“La bellezza salverà il mondo”. Quanto è importante che un piatto sia anche bello e non solo buono?

“Che cos’è per te la bellezza?” Numerosi chef ed esperti del mondo gastronomico hanno raccontato quale sia secondo loro il concetto di bellezza, e quanto è importante che un piatto sia anche bello e non solo buono.

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La Notizia

La bellezza è, ieri come oggi, un concetto al centro di discussioni, riflessioni e dibattiti di filosofi, letterati, poeti… chef. Vanguardia, noto quotidiano iberico, ha infatti ben pensato di chiedere cos’è e quanto conta la bellezza nel mondo gastronomico, interpellando numerosi esperti del settore ristorazione.

La celebre chef colombiana Lenor Espinosa, giunta in cucina dopo una formazione nel mondo dell’arte, ha dichiarato: “La bellezza è importante perché ci invita ad aprire spazi, dialoghi, forme di comunicazione che ci permettano di conoscere realtà al di là dei semplici o quotidiani apprezzamenti estetici. La bellezza sta nella semplicità delle cose. Sul viso delle donne seminatrici di erbe aromatiche. Nelle bollicine di uno stufato. Nella coltivazione senza pesticidi. Nell’aroma che emana da una stufa a tre pietre. Nei frutti caduti quando maturi. Negli occhi che guardano, nelle orecchie che ascoltano e nelle mani che sentono il dolore della fame”. Per lei un “piatto bello” è in grado di narrare una storia, rivendicare un territorio, commuovere.

“La bellezza ci fa vedere la realtà così com’è. Allontanarsi dalla bellezza e dal significato che ha è allontanarsi dalla realtà”, ha affermato, invece, la chef peruviana Pìa Leòn. Lei invita a prestare attenzione alla semplicità: “Di questi tempi apprezzo ancora di più la bellezza della natura e il modo in cui lavoriamo con essa: azioni semplici come cucinare, le più naturali sono preziose. La cosa più bella che ho visto è l’alba in Amazzonia. Il mio piatto più bello, la torta ai tuberi”.

Per Toni Massanés, direttore della fondazione Alicia (centro di ricerca impegnato nello studio dell’innovazione in cucina) la bellezza va oltre l’aspetto o la disposizione del piatto percepita attraverso la vista. “Quello che dico io è che, in gastronomia, ciò che è bello è ciò che è buono. E ciò che è bello deve essere redditizio ed etico. Infatti, ci piace mangiare sempre quello che interpretiamo come appropriato”.

Massanés specifica, inoltre: “Ci piace ciò che pensiamo sia biologicamente conveniente per noi e corrisponde anche a una serie di valori, inclusi valori morali e culturali e persino tendenze”. Quando questo esperto, tempo fa, sosteneva che la rivoluzione gastronomica era estetica, alcuni pensavano si riferisse solo alla parte visiva, ma lui chiarisce: “L’aspetto è solo una parte dell’estetica della gastronomia che studiamo. Il buono è tutto, è la bellezza integrale, di cui una parte può essere l’aspetto, un’altra l’aroma, un’altra la consistenza, un’altra il gusto e altre i significati. E tutto deve essere armonizzato affinché ci piaccia “.

Il noto giornalista pubblicista spagnolo Toni Segarra fa presente: “Non parliamo mai della bellezza del gusto. La bellezza si applica ai sensi superiori, alla vista e all’udito, ma c’è bellezza nel gusto. E questo è un discorso che non è mai stato introdotto. Non può esserci un ‘bel sapore’? Ovviamente. Bisogna rivendicare la cucina come arte e bellezza del gusto”.

Segarra assieme a Jorge Martinez (altro celebre pubblicista) ha realizzato il documentario Cocinar Belleza ispirato alla bellezza e allo sguardo artistico di Quique Dacosta, vincitore di tre stelle Michelin e che, nel 2020, ha ottenuto la Medaglia d’Oro al Merito in Belle Arti. Quest’ultimo afferma: “Credo nella bellezza come strumento di vita.

andoni luis aduriz

Nella ricerca del bello ci si addentra anche studiando la cucina e il lavoro dello chef Andoni Louis Aduriz, il quale pensando a Kant e alla sua opera La Critica del Giudizio (1790) asserisce: “Kant sosteneva che, per definire ciò che ci piace e ciò che non ci piace, non ci vuole molta conoscenza. È qualcosa che accade internamente. E a volte ti arrendi perché non ti senti escluso dal punto di vista sociale”. Aduriz evidenzia che i concetti di buon gusto e bellezza sembra necessitino di una sorta di approvazione generale, quasi dovessimo giustificarli: “La definizione di bello ha bisogno di formazione e di esperienza. Abbiamo bisogno della bellezza? Credo di sì, la bellezza e il gusto sono sempre stati circondati da idee che li collegano con il buono, con l’elevato o con l’eccellente”.

“La bellezza salverà il mondo” scriveva nell’Idiota Dostoevskij e forse, data la situazione attuale della ristorazione a livello globale, è proprio il caso di sperare che salvi anche quello gastronomico.