Chef donne alla riscossa: ecco 9 ristoranti al femminile da tenere d’occhio nel 2021

Non solo una sfrenata passione per la cucina e gli ingredienti, ma l’orgoglio e la forza di essere donne in un mondo prevalentemente maschile ha attirato l’attenzione del mondo enogastronomico internazionale su 9 donne chef.

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Le Chef

Con la nascita nel 2017 del movimento #MeToo impegnato contro la violenza sulle donne e le molestie soprattutto sul posto di lavoro subite dal sesso femminile, in seguito alle accuse di violenza sessuale a carico Harvey Weinstein, anche il settore dell’ospitalità ha sentito l’urgenza di sostenere l’uguaglianza di genere in cucina e dietro il bancone. Innumerevoli iniziative globali sono state promosse per celebrare i risultati delle donne e agire contro i pregiudizi.

Ecco i nove degli innumerevoli luoghi sparsi in tutto il pianeta guidati da donne e meritevoli di menzione nel settore della ristorazione secondo The World’s 50 Best Restaurants.

 

1. Baan, Lima, Perù

Francesca Ferreyros  chef peruviana formatasi  tra gli altri, con Joan Roca in Spagna e Gaggan Anand in Thailandia, lo scorso Dicembre, nonostante la pandemia, ha aperto a Lima Baan,  luogo in cui le chef ricerca ed esalta i legami culinari tra Sud America e Sud-est asiatico. La chef durante il lockdown ha iniziato a sperimentare nella cucina di casa ricette che fondevano i sapori peruviani e quelli tailandesi  per poi condividerli sul suo profilo Instagram. Dopo questo esperimento virtuale ha deciso, così, di inaugurare Baan: una sala da pranzo con nove tavoli nel quartiere San Isidro di Lima. I suoi piatti di punta: il pollo fritto marinato con spezie tailandesi e accompagnato da rapa in salamoia e il pesce intero avvolto in foglie di banana e servito con curry di latte di cocco e riso birmano. 

 

2. Flying Dutchmen Cocktails, Amsterdam, Paesi Bassi

Prima di aprire Flying Dutchmen Cocktails la mixologist olandese Tess Posthumus e il suo socio in affari Timo Janse hanno girato i ristoranti di tutto il mondo arrivando ad una conclusione:  prima  che un cuoco riesca di a decostruire un piatto anche molto semplicemente delle uova alla Benedict e arrivare ad un buon risultato deve sapere alla perfezione cosa sono le uova alla Benedict . Aperto da appena  tre anni il loro locale sta cercando di costruire  e diffondere una nuova cultura dei cocktail nei Paesi Bassi partendo, ovviamente,  da quelli più classici.

Situato nell’edificio Odeon nel cuore di Amsterdam, Flying Dutchmen Cocktails si concentra sulla creazione dei cocktail e il loro abbinamento: ogni drink è servito raccontando affascinanti storie, le ricette e i baristi che li hanno creati. Posthumus e Janse sono in missione per mostrare al loro Paese come camminare, correre per poi spiccare il volo nel mondo dei cocktail.

 

3. Midunu, Accra, Ghana

Midunu è il progetto della chef Selassie Atadika per sfidare i pregiudizi verso il cibo africano. Dopo aver trascorso un decennio lavorando a progetti umanitari con le Nazioni Unite e insegnando a se stessa a cucinare, Atadika si è iscritta al Culinary Institute of America e da allora ha sviluppato la sua filosofia e il suo marchio di nuova cucina africana. Midunu, letteralmente “lasciaci mangiare ”, inaugurato nel 2017 è riuscito a crearsi un seguito fedele e a guadagnare un crescente interesse a livello internazionale.

Nonostante la sede fisica e uno spazio per eventi nel quartiere residenziale Tesano di Accra, il concetto culinario di Mindu è tutto incentrato sul mangiare nomade. La chef vuole offrire un’esperienza che sottolinei la generosità della cultura gastronomica africana utilizzando, soprattutto, cereali e proteine ​​sottoutilizzati. Nel novembre 2020, inoltre, Selassie ha lanciato negli Stati Uniti e in Canada la linea di cioccolatini al tartufo Midunu realizzata a mano da un team di cioccolaterie di Accra.

  

4. Double Chicken Please, New York, USA

Prima di avere una sede fisica, Double Chicken Please era un bar pop-up che ha viaggiato a bordo di un minibus Volkswagen giallo per tre anni, ottenendo eccellenti recensioni in tutti gli Stati Uniti. La barista taiwanese Faye Chen e il suo socio in affari GN Chan hanno aperto la sede fisica del locale nel Lower East Side nel novembre 2020 con un concept che vede “le bevande ispirate al cibo e il cibo ispirato alle bevande”.

Dopo essersi allenata con la leggenda della mixology giapponese Shingo Gokan a Shanghai e aver vinto diversi concorsi internazionali di bartending, Chen porta tutta la sua creatività in Double Chicken Please. Deliziosi panini taiwanesi accompagnano bevande eclettiche che possono contenere albicocche fresche, peperoni o olivello spinoso. Non appena le restrizioni imposte dalla crisi sanitaria globale saranno allentate i due soci intendono offrire un ambizioso menu di abbinamento di cocktail e piatti.

