“L’ego uccide le famiglie, le imprese, gli amori. Ho la tranquillità che l’alta cucina non mi ha mai dato”: Dani Garcia ha parlato

Dani Garcia, già chef 3 stelle Michelin, considerato tra i più creativi di Spagna, racconta di quanto l’ego sia pericoloso e di come abbia riacquistato la tranquillità dopo aver lasciato l’alta cucina. Così, visto il momento particolare, lancia una nuova linea delivery a Barcellona.

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La Notizia

Dani Garcia non si ferma. La sua indole tenace l’ha visto diventare uno degli chef più conosciuti e popolari della Spagna (ma non solo) e ora gli servirà per portare avanti un nuovo concept tutto basato sul delivery e take away.

Lo chef da Malaga, sua terra d’origine, è atterrato a Barcellona e ha lanciato il nuovo servizio “La Gran Familia Mediterranea” supportato da Glovo. Lo chef andaluso ha scelto come punto di appoggio uno dei suoi ristoranti preferiti, Grabja Elena, e ha presentato i suoi piatti con lo chef di casa Borja Sierra.

Borja Sierra

Nella capitale catalana porta alcune delle sue creazioni di maggior successo come l’insalata di anguilla e la brioche di coda di bue.  Strizzando, però, l’occhio anche alla cucina della Catalogna si rifà ad alcuni dei suoi piatti preferiti tra i quali i cannelloni o il capipota (una pietanza a base di testa di vitello e garretti). Non è stato facile, per uno chef del suo calibro, fare la “scelta delivery”. Infatti, lui stesso ammette che avrebbe preferito aprire un ristorante fisico, ma il Coronavirus ha influenzato inevitabilmente le sue scelte.

“Lo dico a malincuore: non è l’opzione migliore. Mi sarebbe piaciuto arrivare a Barcellona con altri progetti. Se non ci fosse stata la pandemia sarebbe stato diverso. Poi ovviamente anche la questione politica incide: ne abbiamo discusso e, con altri colleghi, abbiamo preferito aspettare che tutto fosse chiarito. Amo Barcellona, ​​mi sento a casa, ma sono onesto: se ho due milioni da investire, Madrid e Barcellona, ​​scelgo di investire a Madrid perché so, che anche durante la settimana, avrò 200 persone che mi vengono a trovare. Potrei andare in un’altra città come Malaga, che è la mia capitale, ma nemmeno lì impegnerei due milioni di euro. Preferirei comunque Marbella o Madrid. È una questione di numeri, buon senso e logica”.

Granja Elena

Dani Garcia assicura che il progetto con Granja Elena è solo la punta dell’iceberg di un progetto molto più ambizioso. “Abbiamo così tante idee che non c’è tempo per realizzarle tutte. Un giorno, piatti come il capipota, che ora serviamo solo a Barcellona, potrebbero viaggiare. Non escludo nemmeno che a Marbella, Siviglia, Madrid o Malaga si possano mangiare dei cannelloni. Questa è la nostra idea per il futuro”. Garcia non è del tutto un neofita del mondo delivery e take away, già due anni fa, infatti, con i suoi partner americani era entrato nel mondo dei brand digitali lanciando il marchio “El Pollo Verde”, ora presente solo Oltreoceano.

“Il mio partner statunitense voleva aprire ristoranti digitali, ma gli ho detto che non avevamo tempo: eravamo impegnati ad aprire ristoranti in molte città. Quello che ha fatto la pandemia è stato accelerare il nostro coinvolgimento. Il delivery e il take away sono diventati estremamente importanti, esotici e persino sexy per noi. Vediamo così tante possibilità che stiamo spendendo molto più tempo e denaro di quanto avessimo mai immaginato per qualcosa che ho iniziato a marzo dello scorso anno”, dichiara lo chef.

Garcia vuole migliorare la qualità della cucina d’asporto, vuole che l’esperienza riprodotta nelle proprie case sia il più vicino possibile a quella che si vive al ristorante. “L’idea è quella di portare a casa degli abitanti di Barcellona preparazioni molto diverse. Nella stessa famiglia a uno potrebbe piacere uno spezzatino, a un altro il sushi, a un altro ancora i fagioli. Questo è un delivery molto personale e ognuno deve poter ordinare quello che vuole ogni giorno. Ciò rende questo progetto diverso da tutti gli altri. Penso che rivoluzioneremo il mondo delle consegne”.

I progetti dello chef andaluso, che mira a rivoluzionare il mondo del delivery, prevedono anche l’apertura di ristoranti fisici integrati sia all’interno che all’esterno de La Gran Familia Mediterranea. Non solo la Spagna, ma anche l’America e Parigi saranno le prossime destinazioni dei progetti firmati Garcia.

Chef Garcia non si è mai pentito della sua decisione di lasciare l’alta cucina.  “Quel tipo di cucina non mi è mai mancato, forse solo in lockdown, ma in quel momento mi mancava tutto, anche camminare.  Voglio davvero fare le cose che desidero e non mi vergogno. Non sono un cuoco inferiore agli altri per aver messo delle crocchette in un pacchetto. Nemmeno per fare un hamburger per McDonalds. Il mio obiettivo è sempre lo stesso: tutto quello che voglio è ottenere il meglio che posso offrire a un determinato prezzo. Ormai lo faccio da sei anni”, dichiara orgoglioso.

Leña

Oggi l’ex ristorante di Garcia situato a Marbella e premiato con tre stelle Michelin di Marbella è diventato la steak house di successo Leña. “Non oso dire che è il migliore dei miei ristoranti, perché alla fine Bibo o Lobito sono i miei figli e anche loro lavorano benissimo. Ma Leña è l’ultima creatura, arrivata in una situazione in cui ero completamente libero ed è probabilmente il ristorante che più si avvicina a quella che è la nostra idea di ristoranti informali”.

Nelle scorse settimane lo chef peruviano Gaston Acurio, alla conferenza di San Sebastian Kitchen Dialogues, ha dichiarato che la pandemia ha rimesso al suo posto la gastronomia e che tutti gli chef dovrebbero “riconnettersi con il bambino che voleva fare il cuoco”.

Della stessa idea è Dani Garcia che con molta fermezza afferma: “Una decisione come la mia di uscire dall’alta cucina viene presa solo se hai l’ego in tasca. L’ego uccide molte cose, non solo nel regno dell’alta cucina, ma anche nel regno della vita. L’ego uccide le famiglie, uccide le imprese, uccide gli amori. Penso che sia il più grande cancro psicologico nella vita. Quello che faccio oggi è libero dall’ego e ne sono molto felice perché non sono più influenzato da ciò che le persone dicono o pensano del mio lavoro. Ho la tranquillità che l’alta cucina non mi ha mai dato”.

Fonte: Lavanguardia.com