Chef milionario fa causa a una brasserie per aver “copiato” il nome del suo ristorante: proprietari costretti a cambiare tutte le insegne

Il noto chef inglese Jason Atherton ha costretto due chef di Sudbury a cambiare il nome della loro brasserie, accusandoli di aver imitato quello del suo ristorante per farsi pubblicità. La coppia si è indebitata per far fronte alle spese “di riparazione”.

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La notizia

Atto estremo o legittima difesa? Difficile dirlo, ma una cosa è certa: Jason Atherton, ha davvero perso le staffe. Secondo la testata Express, infatti, il noto chef inglese ha intrapreso un’azione legale contro una brasserie di Sudbury, nel Suffolk, accusandola di aver imitato il nome del suo ristorante per farsi pubblicità e costringendola a cambiarlo per evitare di confondere la clientela.

Foto dalla pagina ufficiale di Jason Atherton

Gli avvocati di questo veterano dei fornelli multimilionario, formatosi con Gordon Ramsay e Marco Pierre White, hanno dunque imposto alla coppia formata da Aran Henderson e Liam Liskus (proprietari della brasserie) di smettere di chiamare il loro ristorante Social Eating House, sostenendo che avrebbero violato i diritti di proprietà intellettuale dell’omonima attività di Atherton a Soho.

Aran Henderson e Liam Liskus hanno ricevuto una lettera dai toni offensivi e intimidatori, e sono stati costretti a spendere 6.000£ (7200 euro) per cambiare il nome del loro locale in Station Road, nonostante avessero tentato di scagionarsi dall’accusa di imitazione sottolineando che la loro attività si trova a quasi 160 Km di distanza dal ristorante dello chef.

Crediti Social Eating House

Secondo la coppia “é stato un atto di ‘bullismo’, perché ci hanno intimoriti. Abbiamo dovuto cambiare il nome e tutti i loghi, ci è costato una fortuna. Un autentico schiaffo in questo periodo complicato per la ristorazione. Stiamo tutti lottando per guadagnarci da vivere e l’ultima cosa di cui avevamo bisogno era questa”. 

Foto dalla pagina ufficiale di Jason Atherton

Fonte: express.co.uk

Copertina: Crediti Daniel Hambury