Quali sono i nove cibi nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO

9 cibi, bevande e usanze alimentari imperdibili secondo l'elenco del patrimonio culturale immateriale dell'UNESCO.

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La Notizia

Quando si parla di UNESCO balzano subito alla mente immagini di monumenti, città e paesaggi, in pochi sanno forse, però, che dell’elenco dei patrimoni immateriali UNESCO fanno parte anche una serie di bevande, cibi e usanze alimentari. Eccone nove da considerare assolutamente imperdibili.

Birra belga

La produzione di birra in Belgio risale al IX secolo, la birra veniva prodotta dai monaci nelle abbazie. Nel XII secolo, Ildegarda di Bingen, scrittrice, compositrice ed eclettica donna rinascimentale fu la prima a scrivere sull’uso del luppolo nella birra. Ancora oggi i monaci continuano a produrre birra in due stili distinti: trappista – birre prodotte solo da monaci trappisti – e Abbey – birre che una volta erano prodotte dai monaci, ma che ora sono prodotte dai birrifici. Il Belgio produce più di 1.000 tipi di birra che vanno dal biondo chiaro, al marrone scuro, dal dolce al cioccolato, dal corpo leggero a medio corposo.

 

Couscous

Minuscole palline al vapore di semola di grano duro tritato: questo è il couscous base e caposaldo  della cucina maghrebina. Viene prodotto e consumato in Algeria, Mauritania, Marocco e Tunisia e nel 2020 è entrato a far parte della lista del patrimonio immateriale dell’UNESCO. Il cuscus può essere preparato salato o dolce (con mandorle, cannella, zucchero, acqua di fiori di rosa o d’arancio e talvolta uvetta). Solitamente è servito con verdure cotte in brodo o stufate che possono essere da lievi a piccanti e talvolta con carne (di solito pollo, agnello o montone). Non mancano le versioni accompagnate da frutti di mare.

 

Kimchi

Il kimjang è il processo di produzione del kimchi nonché una parte fondamentale della cucina tradizionale coreana. Tradizionale sia della Corea del Sud che della Corea del Nord, compare, quindi, nella lista UNESCO per due volte. Il kimchi è un piatto a base di verdure salate e fermentate: cavoli e ravanelli sono i più comuni. I condimenti variano in base alla regione e al tradizione della famiglia, ma generalmente includono gochugaru (fiocchi di peperoncino), aglio, zenzero e jeotgal (frutti di mare salati).

 

Pasto gastronomico dei francesi

Un pasto a più portate è l’elemento essenziale della cultura francese. L’UNESCO afferma che il pasto dovrebbe includere pre-drink (aperitivo), “almeno quattro portate” tra cui antipasto, pesce e / o carne con verdure, formaggio, dessert per terminare con i liquori. Sostanzialmente il pasto gastronomico dei francesi consiste nel condividere e godersi un pasto con gli altri.

 

Lavash

Focaccia tipica del Caucaso meridionale e dell’Asia occidentale il lavash fa parte della lista dell’UNESCO due volte: una volta per il suo ruolo da protagonista nella cucina armena e una volta come parte della cultura della focaccia in Azerbaigian, Iran, Kazakistan, Kirghizistan e Turchia. Il lavash è solitamente azzimo, quindi, un impasto di farina di grano tenero e acqua a cui viende dato la forma di palline, che vengono poi arrotolate in strati sottili, stese su un cuscino oblungo, e cotte sulle pareti di un forno di terracotta per 30-60 secondi. Tra le tante deliziose focacce dell’Asia occidentale e del Caucaso meridionale ci sono la yufka turca, fatta solo con olio d’oliva e farina di frumento, e il katama kirghiso, una focaccia friabile e croccante roteata ripiena di cipolle caramellate.

 

Pizza Napoletana

Non è la pizza in sé a essere un patrimonio immateriale, ma le persone che preparano e cuociono l’impasto nel forno a legna: il Pizzaiuolo Napoletano. C’è il Maestro Pizzaiuolo, il Pizzaiuolo e il panettiere, una denominazione che dipende dall’esperienza. Ma quando una pizza è veramente accostabile all’aggetivo napoletana? L’Associazione Verace Pizza Napoletana afferma che l’impasto deve essere fatto con farina ad alto contenuto proteico 0 o 00, impastata a mano e condita con fior di latte o mozzarella di bufala, pomodori San Marzano, basilico e olio extravergine di oliva, cotta in un forno a legna a 800 ℉ per massimo 90 secondi. La crosta deve essere rigorosamente gonfia e leggermente carbonizzata.

 

Nsima

Questo alimento base del Malawi è un porridge fatto con farina di mais che viene poi addensato fino a quando non può essere assemblato in spicchi solidi. Nsima è servito con quasi tutto: zuppe e stufati, carne o pesce saporiti e verdure cotte come amaranto, zucca o foglie di senape. Per mangiare Nsima se ne prende un po’ da un pezzo più grande, arrotolato in una palla e bisogna fare una piccola rientranza per raccogliere meglio la zuppa o la salsa. Nsima fa parte di una famiglia di porridge ampiamente consumati in tutta l’Africa subsahariana, dall’Ugali nella regione dei Grandi Laghi africani alla Sadza nello Zimbabwe.

 

Cultura del venditore ambulante di Singapore

L’UNESCO lo inserisce nella lista definendo i venditori ambulanti di Singapore “sale da pranzo comunitarie”. Locali informali, vivaci e all’aperto ospitano dozzine, a volte anche centinaia, di bancarelle che vendono un’enorme varietà di cibi a prezzi accessibili. Sono accoglienti per tutti e attirano visitatori e i residenti da tutta Singapore. Un vero e proprio tour gastronomico, tutto sotto lo stesso tetto, con satay, prata, riso al pollo, laksa, nasi goreng, kaya toast e la lista potrebbe continuare all’infinito. Per un vero hawker center, ci si deve recare a Singapore, un viaggio meraviglioso per chiunque ami mangiare.

 

Washoku

Washoku, cucina tradizionale giapponese, è stata inserita nella lista dell’UNESCO nel 2013. Predilige l’utilizzo di ingredienti locali e naturali, riso, pesce, verdure, piante selvatiche commestibili con grande rispetto per la stagionalità.

Fonte: guide.michelin.com