Unico albergo dell'Urbe letteralmente attraversato dalle Mura Serviane, Palazzo Montemartini vanta un “belvedere d’atmosfera” che estende la nozione di convivialità estiva. Un preludio necessario alla cucina del Senses Restaurant & Lounge Bar, dove Alessandro Tognacci impiatta la materia mediterranea “in abiti da sera”.
Il domani dell'hotellerie di lusso sta tutto nello stacco fra quegli alberghi che si limitano a occupare uno spazio e quelli che, invece, sanno riempirlo di senso. Non bastano marmi a specchio e design da catalogo per "vincere facile": l'accoglienza è un match contro quel minimalismo seriale che rende una camera a Shanghai identica a un salotto londinese. Sorprende, quindi, che giusto di fronte alle Terme di Diocleziano Palazzo Montemartini abbia scelto di viaggiare su binari opposti all'omologazione della Stazione Termini, sconsacrando il mito delle strutture "high-business" nel Rione Sallustiano. La storia è altrettanto curiosa: alla base, un edificio del 1881 che lo studio King Roselli Architetti ha saputo trasformare radicalmente, convertendo l'ex sede di punta dei trasporti romani (prima la Società Tramways e poi l'ATAC) in un riuscito innesto di "archeologia industrial" e grafica moderna.


Il vero colpo di teatro, però, prescinde dal restyling in sé per sé. Si tratta infatti dell'unico albergo dell'Urbe letteralmente attraversato dalle Mura Serviane: un frammento di pietra antichissima, risalente al VI secolo a.C., che taglia il cortile interno e ridefinisce la percezione del luogo. Sta di fatto che il contrasto riverbera pure nelle camere, pensate e allestite con caratteri opposti ma complementari. Se, allora, il rigore geometrico predomina nella Skylight Suite, dove un grande lucernaio zenitale indora i quattro ambienti e la doccia hammam, il respiro storico della Noble Suite consente agli ospiti di camminare sopra a pavimenti d'epoca restaurati e sotto soffitti densi di affreschi, con le finestre che affacciano proprio sui resti delle fortificazioni originarie.

Dalla Spa alla Terrazza Montemartini
Neanche a dirlo, l'esperienza wellness si dipana nei seicento metri quadrati della Thalea Spa, col beneficio di oziare liberamente fra cascate cervicali e percorsi benessere desueti. L'operazione relax comincia immersi nel limbo della piscina interna riscaldata e della jacuzzi, in cui i letti a bolle lavorano a mo' di micro-massaggio diffuso. Il ritmo accelera con la piscina delle maree, intervallate da shock termici che ricordano la doccia finlandese. Di contro, il vapore e il calore secco agiscono per riduzione: la sauna, il bagno turco e l'aria benefica della stanza del sale asciugano definitivamente le tensioni della giornata. Cambio scena: così come un piatto che si rispetti nasce da ingredienti premium, il reparto trattamenti di Thalea SPA segue la medesima prassi. Non a caso, nelle diverse cabine dedicate ai rituali la scelta della materia prima è caduta sulle formulazioni Dr. Joseph, sorta "estratti puri" che uniscono la botanica d'alta quota alla precisione scientifica. Creme e sieri diventano così lo starter per una ricca carta dei massaggi, dai terapeutici ai rilassanti. Senonché, nutrita a dovere la pelle, si passa ad un menu ben diverso salendo in cima a Terrazza Montemartini.


Mangiare e bere gourmet fra le nuvole, "sopra" le Terme di Diocleziano
Quando la luce cittadina diventa radente, la "scalata" a Palazzo Montemartini regala soddisfazioni dalla tarda primavera fino ad ottobre. La terrazza è infatti un belvedere d’atmosfera che estende a suo modo il concetto di convivialità estiva: qui il sorso gravita attorno ad una lista di signature cocktail capaci di schivare la banalità del "già visto e già assaggiato", senza uscire dal range del godimento complessivo. A noi è piaciuto il Summer Crush, un’architettura liquida a tinte vivaci in cui l'affumicatura di tequila e mezcal bilancia l'acidità esotica di ananas, lime e passion fruit, col "garante" pop dell'Aperol.


