Il confine tra l’ospitalità d’autore e la pura strategia di marketing non è mai stato così labile, né così costoso: l'ultima rappresentazione di questo cortocircuito è andata in scena a Città del Messico, sotto le luci dorate del Nusr-Et. La parabola di un'esperienza che doveva essere esclusiva e si è trasformata in un amaro dessert digitale ha come protagonista Aldo de Nigris, noto creatore di contenuti messicano, e il re indiscusso del sale coreografico, Nusret Gökçe, in arte Salt Bae.
La notizia
L'errore primordiale, se così si può definire nell'epoca della condivisione estetica, risiede spesso nelle aspettative. De Nigris si era seduto al tavolo ipotizzando una cena sobria e lineare, quasi una rarità in un tempio dell’eccesso carneo: un trancio di salmone, una bibita, una spesa preventivata che non avrebbe dovuto superare i duemila pesos. Ma l’ingranaggio della spettacolarizzazione si è attivato non appena lo chef in persona si è accostato al tavolo. Con quel magnetismo studiato a favore di smartphone, Salt Bae -secondo quanto riportato qui dal Network InfoBae- ha pronunciato la frase incriminata: “La carne la offro io, ve la porto io, voi pensate alle bevande”. Nel codice non scritto della ristorazione classica, un simile approccio del patron è un dono sacro, un patto di cortesia; nel fine dining moderno convertito al culto dell'algoritmo, rischia invece di trasformarsi nell'esca perfetta per far lievitare lo scontrino.
L'illusione dell'omaggio della casa è svanita infatti al momento dell'arrivo del conto. La matematica del lusso non ammette sconti poetici: oltre quarantamila pesos impressi sulla ricevuta fiscale, l'equivalente di circa duemila euro. Una cifra astronomica che ha spinto l'influencer a rompere il silenzio, non per stigmatizzare il lusso in sé, quanto per denunciare quella che ha percepito come una vera e propria imboscata gastronomica. Spendere una cifra simile per una cena non richiesta è sembrata a De Nigris una follia intollerabile, soprattutto a fronte della massiccia dose di pubblicità gratuita garantita al locale attraverso la propria presenza e i propri canali social.

Il retroscena svelato dagli stessi camerieri aggiunge un velo di calcolata malizia alla vicenda: a quanto pare, l'estroso chef turco adotta frequentemente la tecnica dell'approccio diretto ai tavoli per selezionare e servire tagli pregiati fuori menu. Una pratica istrionica che confonde l’avventore, fluttuando nell'ambiguità tra il regalo e il suggerimento d'acquisto forzato. Da qui l'inedito e accorato avvertimento che l’influencer ha lanciato alla sua community: non accettate mai piatti che sembrano offerti dalla casa senza aver prima preteso la fredda trasparenza di un menu con i prezzi esposti.
Mentre l'eco della polemica continua a dividere i palati e gli utenti della rete, dai quartier generali dell'impero Nusr-Et tutto tace. Il silenzio dello chef, d'altronde, fa parte del personaggio tanto quanto i suoi occhiali da sole scuri. Resta la sensazione che la vera pietanza servita in queste cattedrali del food-show non sia la materia prima, ma l'illusione di far parte di un club esclusivo. Un club dove, purtroppo per gli ospiti, anche la cortesia si paga a caro prezzo.
