C’è un’eleganza sottile, quasi silenziosa, nel modo in cui Vicky Sevilla muove i fili della sua creatura, Arrels. Situato tra le mura storiche di un’antica scuderia a Sagunto, questo ristorante non è solo il tempio della cucina valenciana d’avanguardia, ma è diventato il simbolo di una nuova filosofia del lavoro. In un’epoca in cui il dibattito sulla ristorazione è spesso inquinato dal racconto dello sfruttamento e della precarietà, la Sevilla si erge come voce fuori dal coro, rivendicando l’esistenza di un ecosistema sano, felice e, soprattutto, equilibrato.
Oltre la narrazione dello sfruttamento: il valore umano
«Non credo si possa generalizzare», ha affermato la chef ai microfoni di 7Canibales, con la determinazione di chi ha costruito il proprio successo sulla solidità di un team affiatato. La filosofia di Arrels sfida i pregiudizi sistemici del settore: qui, la ricerca della perfezione gastronomica non passa attraverso il sacrificio della dignità dei collaboratori. Al contrario, Vicky punta su uno staff stabile, fondato sulla fiducia reciproca e sul rispetto dei tempi di riposo. «Esistono realtà con condizioni eccellenti e collaboratori con atteggiamenti complessi; ogni caso è una storia a sé», sottolinea, invitando a non dipingere l’intero comparto con le tinte fosche della polemica. Per lei, la vera rivoluzione è stata quella di ridurre i coperti a venti – una scelta audace figlia dei tempi della pandemia – per garantire che ogni ingranaggio della macchina funzioni senza attriti, permettendo alla brigata di lavorare con serenità e precisione.

Un’ascesa tra memoria e istinto
Se oggi Vicky Sevilla è celebrata come la donna più giovane ad aver conquistato la stella Michelin in Spagna, il suo ingresso nel firmamento culinario è avvenuto quasi per gioco, o meglio, per amore della libertà. Fuggita a Formentera a 17 anni, ha scoperto tra i fornelli di un bar sulla spiaggia quell’adrenalina che prima cercava nel calcio e quella creatività che sognava nelle belle arti. Senza aver mai studiato i grandi nomi come Ferran Adrià, ha tracciato un solco profondo nel panorama valenciano, crescendo sotto l’ala di mentori come Begoña Rodrigo e Susi Díaz, dalle quali ha ereditato la tenacia e la capacità di gestione.

La cucina: un archivio di famiglia e territorio
Il menu di Arrels è una narrazione liquida del territorio di Quart de les Valls. È una cucina che attinge alla memoria ancestrale: gli agrumi che profumano l’aria, l’abbondanza dell'orto mediterraneo e il pescato freschissimo. Ogni piatto è un omaggio alle ricette della madre, rilette con una sensibilità contemporanea che strizza l’occhio al benessere. Grazie al confronto costante con esperti di nutrizione, la Sevilla cura l’equilibrio e la digeribilità delle sue numerose portate, affinché l’esperienza culinaria sia un piacere che non appesantisce, ma rigenera.

Contro le etichette: l’identità oltre le quote
Nonostante il prestigio del riconoscimento Michelin, arrivato nel 2022 dopo un percorso folgorante iniziato nel 2017, la chef rimane allergica alle definizioni preconfezionate. Sebbene riconosca l’importanza di valorizzare il ruolo femminile nelle cucine di alto livello, rifiuta con eleganza l’idea di essere parte di una "quota". «È fondamentale far sapere che ci sono grandi donne alla guida di ristoranti d’eccellenza, ma non mi piace quando questo concetto viene usato in modo improprio», confessa. Per Vicky, il talento non ha genere e la sua stella non è un traguardo politico, ma il risultato di una dedizione assoluta che si nutre di radici (Arrels, appunto) e guarda al futuro con uno sguardo limpido e privo di retorica.