Unico al mondo: la cena segreta nel ristorante nascosto dietro il dipinto di un museo con soli 14 coperti

In una galleria d’arte newyorkese c’è una porta segreta che ti invita a superare un dipinto per varcare la soglia di un piccolo ristorante semisconosciuto. In carta, sei piatti di matrice francese usciti dalla mente di uno chef nato in Brasile. Scopri il segreto di Frevo: basta leggerlo.

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La notizia

New York City è una città viva, a tratti silenziosa. Straordinariamente introversa e abile nel mantenere un buon segreto. Da cocktail bar clandestini e giardini nascosti a feste esclusive e pezzi di storia ignoti, il suo elenco di tesori è riservato a coloro che lo sanno, e ottenere uno scoop può essere davvero soddisfacente: un privilegio che ti fa entrare in un ristretta cerchia di newyorkesi ben informati.

Crediti Ellen Silverman- New York Times
Crediti Charissa Fay

Ma a volte, i migliori segreti sono quelli che non conservi, quelli che condividi e ti piacciono in compagnia degli altri. Eccone uno: Frevo, un ristorante contemporaneo nel cuore del Greenwich Village. Prima di iniziare a spargere la voce, però, devi sapere dove trovarlo. Il ristorante clandestino in stile speakeasy è nascosto. All’arrivo, sulla West 8th Street, troverai una piccola galleria d’arte, non un ristorante. Puoi tirare fuori il telefono per verificare se sei nel posto giusto, e lo sei, come ti conferma la giovane donna in piedi davanti alle tele colorate, create dall’artista francese Toma-L.

Crediti Mark Grgurich

Da lì, le sorprese continuano: l’apertura di uno dei dipinti rivela una porta segreta, invitando coloro che hanno la fortuna di aver ottenuto una prenotazione a entrare nel locale e scivolare fino a uno dei 14 posti a sedere.

Crediti Mark Grgurich

“Il mio socio in affari, Bernardo Silva, e io abbiamo sempre sognato di aprire un ristorante a New York sin da quando eravamo più giovani“, afferma lo chef Franco Sampogna, il cervello che si cela dietro l’intera operazione, nato in Brasile e di formazione francese. Silva, portoghese, ha incontrato Sampogna mentre lavorava in un ristorante in Francia. “Quando abbiamo trovato questo spazio, era più grande di quanto inizialmente previsto. È stato allora che Bernardo ha avuto l’idea di sfruttare quasi il 30% dello spazio per allestire una galleria d’arte nella parte anteriore, utilizzando una delle opere d’arte come ingresso al ristorante.”

Crediti Frevo

Sebbene l’idea di investire in un ristorante sotto mentite spoglie abbia naturalmente suscitato scetticismo, l’idea si è rivelata vincente. Scomparire dietro il dipinto, come fosse un portale, e giungere al ristorante appartato e ben illuminato è pura magia: il tipo di brivido che spesso si trova solo nei film e nei romanzi fantasy. Ma preparati a farti trasportare con le papille gustative, a cominciare dal calice di Champagne di benvenuto che il sommelier versa per accompagnare perfettamente l’amuse-bouche.

Crediti Mark Grgurich

Proprio come l’ingresso, quasi teatrale, il menu degustazione – un sei portate abbinato a vini d’eccellenza – regala una sorpresa dopo l’altra: dagli asparagi grigliati con crema al pistacchio e schiuma di cocco alla bistecca dry-aged di 45 giorni con aglio nero ed un pizzico di doenjang passando per l’aragosta del Maine al curry bretone. Non sono da meno i dessert, indimenticabili a settimane dall’assaggio. E non è ancora tutto. Il menu cambia con le stagioni: lo chef Sampogna utilizza solo gli ingredienti più freschi, acquistando da produttori e agricoltori locali.

Crediti Frevo

Più tempo passiamo a cucinare, più ci rendiamo conto che i prodotti giusti consumati al loro apice fanno un’enorme differenza”, afferma Sampogna, che promuove anche l’approccio sostenibile di Frevo. “Ciò che spesso viene ignorato è che il menu degustazione è una delle strategie più sostenibili in ambito ristorativo. Ordiniamo solo la quantità di cibo che dobbiamo preparare per un numero preciso di ospiti. Non immagazziniamo eccedenze o ingredienti non inseriti nel menu, riducendo così al minimo gli sprechi. Il Covid ci ha mostrato che tutto è connesso e che abbiamo davvero bisogno che il sistema alimentare funzioni bene e, cosa più importante, sia più sostenibile”.

Crediti Eric Laignel

Se ti passa per la mente che Sampogna e Silva abbiano pensato a tutto, è perché l’hanno fatto davvero, fino alle posate, ai bicchieri su misura e alla playlist. Con una tale precisione e perfezione nell’intera esperienza, potresti aspettarti un’atmosfera formale, ma la cucina aperta e il bancone comune incoraggiano l’interazione casuale e il cameratismo tra gli ospiti e gli chef, i camerieri e i baristi, mantenendo l’atmosfera rilassata ma al contempo elegante ed intima. D’altra parte ci sono anche due tavoli separati nella parte posteriore per chi desidera la privacy.

Crediti Mark Grgurich

E anche il nome dell’insegna non è casuale. Frevo tradotto dal portoghese significa “bollire”, un cenno non solo alla lingua condivisa da Sampogna e Silva, ma anche allo spirito spumeggiante e all’energia della città. E in un posto come New York, che ha tutto, Frevo trova il modo di distinguersi anche quando non è in bella vista.

Fonte: foodandwine.com