Da Nino Cucina a Giulietta, l’impero dell’italiano Rodolfo de Santis in Brasile

Non passa mai di moda la cucina italiana all’estero: ha fatto la fortuna di un ragazzo di Gallipoli, Rodolfo De Santis, che ha già aperto in Brasile dieci ristoranti di successo. In attesa del fine dining che verrà.

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La storia

La ristorazione non è solo stelle Michelin e ranking mondiali. Ci sono storie di successo all’interno di format quotidiani che vale la pena di continuare a raccontare. Per esempio, l’avventura di Rodolfo De Santis, chef a cui i numeri sicuramente non mancano: 35 anni, di cui 20 trascorsi in cucina, manda avanti 10 ristoranti italiani in Brasile, dove serve a 50mila clienti oltre una tonnellata di pasta fresca al giorno, ma è anche un personaggio social, che conta 93mila follower su Instagram.

Crediti Domenico Rodolfo e Fernando Morales

Sulle insegne dei locali del gruppo “Famiglia Nino” si legge: Nino cucina, Peppino Cantina, Da Marino, Ninetto, Giulietta, Madame Suzette, Forno da Pino, Aquiles Taberna, Vito Mozzarella bar e Nino Casa Tua. E oltreoceano vanno forte, tanto da portargli in tasca qualche milione di real al mese. Ma la vita non è sempre stata rosa e fiori per lui: Rodolfo racconta di essere nato in una famiglia poverissima a Gallipoli, da madre domestica e padre praticamente assente, e di avere lasciato casa molto presto per cercare fortuna.

Sono state le tanto vituperate trasmissioni di cucina alla televisione a ispirarlo, cosicché a 14 anni si è iscritto all’alberghiero di Milano, trovando il tempo di lavorare la sera in un ristorante stellato, il Gelso di San Martino, per dare una mano in famiglia. “Ho sistemato il mio ego a 14 anni, quando io e i miei fratelli indossavamo scarpe bucate e andavamo a scuola ogni giorno con lo stesso cappotto”, rievoca. “Ma non avrebbe senso lamentarsi del passato, visto che proprio il trauma ha originato buoni affari e le cose hanno preso la piega migliore”.

Nino Cucina e vino

Prima dell’approdo in Brasile nel 2010, non sono mancate un paio di esperienze al vertice, presso Le Cinq e la Pergola di Roma. Poi qualche anno da consulente al Biondi e da chef alla Tappo Trattoria, prima di sfondare nel 2015 con Nino a San Paolo, città dove la comunità italiana è particolarmente numerosa, e da lì espandere il suo brand a Ipanema, Rio e nel Parque di Vaca Brava, Goiânia. Per icone specialità come la carbonara, che, vanta Rodolfo, è difficile mangiare così buona in Italia, mentre si macinano coperti e senza un solo connazionale in brigata. In particolare, Nino Cucina, casa madre del gruppo, è letteralmente attaccata a Da Marino, che serve cucina mediterranea in senso lato, e a Giulietta, specializzata sulla griglia, costituendo un polo di attrazione gastronomica potente nella metropoli; mentre La Barra offre cucina spagnola in tandem con Julian Rigo, giovane chef argentino passato per la scuola di Martin Berasategui, e Peppino lavora al bancone.

Nino- Crediti We Pick

Oggi il giovane chef si adopera alacremente per continuare a espandere nel paese il suo impero, ma verrà il tempo per altri progetti. Ad esempio, per un ristorante d’autore con pochi coperti e micromenu stagionali. “Lo aprirò quando la priorità della mia vita sarà l’eccellenza del luogo e non il mio lavoro, e quando farò quello che mi piace, so che lo farò benissimo”, promette. “Penso che mi abbia aiutato molto il fatto di non essere mai stato in grado di andare a cena fuori quando ero piccolo. Ho visto i ristoranti come luoghi magici ed eccitanti. Questo ricordo d’infanzia non mi fa dimenticare che il cliente vuole provare innanzitutto un’emozione”.

Fonte: Cnn Brasil

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