Il Gattopardo a New York: la cucina italiana raffinata del Sud Italia di fronte al MOMA

Il locale vira deciso sulle tradizioni regionali del Sud Italia, senza eccedere nella tecnica. Per lo chef la semplicità è perfezione e può essere la chiave di successo di un piatto.

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Cucina italiana all'estero

A meno di una settimana dall’apertura del miglior ristorante francese di New York, non si fa attendere la risposta della cucina italiana. Riapre infatti nei prossimi giorni Il Gattopardo, situato in una delle ex residenze di Nelson Rockefeller, di fronte al Museum of Modern Art, considerato il miglior ristorante italiano della Grande Mela e gestito dai coniugi Gianfranco e Paola Sorrentino.  

Dedicato al grande romanzo del 1958 di Giuseppe Tommasi di Lampedusa, il locale occupa due piani della residenza Beaux Art. Al piano superiore c’è la sala da pranzo principale; a quello inferiore una vasta sala per le feste. Entrambi gli ambienti, nel loro arredamento minimalista ed essenziale sono buoni dirimpettai stilistici del MOMA.

 L’illuminazione è soffusa ma al tempo stesso luminosa e consente una buona visibilità in sala da pranzo. Le pareti prive di decorazioni, le sedie comode, le doppie tovaglie, i sottili bicchieri da vino, le porcellane raffinate e i fiori freschi ogni giorno mantengono alto il livello di raffinatezza metropolitana che gli avventori vogliono trovare nel locale. La carta dei vini, per lo più italiani, supera le 300 etichette, tutte selezionate da Gianfranco Sorrentino. Molte di queste sono sotto i 50 dollari. 

Di giorno
Di notte

Lo chef Vito Gnazzo, attuale responsabile della brigata, con creatività ha dato continuità al progetto di presentare una cucina raffinata e ricca di elementi italiani, che è sempre stato uno dei tratti distintivi del ristorante. Salernitano di origine, Gnazzo ha lavorato nell’Antica Osteria del Ponte di Milano; e successivamente nell’altrettanto stimato Rex di Los Angeles. Come responsabile della cucina de Il Gattopardo, lo chef ha virato decisamente sulla cucina regionale, specializzandosi in classici del Sud Italia, con la volontà di non eccedere nell’elaborazione delle materie prime, quando la semplicità è di per sé perfezione e può essere la chiave di successo di un piatto. 

Nel suo menù degustazione ideale, lo chef consiglia una mozzarella affumicata, la classica provola, accompagnata da una salsa di pomodoro e basilico (a 25 dollari à la carte); seppie e carciofi saltati con un tocco di acciuga e vino bianco su verdure frisée con pomodori prugna essiccati al sole e olive taggiasche (a 26 dollari). Entrambi i piatti offrono i sapori della regione di origine di Gnazzo, così come la pasta di gnocchi di ricotta di bufala con tartufo nero, salsiccia dolce e mascarpone tostato (a 45 dollari). Quest’ultimo è un piatto sfarzoso e generoso, come tutte le porzioni servite nel ristorante, in cui gli gnocchi sono esaltati, non coperti dagli altri ingredienti. Per i fan della bottarga lo chef ha predisposto gli spaghetti alla muggine con aglio, prezzemolo, olio extravergine di oliva e un pizzico di peperoncino calabrese tritato (a 30 dollari). 

Vito Gnazzo tratta la fregula sarda come un risotto e la arricchisce con punte di asparagi dolci primaverili e capesante di mare (a 32 dollari). Un piatto che fa capire il tocco delicato dello chef, le cui consistenze mettono in mostra il suo gusto e la sua tecnica. Il rombo, viene arrostito e lucidato con olio d’oliva e prezzemolo, con cime di rape saltate sul lato. Il costo è di 140 dollari per due persone. Il pesce, estratto dall’osso, ha un grasso e una dolcezza vellutate, ed è notevolmente saziante anche per gli stomaci americani. A differenza del nome, i dessert non rimandano affatto al Gattopardo e alla tradizione siciliana, una delle più importanti della Penisola. La mousse di cioccolato con cuore di vino Aglianico (a 18 dollari), la Delizia al limone, un pan di spagna imbevuto di Limoncello Amalfitano con riccioli di cioccolato bianco (a 18 dollari) e la tradizionale pastiera napoletana a base di mirtilli, che in America continuano a definire cheesecake (a 18 dollari), dimostrano l’autonomia dello chef dal nome del ristorante e dalle aspettative del pubblico. 

Grazie alla prossima apertura del Museo e alla presenza di abitazioni e villette a schiera nei dintorni del ristorante, il Gattopardo nel breve periodo potrà contare anche su una presenza a pranzo, cosa non da poco conto visto che il rilancio delle attività ristorative post covid non sarà una cosa affatto semplice, al netto delle vaccinazioni. Il sabato e la domenica, pensando ai visitatori del MOMA, c’è la possibilità di assaggiare il brunch dello chef, con frittelle di ricotta, frutti di bosco e sciroppo d’acero (a 21 dollari) e la variante ancora più americana con uova in salsa piccante, pomodorini e pancetta.

Fonte: forbes.com