 

5. Em Sherif, Beirut, Libano

Em Sherif  frutto della creatività e del talento chef Mireille Hayek è un omaggio al patrimonio culinario libanese. La cuoca autodidatta ha scoperto la passione per le arti gastronomiche dopo essersi sposata e aver iniziato a cucinare per la sua famiglia.  Dopo la scoperta di questo amore Mireille è cresciuta fino a diventare una delle chef e ristoratrici più rispettate del suo Paese aprendo anche  sedi in Kuwait, a Riyadh,  a Doha, a Damasco, a Dubai e a Il Cairo. Ora sta pensando di espandersi anche in Regno Unito, Francia e Stati Uniti. 

Sherif, il suo ristorante che prende il nome dal figlio, esprime in pieno l’amore verso la famiglia. Fin dall’inizio, la chef ha eliminato il menu alla carta a favore di un’esperienza culinaria condivisa in cui propone ai commensali  una successione di oltre 30 piatti, inclusi piatti eccezionali come fattoush e tabbouleh. 

 

6. Door Knock, Sydney, Australia

Door Knock, ispirato ai vecchi speakeasies un tempo conosciuti come bar “knock knock”, è frutto dell’idea  dalla barista e innovatrice australiana Natalie Ng. Un accogliente bar, nascosto in un seminterrato alla fine di  tre rampe di scale,  tutto all’insegna del divertimento, con un menu che comprende vini biodinamici e naturali, colpi di scena creativi su cocktail classici e gustosi spuntini da bar.

Ng, che ha lavorato presso l’istituto Café Pacifico di Sydney e ha aiutato ad aprire il Mojo Record Bar, afferma che “i cocktail dovrebbero colmare il divario tra ciò che pensi ti piaccia e ciò che ti piace veramente”. Il “Mez-sage in a Bottle”, per esempio, combina mezcal, liquore alle erbe, nettare di albicocca, sale marino e una carta a base di albicocca e semi di sesamo per arrivare a una miscela davvero deliziosa. Durante le chiusure indotte dal coronavirus nel 2020, Ng è diventata un punto di riferimento per il settore, condividendo le misure che ha adottato per prendersi cura del suo personale e i suoi consigli per i proprietari di bar.

 

 7. L’Argine a Vencò, Dolegna del Collio, Italia

L’Argine a Vencò, inaugurato nel 2014, in un piccolo paesino con meno di 500 abitanti del Friuli Venezia Giulia è un’ispirata esplorazione del terroir e della storia multiculturale di questa parte d’Italia che si esprime attraverso il cibo. Un edificio storico accanto a un mulino del XVII secolo è il regno della celebre chef Antonia Klugmann. Qui chef Klugmann si ispira alle erbe spontanee, ai campi, alle colline, ai fiumi e ai villaggi che punteggiano questo territorio vicino al confine con la Slovenia.

Con solo otto tavoli e grandi finestre che si affacciano sull’orto e sui vigneti circostanti, la filosofia de L’Argine a Vencò si focalizza su ortaggi poco utilizzati presentati in piatti suggestivi come le foglie di radicchio marinate in aceto di vino rosso e burro al tartufo. La sensibilità della chef risplende nel suo uso di ingredienti in tutte le loro componenti per ridurre gli sprechi e rilanciare prodotti tradizionali in un’ottica moderna. L’Argine a Vencò sta dando nuova vita a una zona rurale con una lunga storia culinaria.

 

8. Casa Cavia, Buenos Aires, Argentina

Dietro Casa Cavia ci sono tre figure che stanno riscrivendo la storia dell’ospitalità di Buenos Aires: Guadalupe García Mosqueda, fondatrice e direttrice creativa; Flavia Arroyo, che guida il bar; e Julieta Caruso, responsabile dell’offerta culinaria. Il trio ha creato un luogo poliedrico che comprende un bar, un ristorante, una biblioteca, un’edicola, un giardino e un negozio di fiori, celebrando i molti modi in cui gastronomia, cultura e design sono interconnessi e legati tra loro.

I cocktail di Arroyo utilizzano tecniche contemporanee come la gassificazione, la chiarificazione e la fermentazione per estrarre sapori forti dagli ingredienti argentini. In cucina, invece, chef Caruso si concentra su un concetto dalla fattoria alla tavola di piatti tradizionali reinventati, come gli gnocchi di soia e anacardi con fagioli e piselli arrostiti. Con la sua filosofia ispiratrice Casa Cavia è in prima linea in un movimento multidisciplinare che espande i confini dell’ospitalità.

 

9. Baan Tepa, Bangkok, Thailandia

Inaugurato a marzo 2020, Baan Tepa è uno spazio culinario nascosto all’interno di una maestosa casa thailandese nella vivace Bangkok. La Chef Debhakam, dopo essersi formata con lo chef Dan Barber ed essere stata ambasciatrice delle campagne nazionali contro lo spreco alimentare, a 28 anni ha deciso di portare avanti la filosofia dell’autenticità e della sostenibilità a tutto ciò che fa a Baan Tepa.

Il ristorante propone un menu di 12 portate che cambiano stagionalmente sfruttando al massimo i prodotti thailandesi coltivati ​​nell’orto urbano all’interno del locale, facendo sempre trasparire il tocco moderno della chef. Debhakam afferma di voler “creare menu attento all’ambiente imparando cose nuove, insieme alle comunità e ai produttori locali”. Una missione che sta attirando l’interesse sempre crescente dei buongustai della città.

Fonte: The World’s 50 Best Restaurants