Un Pagliaccio al castello

Anthony Genovese espugna i Relais & Chateaux

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L'intervista

L’intervista a Anthony Genovese

Italia in crescita, anche nell’assise dei Relais & Châteaux, che quest’anno accomodano sui loro scranni deluxe quattro nuovi membri: l’Auener Hof di Sarentino, Villa Franceschi a Mira, Agli Amici di Udine e il Pagliaccio di Roma. Una selezione per certi versi sorprendente, che premiando cucine moderniste svecchia una catena giunta al traguardo dei 60 anni di storia.

 

“Credo che da parte loro sia stata una scelta strategica e ben ponderata, volta a superare un concetto classicista non più al passo con i tempi”, commenta Anthony Genovese, chef del ristorante capitolino. “Perché nell’immaginario collettivo è facile assimilare i Relais & Châteaux a case vecchiotte per quanto cariche di storia, mentre oggi il lusso ha ceduto il passo alla personalità e alla semplicità della proposta complessiva. Ne parlavo con il direttore mondiale e quello italiano, che mi hanno ringraziato: ‘Meno male che ci sono persone come voi a portare un vento di freschezza’. Poi io ho avuto una madrina di eccezione, Annie Féolde, dopo una prima visita che aveva lasciato un po’ perplesso l’ispettore, che magari muoveva da un concetto di ristorazione ben preciso, classico e francesizzante, e si aspettava di trovare a Roma qualcosa di diverso. Mentre la mia cucina è una finestra sul mondo, perché dai viaggi sono tornato trasformato. La signora Féolde dal canto suo ha accolto la mia idea: ‘Perché no? Ne abbiamo bisogno’.

 

Cosa mi aspetto io, invece? Innanzitutto questo riconoscimento ha per me un valore affettivo, legato al fatto che da ragazzino fantasticavo con la guida dei Relais & Châteaux fra le mani e mi dicevo: ‘Chissà, magari un domani…’ A quei tempi non c’erano tutte le riviste e la comunicazione di oggi, il massimo che girava all’alberghiero erano questa guida e la Michelin. Che mi facevano sognare il mondo. Poi spero in un ritorno economico, perché a Roma siamo gli unici. E ho imparato che in tempi di crisi come questi, la cosa più importante è non fermarsi, per quanto sia una clientela da scoprire. È anche il motivo per cui non mi dispiacerebbe aprire qualcosa di più easy su Roma: sono a metà strada e punto molto su questo progetto”.

 

Tutte le fotografie sono di @AromiCreativi

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