalescenza, il danno morale e soprattutto le conseguenze permanenti dell'infortunio. La consulenza medico-legale ha infatti accertato un'invalidità permanente del 21%, legata alle sequele della frattura e all'artrosi sviluppatasi successivamente alla caviglia destra. Diversa, invece, la valutazione sul danno psicologico, che non è stato riconosciuto perché gli accertamenti non hanno evidenziato disturbi permanenti riconducibili direttamente all'incidente. È stata respinta anche la richiesta di copertura per un futuro intervento chirurgico, ritenuto non necessario dagli specialisti. La decisione rappresenta un nuovo richiamo all'importanza della sicurezza negli spazi aperti al pubblico. Per i giudici, chi gestisce un'attività di ristorazione non deve limitarsi a offrire un servizio, ma ha anche il dovere di garantire che gli ambienti siano sicuri per i clienti. In questo caso, una scala priva delle necessarie misure antiscivolo è costata al locale una condanna milionaria.

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