Nel Montemartini risalta invece la struttura data dal blend di Gosling rum, white rum e Di Saronno, rinfrescata da guizzi di lime e passion fruit. Convincono pure le alternative analcoliche d'autore, mirate a svecchiare il dry drinking grazie alla complessità di Seedlip Citrus, pompelmo e lime. A supportare la bevuta, non una sequenza statica, bensì una sfilata di tapas messa a segno dallo chef Alessandro Tognacci, che ritroveremo dabbasso al ristorante Senses. La lieve speziatura dell’hummus, la goduria del crostino con burrata, la freschezza delle tartare e delle verdure sempre presenti: ne deriva un piccolo compendio di assaggi leggeri, pensati per animare il morso mentre il cielo romano prende tinte notturne.

Il Ristorante Senses, la colazione e una sala che "cambia volto" a ogni ora del giorno
Lo avevamo anticipato: di sera l'hotel svela il suo poker d'assi. Ci si sposta dunque al Senses Restaurant & Lounge Bar, una sala impattante che sorge sulle fondamenta millenarie delle terme romane. Qui la progressione visiva del colonnato e lo scroscio continuo di una grande fontana centrale – scelti spesso come set cinematografico – fanno da background alla cucina di Tognacci, abile chef con alla spalle un excursus tra Londra e la Toscana (da citare, in tal senso, l'esperienza nel gruppo Alain Ducasse). A monte, una linea gastronomica ludica e immediata, che pesca a piene mani dal repertorio mediterraneo per impiattarlo "in abiti da sera". Al tavolo, il servizio scorrevole introduce i piatti senza perdersi in narrazioni estese, lasciando che sia il palato di turno a decifrare di volta in volta il lavoro della brigata.


Il Carpaccio di polpo, ad esempio gioca sulla trama eterea del mollusco tagliato fine, più la spinta sapida di un crumble di olive, l'asprezza dei pomodorini e la coda erbacea della misticanza. La degustazione scende in profondità col Risotto, upgrade della solida coppia "seppia e piselli". Il pesce viene trattato con una cottura a bassa temperatura che ne preserva intatta la morbidezza, prima di incontrare l'abbraccio cromatico (e aromatico) della crema del suo nero. Il metodo applicato alla memoria risalta appieno nello Spaghettone aglio, olio e peperoncino: una ricetta casalinga che al Senses acquista spessore grazie alla callosità della pasta, pronta ad accogliere in uscita la dolcezza iodata di un battuto di gambero rosso crudo. Obiettivo? Spegnere la piccantezza in un epilogo sorprendentememte pulito.


Discorso analogo per il Maialino porchettato, figlio di una lunga cottura che scioglie i grassi rendendo la carne succulenta, nonché equilibrata dalla pungenza dei cipollotti e di una crema di mele verdi. Il comparto salato si chiude con la Spigola alla griglia, resa dinamica dalla lattuga baby e dalla texture inattesa dei funghi enoki. Doveroso calcolare uno "spazio" per la Tartelletta di visciole, feticcio capitolino che insiste sulle corrette proporzioni fra scocca e ripieno.


Manca qualcosa? Sì, l'opulenza del buffet che vi darà quasi la sensazione di mangiare in un ambiente differente la mattina successiva. Concedetevi l'agio di provare sia l'ottima carrot cake dall'impasto umido, che la torta di mele e crema al profumo di limone. Sul versante intercontinentale, la selezione si giova anche di alcune chicche di zona fra mozzarelle, ortaggi locali e salumi insieme all'immancabile pizza bianca.


L'impressione, alla fine, è quella di aver scoperto un hotel con un'identità senza pose. E quando un hotel sa raccontarsi oltre le cinque stelle affisse sul cancello d'entrata, ci sono tutte le premesse per tornare.
Contatti
Palazzo Montemartini Rome, A Radisson Collection Hotel
Largo Giovanni Montemartini, 20 - 00185 Roma
Telefono: 06.45661