Attualità enogastronomica

Julia Komp, la più giovane chef stellata tedesca: lascia la stella, viaggia in Asia e torna con una nuova idea di cucina

di:
Elisa Erriu
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Julia Kemp Sahila copertina

C'è questa cosa che succede quando hai troppo successo, troppo presto: rischi di diventare la statua di te stessa. Julia Komp, nel 2016, era esattamente su quel binario morto. Ventisei anni, la più giovane stellata di tutta la Germania, chiusa dentro le mura nobili del castello di Loersfeld a fare quello che tutti si aspettavano da lei.

Una noia mortale, ammettiamolo. E infatti, nel 2018, Julia ha fatto l'unica cosa sensata per non impazzire: ha chiuso tutto, ha preso uno zaino e se n'è andata a vedere com'era fatto il mondo davvero. Ma mica un viaggio da poco. "Al castello avevamo provato mille volte a giocare con i sapori esotici, ma a un certo punto ho sentito il bisogno viscerale di scoprire che sapore avessero davvero quegli ingredienti nel loro posto d'origine“, racconta oggi. E quella fame lì, quella che ti fa lasciare una stella per andare verso l'ignoto, non la impari in nessuna scuola alberghiera.

JuliaKomp
 

Diciotto ore di lavoro

Il suo viaggio è stato duro. Dimenticatevi il relax: Julia si è infilata nelle cucine peggiori e migliori del pianeta, dai baracchini che friggono sui marciapiedi del Vietnam fino ai templi del sushi in Giappone, dove sbagliare il taglio del pesce è cosa seria. "Dal chiosco sulla strada al ristorante stellato, ho imparato e lavorato duramente; le giornate da diciotto ore erano la normalità“, dice lei, e le credi subito. Perché quando torni da un'esperienza così non sei più la stessa persona. Infatti, tornata a Colonia nel bel mezzo della pandemia, ha aperto il Sahila e la Mezze-Bar Yulia. Non erano solo ristoranti, erano il suo diario di bordo tradotto in piatti.

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Il Sahila: un viaggio che ti resta addosso

Oggi il Sahila ha di nuovo la sua stella, ma è un'altra storia rispetto al passato. È un posto dove Julia ti porta a spasso per il globo: ogni portata è un paese diverso, un'immersione totale che lei chiama "spedizione culinaria globale“. È quel tipo di narrazione personale che oggi, nel mare di ristoranti, è l'unica cosa che conta davvero. Ed è forse questa narrazione personale ad attirare curricula:. "Non riusciamo quasi a gestire tutte le candidature“, racconta a Rolling Pin. Forse perché i giovani sentono che lì c'è della vita vera, non solo gerarchie e cappelli alti.

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Torte di compleanno e veti sacrosanti

Certo, gestire la Generazione Z è una sfida, lo dice anche lei con un sorriso. Però ha capito il trucco: se i ragazzi della brigata vogliono mettersi a preparare una torta di compleanno tra un servizio e l'altro per sentirsi vivi, Julia li lascia fare. Ma non provate a chiederle un piatto scontato, un gulasch o una cotoletta tanto per accontentare il cliente pigro. Lì scatta il no secco. Julia Komp non è tornata dal Vietnam per cucinare rassicurazioni. E soprattutto, ha capito che "diventare ricchi“, come unico scopo della vita, non ne vale la pena, perché la vera ricchezza è poter continuare a cercare quel sapore perfetto incontrato chissà dove, in un mercato che profuma di fumo e di libertà, e riportarlo a casa per noi, un morso alla volta.

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