Quali sono i migliori pomodori italiani: ecco tutte le varietà da provare

Sebbene il frutto sia tutt’altro che autoctono, le varietà censite sono oltre 5000. Diverse fra le migliori maturano proprio in Italia, a dimostrazione del fatto che la tradizione è un’innovazione ben riuscita.

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I Pomodori

Dici Italia e pensi al pomodoro, sebbene il frutto sia tutt’altro che autoctono. Le varietà censite, da distinguere per forma, colore, gusto e dimensioni, sono oltre 5000. E diverse fra le migliori maturano proprio nel buon paese, a dimostrazione del fatto che la tradizione è un’innovazione ben riuscita, come prima di Monsieur de Lapalisse ha scritto Oscar Wilde.

San Marzano DOP

Il re è indiscutibilmente lui: il pomodoro San Marzano dell’Agro Sarnese Nocerino, coltivato ed eventualmente trasformato nell’areale di riferimento situato in provincia di Salerno, con propaggini nel Vesuviano e nell’Avellinese, tutelato da una DOP datata 1996.  Qui, grazie al suolo vulcanico, si sviluppa la sua caratteristica mineralità. L’originale tuttavia è stato distrutto da una virosi e conseguentemente cancellato dal catalogo nel 1991. Oggi a essere ammesse sono varietà che ne condividono almeno in parte il patrimonio genetico, come Kiros e San Marzano 2, con la prima che copre praticamente tutta la produzione. Si consuma crudo, cotto o in conserva.

Pomodorino del Piennolo

Ma la Campania ha anche un’altra bacca ineludibile: il Pomodorino del Piennolo del Vesuvio, anch’esso tutelato da una DOP, risalente al 2009. La coltivazione antichissima nasce dal bisogno di pomodoro durante i mesi freddi: la buccia spesa e resistente ne consente infatti la conservazione, al riparo da muffe. La specie è la solanum lycopersicum, varietà mill, che discende dalle tradizionali cultivar fiaschella, lampadina, Principe Borghese, patanara e Re Umberto. A maturazione, i grappoli vengono appesi completi di tralci in locali areati, riuniti in grossi grappoli, in modo che asciugandosi man mano si conservino per tutto l’inverno, fino alla primavera. Anche in questo caso, il terreno vulcanico gioca la sua parte. Si presta a una cottura breve.

Corbarino

E ancora il pomodorino Corbarino, originario di Corbara, da consumare fresco, in conserva o “al piennolo”. Beneficia dei terreni vulcanici alle pendici dei Monti Lattari e dell’acqua salmastra, che gli regalano una sapidità spiccata, segreto del sugo alle “vongole fujute”.

Ciliegino di Pachino

Il Ciliegino di Pachino viene coltivato in una parte delle province di Siracusa e Ragusa. Introdotto nel 1989 da una multinazionale sementiera israeliana, ha attecchito nei suoli e nell’immaginario gastronomico per la sua straordinaria dolcezza. È tutelato da una IGP. Sempre da Pachino, sotto l’ombrello della medesima IGP, arrivano costoluto, tondo liscio e grappolo.

Marinda

Sempre da Pachino arriva il pomodoro Marinda, che appartiene alla tipologia marmade, di origine francese. Si è ben adattato al comprensorio siciliano, soleggiato e ventilato, con l’atout dell’innaffiatura ad acqua di falda salmastra. Si contraddistingue per la forma costoluta e le diverse sfumature, dal verde all’aranciato. Particolare la stagionalità, che dura da gennaio a maggio. È il preferito di Riccardo Camanini, che lo giudica il più equilibrato.

Camone

La Sardegna, dal canto suo, può vantare il pomodoro Camone, che si contraddistingue per la forma tonda liscia e il colore rosso scuro striato di verde sulla sommità. Rappresenta al pari del ciliegino un’innovazione di successo, visto che è stato introdotto verso la fine degli anni ’80 in virtù della sua resistenza. È tutelato da un marchio, ha una caratteristica consistenza croccante e si consuma preferibilmente a crudo.

Cuore di bue

La carnosità è il pregio distintivo del Cuore di bue, pomodoro tradizionalmente diffuso dal Piemonte alla Toscana, alle isole, che deve il suo nome alla forma simile all’organo e al colore acceso, rosso vivo. Fa parte della famiglia il pomodoro di Belmonte, dalle dimensioni extralarge.

Slow Food tutela diversi tipi di costoluto, come quello lucano di Rotonda e il sorrentino. Fra i presidi il Canestrino di Lucca, altro costoluto che concorre alla fama della cucina toscana, fra bruschette, pappe al pomodoro e panzanelle; il Giallorosso di Crispiano, in provincia di Taranto, ottimo sulla frisella; il Fiaschetto di Torre Guaceto, sempre in Puglia; il Verneteca sannita, campione dei pomodorini gialli; il pomodorino di Manduria e il Regina di Torre Canne, immancabili sulla tipica focaccia pugliese.