Un fenomeno chiamato Da Vittorio: per festeggiare il sessantesimo “anniversario” dell’attività di famiglia, i Cerea non hanno scelto la via della contemplazione nostalgica, ma la celebrazione della convivialità in ogni sua forma. Così, il 21 luglio la collina della Cantalupa a Brusaporto si è trasformata nel set di quello che passerà alla storia come l'evento gastronomico dell'anno: una “festa delle feste” capace di accogliere oltre 1.000 invitati per soffiare sulle 60 candeline del ristorante 3 stelle Michelin.
Tutto il contrario, insomma, di un prevedibile gala; piuttosto, un “racconto diffuso” ispirato all'energia dei Back to 60s, capace di far dialogare la longevità del triplo macaron con la gioia immediata dello street food. L'intera tenuta – dal dehor all'eliporto, fino all'area tennis e gli spazi attorno alla piscina – ha “scaldato i fuochi” attraverso un percorso di oltre 40 isole gastronomiche, dove la cucina d’autore è stata interpretata con la freschezza e la disinvoltura “stile Cerea”.

A monte, l’equilibrio tra eleganza informale e spettacolo che da sempre rappresenta il “fattore x” degli eventi del gruppo: mentre La Filarmonica di Milano e il quartetto vocale Incanto diffondevano le loro armonie tra gli ulivi, le acrobazie aeree di Asia Tromler tenevano gli sguardi rivolti al cielo con il sottofondo del DJ e producer Jazz Becker. A condividere la tavola e i calici con la famiglia, un parterre eccezionale: dalle istituzioni, come il ministro Lollobrigida, a grandi volti dello sport e dello spettacolo, passando per la stampa di settore e l'élite gastronomica internazionale. Una flotta consistente pronta a farsi “comitiva” per rendere omaggio a colleghi che, prima di tutto, sono ormai considerati amici di vecchia data.

E al momento del dolce, la sorpresa ha mantenuto fede allo spirito ludico di casa Cerea: nessuna torta nuziale d'ordinanza, bensì una gigantesca Torta Pacchero, creazione a prova di flash ideata dal pastry chef Simone Finazzi e dal maître chocolatier Davide Comaschi. Un twist sull’alta pasticceria del piatto più rappresentativo del ristorante, dove una “pentola” di finissimo cioccolato racchiudeva paccheri di cioccolato bianco farciti di crema chantilly alla vaniglia, pan di Spagna, composta di fragole, limone e freschi accenti di yuzu.

Un'ospitalità che non ha eguali: la cultura della grande famiglia che fa alta ristorazione
Se tecnica e materia collocano Da Vittorio nell'empireo del fine dining, è il modello d'accoglienza a renderlo una leggenda. Entrare alla Cantalupa significa assistere ad una macchina organizzativa perfetta che non perde mai l'anima, pronta a far sentire “re o regina per un giorno” ciascun commensale. L'ospitalità maison è un abbraccio fra gesti e tavola in cui il ritmo della sala incontra il calore sincero di casa. Dietro la magia di una serata-tipo o di un evento da oltre mille invitati c'è una "grande famiglia allargata" che conta oggi più di 1.000 dipendenti e collaboratori nel mondo (ben 150, specifichiamo, nella sola Brusaporto). Un ecosistema virtuoso che fa dell'inclusione e della crescita del talento i propri pilastri: nella sede bergamasca convivono lavoratori di quasi venti nazionalità diverse e la presenza femminile ha raggiunto la quota record del 45%, guidata dall'esempio e dalla visione di Rossella Cerea.

L'attenzione alle persone si traduce anche in un profondo senso di restituzione verso il territorio: dalla gestione della mensa dell'ospedale da campo durante i momenti più bui della pandemia alla nascita della Da Vittorio Academy, che offre formazione gratuita di livello universitario al personale interno. Perché la vera grandezza dell'accoglienza, qui, si misura con la capacità di fare stare bene gli altri anche al di là del piatto.

1966-2026: l'epopea dei Cerea, un unicum nel panorama mondiale oltre che italiano
Ripercorrere la storia di Da Vittorio significa narrare una delle più avvincenti saghe imprenditoriali e umane d'Italia. Tutto ha inizio il 6 aprile 1966 a Bergamo Bassa, quando Vittorio Cerea e la giovane moglie Bruna Gioconda Gritti decidono di rilevare un locale e tentare una scommessa all'epoca rivoluzionaria: proporre la cucina di pesce in una città di terra ferreamente legata alla tradizione orobica. Il successo è travolgente e le tappe si susseguono veloci: la prima stella Michelin nel 1978, la seconda nel 1996, fino al cruciale trasferimento nel 2005 presso la tenuta della Cantalupa a Brusaporto e all'inaugurazione de La Dimora. Nel 2010 arriva la consacrazione definitiva con la terza stella Michelin, il riconoscimento più commovente, purtroppo giunto a pochi anni dalla scomparsa di papà Vittorio nel 2005.

Oggi, l'impero del gusto Da Vittorio – che spazia dalle insegne bistellate di St. Moritz e Shanghai ai format casual dining DaV (Milano, Portofino, Brusaporto) fino a DaV by Da Vittorio Louis Vuitton – poggia su una dinamica familiare che non ha eguali al mondo. Tutti i fratelli lavorano fianco a fianco nello stesso campo, ognuno con un ruolo ricamato su misura per il proprio talento, sempre sotto lo sguardo attento e carismatico della Signora Bruna. Enrico "Chicco" e Roberto "Bobo", insieme all'executive chef e cognato Paolo Rota, sono i custodi e gli innovatori della linea gastronomica: il primo con il suo gusto estetico maturato accanto ai grandissimi della cucina globale (da El Bulli a Georges Blanc), il secondo con la sua passione viscerale per le paste e i sapori dai timbri profondi. Francesco è il cuore delle relazioni e il talento che ha trasformato la ristorazione esterna in un modello d'alta cucina replicabile ovunque nel mondo. Rossella, infine, è l'occhio vigile dell'accoglienza, la regia discreta della sala e la curatrice del celebre carrello dei formaggi.



Accanto a loro sta già crescendo la terza generazione dei cugini Cerea che, tra ricordi d'infanzia passati a pelare patate nei weekend e cene del martedì in pizzeria, si appresta a portare avanti i medesimi valori di unione e identità. Un filo umano che unisce 60 anni di storia e che promette di continuare a dispensare gioia per decenni a venire.