Dal conto alla romana al blind menu, chi deve pagare al ristorante?

Nell’epoca del gender fluid, anche il pagamento del conto si fa liquido: alla cassa non ci sono più regole fisse. Ma il galateo mette qualche punto fermo.

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La notizia

Ormai ci siamo abituati: è ricorrente la polemica sui blind menu per le donne. Sessismo? Galanteria? Resta aperto un dibattito, nel quale si infilano volentieri vip e wags in cerca di visibilità. Ma in generale è il momento del conto a rappresentare ormai un punto interrogativo per tanti: che la cena sia gradita o meno, l’impressione è che le regole di fronte alla cassa si sciolgano.

La più comune è il cosiddetto “conto alla romana”, ovvero la divisione aritmetica fra i partecipanti, a prescindere dalle portate ordinate, con pagamento preferibilmente cash. Difficile ormai fare diversamente, quando la tavolata si compone di pari, che si tratti di amici o di colleghi. L’alternativa sarebbe quella di pagare a turno, valida solo a condizione che il gruppo di partecipanti sia ristretto e che si scelgano ristoranti di pari livello. Questa volta anche con moneta elettronica.

Nel caso di una coppia, invece, non appare più così scontato che sia lui a pagare (vedi sopra alla voce “blind menu”): il nuovo galateo vuole piuttosto che il conto ricada su colui o colei che ha invitato, ma nelle giovani coppie si usa diffusamente anche pagare alla romana, più che mai in tempi di gender fluid (sebbene il gender gap, l’obiezione è scontata, sia più ampio che mai e sul “soffitto di cristallo” le testoline coiffé sbattano pure al ristorante). Anche in caso di pranzi di lavoro, dove è più che mai cruciale non alimentare tensioni, la regola è cristallina: paga chi ha lanciato oppure esteso l’invito, insomma il capo oppure chi cerca l’intesa.

Ma le cose stanno davvero così? Alessandro Pipero, punto di riferimento della sala italiana, indossa gli occhiali del filologo: ’Alla romana’ è un’espressione dialettale, idiomatica, con la quale si intendevano in origine le romanate, ovvero le gite in campagna dove ognuno si portava da mangiare. Quindi significava dividere il cibo nelle scampagnate, prima di designare la suddivisione del conto. Ma non è vero, sennò passa il messaggio che a Roma ognuno fa per sé, come succede un po’ in tutte le città, tranne che qui, dove capita di meno. Ovviamente ognuno fa quello che vuole, qualcuno magari si vergogna a dividere il conto al ristorante e preferisce regolare in macchina, perché pensa sia una cosa non di stile. Ma se ne vedono di tutti i colori. Personalmente quando vado al ristorante pago il conto o sono ospite, ma dividere non mi piace. Per quanto riguarda le coppie, in linea di massima paga sempre l’uomo, anche se a me qualche donna ha offerto. Magari sono amici, devono ricambiare o si tratta di lavoro. Personalmente sono contrario al menu senza prezzi, perché se la volta successiva la donna passa con un’amica, riceve il menu normale. Quindi no”.