Chef a 87 anni: chi è Elsie Eiler, l’unica cuoca di hamburger nel più piccolo villaggio degli Stati Uniti

Storia di Elsie Eiler, unica abitante di lunga data e migliore chef di hamburger del più piccolo villaggio americano, che a 87 anni continua a cucinare per passione nel suo locale che attrae clienti da tutto il circondario.

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La Storia

Che cos’è un anno di lockdown quando sei Elsie Eiler, unica abitante di lunga data e migliore chef di hamburger del più piccolo villaggio americano? Se lo chiede Eater spostandosi a Monowi, Nebraska, conglomerato di edifici che non somigliano a una cattedrale, ma si appoggiano sicuramente in mezzo al nulla, a 60 miglia dal più vicino supermercato, su strade polverose che si snodano fra sterminate fattorie. Gli abitanti della contea sono in tutto 2000, ma alcune città ne contano meno di 10. Monowi poi ha un’unica residente di lunga data, Elsie, anima solitaria di 87 primavere, da quando nel 2004 il marito Rudy è scomparso.

La storia è singolare, al punto da aver attirato i mass media internazionali, dalla BBC a People; qualcuno ha fatto di Elsie una testimonial di pubblicità quale donna indipendente e presto la sua taverna è diventata una destinazione turistica, con il libro degli ospiti firmato in 50 lingue e la gara per pubblicare un selfie sui social. Ma com’è essere un’intera città? Sorprendentemente impegnativo: di fatto Elsie si trova pirandellianamente a ricoprire una moltitudine di ruoli, è lei il sindaco, ma anche l’assessore, sovrintende alla manutenzione delle strade, ai servizi (3 lampioni rischiarano la strada) e procaccia le licenze. Soprattutto è bartender e cuoca del locale rilevato nel 1971 insieme al marito.

Il suo orario di lavoro va dalle 9 a quando l’ultimo avventore lascia il tavolo, dal martedì fino alla domenica (ma prima che si allontanasse per un tumore nel 2011, non faceva certo pausa il lunedì).  A pranzo ci scappa una fetta di pane spalmata di burro di arachidi, molto raramente uno degli hamburger che cucina per gli avventori. Il tempo manca per sedersi a tavola mentre frulla il lavoro. E se una simile routine desta da tempo curiosità, oggi, mentre siamo tutti isolati in casa, sollecita ammirazione e perfino reverenza.

Fondata nel 1902 come snodo fra ranch e fattorie sulla strada, la sua Monowi attraversò l’età dell’oro negli anni ’30, quando toccò il record di 123 abitanti. Allora disponeva di scuola, posta, chiesa e perfino di una prigione. Oggi sono edifici fantasma, a causa della modernizzazione dell’agricoltura e della chiusura di alcune strade, che l’hanno svuotata. Nemmeno la taverna è più la stessa, fra le file di boccali di birra in ceramica e i gagliardetti ingialliti del Nebraska Cornhuskers Football. I clienti tuttavia non mancano: gente dei villaggi vicini, soprattutto contadini, che si ritrovano per giocare a carte, operai delle costruzioni, pompieri, poliziotti e tanti cacciatori in stagione, curiosi, giornalisti, pellegrini. Un hamburger costa 3 dollari e mezzo, più 25 centesimi per il formaggio, con la concorrenza di cheese balls e hotdog; si beve birra, si vendono tabacco Skoal, Copenhagen e sigarette.

La pandemia non ha cambiato le cose un granché, il lavoro in qualche modo è continuato con la gente del posto e i passaggi di sempre; anche durante il lockdown, con i locali chiusi, la cucina restava attiva per l’asporto mentre la fama di Elsie cresceva, via via che ci si interrogava sulla sua vita.

Perché, se è vero che la solitudine rappresenta un pericolo acclarato per la salute e aggrava patologie come le malattie del cuore, l’obesità e perfino l’Alzheimer, con un rischio per la mortalità pari a 15 sigarette al giorno, altra cosa è essere solitari. Il problema è cha la solitudine buona non degeneri in povertà relazionale ed emotiva, come è successo a tanti durante il lockdown, mentre le giornate di Elsie continuavano a dipanarsi invariate, fra un’alba e un tramonto. E al momento non c’è pensione in vista: “Sto facendo quello che desidero fare in questo momento. Forse fra un anno non mi andrà. Ma per ora è ciò che voglio continuare a fare”.

Fonte: Eater