Esodo gastronomico: perché gli chef Australiani si stanno allontanando dalle metropoli

È la nuova tendenza degli chef australiani, che per svariati motivi e soprattutto in quest’ultimo anno si stanno allontanando sempre più dalle metropoli alla ricerca della natura.

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La Notizia

La pandemia che stiamo affrontando da oramai un anno ha fatto riscoprire, anche ai più accaniti amanti della città, l’importanza del contatto con la natura, con il verde e con qualsiasi altro spazio che possa far sentire più liberi. Tendenza, questa, che pare aver travolto anche il mondo degli chef. Persino nella lontana Australia, colpita più “lievemente” del Vecchio Continente dal Covid-19 – e dove le restrizioni imposte sono state sicuramente minori – questo trend sembra aver preso il sopravvento.

Secondo l’Australian Bureau of Statistics le maggiori città della “terra dei canguri” hanno visto ben 11.200 persone nel solo trimestre conclusosi nel settembre 2020 spostarsi dalle grandi città verso regioni dove si ha maggiore contatto con la natura. Un vero e proprio esodo, quello australiano, che ha coinvolto anche numerosi chef. Viene da domandarsi, però, perché proprio ora questo cambiamento di rotta?

Scavando profondamente nel settore dell’ospitalità australiano ci si accorge immediatamente che le ragioni sono molteplici e sono state semplicemente acuite dall’emergenza sanitaria mondiale. Già prima della pandemia, infatti, la scena dell’ospitalità australiana era in ginocchio. Gli affitti, i salari, i prezzi dei prodotti e la concorrenza sfrenata stavano portando molti ristoratori a dover affrontare ingenti e spesso insormontabili oneri finanziari.

Quando, poi, il Covid ha fermato la nazione è stata pianificata una vera e propria fuga verso altri lidi lontani dal caos cittadino. Così, nell’autunno del 2020, numerosi talenti dei fornelli hanno messo in uno zaino la loro reputazione conquistata a fatica e si sono diretti verso la savana o il mare, spinti dalla necessità di posti a sedere all’aperto come dal desiderio di sfuggire alla routine e alle spese della città. Ciò, inoltre si è unito alla voglia e alla determinazione di supportare le varie regioni australiane a riprendersi dopo i devastanti incendi boschivi.

Una delle maggiori esponenti di questa tendenza è sicuramente Analiese Gregory, chef che per molti anni ha militato nella cucina del ristorante Franklin di Hobart, e prima ancora in diversi locali del centro di Sydney. Già in tempi non sospetti Analeise è scappata dalla città per dedicarsi soprattutto alla pesca subacquea. Il vero risultato del suo desiderio di libertà si realizzerà, però, entro la fine dell’anno quando trasformerà la sua casa rurale in Tasmania in un piccolo ristorante.

Anche la chef Helly Raichura, del celebre Entry Via Laundry, ha deciso di trasferirsi da Melbourne alle colline del Dandenong dove i suoi menu hanno subito l’influenza dell’India, dal Rajasthan al Gujarat. L’attuale focus delle sue degustazioni è giustamente sugli effetti della migrazione sul cibo, l’influenza dell’occupazione sulla cucina indiana e il fatto che lei la proponga in Australia. “Voglio essere portavoce di tutte le regioni dell’Australia e non solo, i nostri prodotti sono fantastici”, dichiara la chef che invita i commensali a camminare a piedi nudi prima di sedersi davanti a piatti ispirati alla ricca ed edonistica era Mugha”.

Ben Shewry, uno dei migliori chef australiani, e l’intero team Attica, hanno, invece dato vita all’Attica Summer Camp, un pop-up che durerà fino alla fine di maggio in una cantina nella Yarra Valley di Victoria. “Non ho mai avuto una vista e un senso di libertà simili”, dichiara Shewry, fissando le montagne circostanti che definisce magiche.

Da Sidney a Merimbula è stato invece il viaggio di Janina Allende approdata in Australia da Berlino. “È stato spaventoso lasciare la città, ben più impattante che non trasferirmi in Australia. Avevo più paura di trasferirmi da Sydney a Merimbula che non decidere di vivere dall’altra parte del mondo”. Valentina, il suo ristorante oggi, è un punto di svolta per la Sapphire Coast, con i suoi arredamenti in lino chiaro, le gioiose ceramiche locali e le romantiche nicchie di vino, attirando una folla vivace da Victoria, Canberra e oltre.

Doveva essere a New York in questo momento, invece, David Moyle, ex chef di Franklin a Hobart e Longsong a Melbourne che, invece, si è trasferito a Byron Bay per assumere il ruolo di head chef dei ristoranti Harvest.  La sua missione? Utilizzare la potenza combinata del ristorante Harvest a Newrybar e Barrio Cantina a North Byron per rafforzare la rete agricola della regione. “I sistemi alimentari funzionano meglio qui che in qualsiasi altro posto che conosca. Devi conoscere a fondo la zona in cui ti trovi, capire come puoi far parte del sistema. Ho comprato tre nuove tavole da surf da quando mi sono trasferito a Byron l’anno scorso, ma ho fatto pochissimo surf”, dice ridendo.

Byron Bay è stata la meta scelta anche da Mindy Woods. “Il piano da sempre era quello di tornare nelle mie terre ancestrali. Sono una donna del Bundjalung e questo è il paese del Bundjalung. Mia madre e le mie zie mi hanno sempre detto: ‘Quando torni a casa?’ E ciò è accaduto solo nel 2020. Mi sono trasferita per raggiungere un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata e poi ho deciso di aprire il ristorante. È un impegno continuo, ma non sono mai stata così sicura di niente in vita mia. Abbraccio gli ingredienti indigeni dell’Australia nel mio ristorante Karkalla. Voglio celebrare l’antica conoscenza dei suoi anziani. Si tratta di cambiare la narrativa, da sempre così negativa per l’Australia indigena e aiutare tutti gli australiani a sentirsi orgogliosi di queste incredibili risorse che abbiamo intorno a noi”.

Fonte: goodfood.com