Un grande show culinario non è mai soltanto una successione di piatti: è una sofisticata costruzione scenica dove l’illusione del gusto incontra il fascino della performance. Eppure, sotto le luci abbacinanti dei riflettori televisivi, la concretezza della cucina reale rischia di dissolversi. A ricordarlo con la consueta disinvoltura è uno dei padri nobili della gastronomia contemporanea, Marco Pierre White.
L'opinione
L’iconico maître britannico — classe 1961, celebre per esser stato il più giovane cuoco della storia ad aggiudicarsi la terza stella Michelin, poi clamorosamente restituita nel 1999 al momento del suo ritiro dai fornelli legati alla brigata quotidiana — si è espresso con amara nitidezza sul fenomeno MasterChef. Avendo collezionato innumerevoli apparizioni come giudice e ospite d'onore nelle edizioni australiana, sudafricana, neozelandese e della BBC, White conosce fin nei minimi ingranaggi la macchina produttiva del format.

«È puro intrattenimento visivo, un’illusione patinata: pornografia gastronomica. La gente non dovrebbe prenderlo troppo sul serio. Durante le sessioni d'assaggio, ciò che viene valutato riposa spesso sul bancone da tre o quattro ore. È cibo irrimediabilmente freddo. Se però questo grande palcoscenico riesce a muovere la passione per le padelle in chi guarda, ha assolto al suo unico reale obiettivo.» ha recentemente dichiarato. Un giudizio secco, che spoglia il cooking show della sua patina di infallibilità, riconducendolo alla sua natura primaria: un’opera di narrazione visiva distante dalla cruda e istantanea realtà dei ristoranti d'alta cucina, dove la temperatura, la texture e il punto di servizio di una preparazione sono dogmi ineludibili.

Un format tra luci, ombre e rifondazioni
Nonostante le stonature rivelate dai giudici, la competizione catodica ha storicamente dimostrato una reale capacità di scovare talenti capaci di imporsi nell'industria della ristorazione. È il caso di Thomasina Miers, vincitrice nel 2005 e futura creatrice del celebre marchio Wahaca, o di Dean Edwards, finalista diventato volto di punta della TV generalista britannica. Tuttavia, l'universo MasterChef ha recentemente attraversato una profonda tempesta mediatica ed etica. La storica coppia di conduttori britannici formato da Gregg Wallace e John Torode si è disgregata nel corso dell'ultimo anno a seguito di pesanti indagini interne condotte dalla casa di produzione.

- Gregg Wallace è stato definitivamente estromesso dopo che un’inchiesta indipendente ha riscontrato decine di episodi legati a condotte inappropriate e commenti insensibili, sfociati in scuse ufficiali per il disagio arrecato.
- John Torode ha abbandonato lo show a causa del riaffiorare di contestazioni legate all'uso di un linguaggio non consono in passato, accusa da lui respinta ma comunque tale da segnare la fine della sua permanenza nel programma.
Dopo questa profonda cesura istituzionale, la guida della cucina televisiva più famosa del Regno Unito è stata affidata a un nuovo tandem d'eccezione: la nota critica gastronomica Grace Dent e la chef irlandese Anna Haugh. A loro il compito di ricomporre il mosaico di un format che, pur tra finzioni drammaturgiche e scossoni dietro le quinte, continua a far sognare gli appassionati del gusto.