La Signora delle Grappe: chi è Priscilla Occhipinti la master distiller donna più premiata al mondo

Il mio olfatto e i miei sensi entrano a contatto con le macchine per fare il distillato. La prima volta che sono entrata in distilleria c’erano profumi inebrianti, tepore, sibili e borbottii che mi hanno letteralmente rapita.

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L'Intervista

Priscilla Occhipinti, classe 1978, è l’unica master distiller donna in Italia. Con la patente di caldaista, sin dai tempi del liceo è soprannominata La Signora delle Grappe ed è anche la donna più premiata al mondo con centinaia di medaglie conquistate nel corso della sua carriera. Oltre alle sue grappe di altissima qualità, Priscilla Occhipinti produce numerosi distillati, anche per conto terzi, tra cui brandy, acquaviti alla frutta, al miele e alla birra, London gin, whisky. Ha in produzione, in questo periodo, un nuovo gin e il “MaremmAmaro”, un amaro che come dice il nome vuole far sentire il terroir di provenienza, attraverso le botaniche maremmane. Priscilla conserva con pazienza partite di grappa anche di vent’anni che sono ancora in invecchiamento. Un lavoro di lunghe attese che poi vengono sempre ricompensate.

Prima del lockdown, tre volte al mese organizzava eventi per abbinare la grappa alle arti in generale e alla musica in particolare. La sua speranza è di poter tornare presto a promuovere il suo territorio, la Toscana, attraverso iniziative originali, per rilanciare un distillato di lunga tradizione in Italia, che negli ultimi tempi sembrava aver perso un po’ di smalto in favore di altri. Eppure Priscilla Occhipinti con il suo lavoro, le sue indiscutibili doti di naso e la specializzazione tecnica acquisita da un maestro distillatore, oltre a ottenere tanti riconoscimenti, sta compiendo una rivoluzione. Anche geografica. Perché quanti direbbero che alcune grappe italiane più premiate al mondo sono Toscane? Chiunque, sono convinto, scommetterebbe sul Veneto o sul Trentino Alto Adige. Invece, nell’atlante geografico dei distillati da vinaccia, grazie a Priscilla Occhipinti, la Toscana oggi ha un rilievo straordinario. Ecco l’intervista che gentilmente ha concesso al nostro magazine.

 

Come nasce in te la passione per la distillazione?

Fin da piccola ho dato grande importanza al profumo, non solo del cibo, ma anche dei luoghi che visitavo: ricordo perfettamente la prima volta che sono entrata in distilleria con l’impianto acceso. C’erano profumi inebrianti, tepore, sibili e borbottii che mi hanno letteralmente rapita. Ricordo bene anche la prima volta che ho visto il magazzino di invecchiamento, da fuori perché era ed è tuttora sigillato dall’Agenzia delle Dogane. Sembrava misterioso e prezioso, con il profumo del legno che si sentiva anche dalla grata di ispezione. Frequentando la distilleria, per l’amicizia della mia famiglia con Gioacchino Nannoni, mi sono trovata più volte a fantasticare, incuriosita, osservando l’impianto di distillazione. Poi ho iniziato a divertirmi, a seguire la parte tecnica delle riparazioni; da lì ho frequentato enologia e viticoltura e mi sono ritrovata a essere un distillatore quasi senza accorgermene e non il medico come la mia mamma.

 

Scusa chi è Gioacchino Nannoni?

Un signore, o meglio un maestro distillatore con il quale mio padre amava andare a pescare i tonni. Nannoni, negli anni Settanta, ha trasformato una vecchia casa padronale, situata nella splendida campagna maremmana, a Civitella Paganico, nel grossetano, in una distilleria che ha saputo far tesoro del territorio circostante, ricco di profumi e di tradizioni. Lui non aveva nessuno che continuasse nella sua arte e quindi mi ha preso sotto la sua ala, vedendo in me delle potenzialità. Sono stata io a raccogliere il suo testimone. Di animo io sono proprio un artigiano, sono colei che vuole stare dietro l’alambicco.

 

Che doti bisogna avere per essere una Master Distiller di successo?

Io dico sempre che ci vuole una buona dose di incoscienza, ma questo serve un po’ per tutti coloro che fanno impresa di questi tempi. Per essere un buon distillatore serve un maestro che trasmetta non solo i “trucchi del mestiere”, ovvero quel bagaglio di conoscenza che si tramandano da secoli i distillatori, ma che coltivi nell’allievo anche la passione e la sensibilità necessarie per capire di cosa l’impianto di distillazione abbia bisogno. Infatti, prima di insegnarmi a distillare, Gioacchino Nannoni mi ha insegnato a saldare il rame, a saldare l’acciaio, ad ascoltare quello che i macchinari mi chiedevano in modo da fare le modifiche necessarie per migliorarsi continuamente. E’ poi indispensabile avere naso, sia inteso come capacità olfattiva che come intuito. Il mio olfatto e i miei sensi entrano a contatto con le macchine per fare il distillato. In famiglia sono scherzosamente definita il cane da “tartufi di casa”.

 

Quante medaglie hai vinto in totale?

Dal 2011 al febbraio 2020 sono 148 Medaglie Oro e Doppio Oro tutte internazionali. Una grande soddisfazione devo dire e il merito di questo lo devo alla mia famiglia che mi ha spinto a presentare ai concorsi le mie grappe, quelle che produco per la mia azienda (Nannoni n.d.r.), perché quelle che produco per conto terzi vengono regolarmente iscritte ai concorsi, ottenendo buoni piazzamenti. Negli ultimi mesi i concorsi sono ovviamente stati rimandati a causa di Covid-19.

 

E questo in un mondo generalmente presidiato dagli uomini. Anche a livello mondiale non sono molte le donne che sono master distiller.

Sì, diciamo che sto stimolando i miei colleghi uomini a fare meglio. Io devo dire che pur essendo una donna ho la mia patente del camion, comando la ruspa e la pala meccanica, perché le vinacce le voglio caricare io di persona. Ogni prodotto che esce dal mio laboratorio, sia quelli fatti per conto terzi, come i gin che sto producendo, sia quelli che escono con il marchio dell’azienda, li ho distillati io al 100% con le mie mani. Oggi, dopo gli ottimo piazzamenti avvenuti ai concorsi di tutto il mondo, il 60% del fatturato dell’azienda deriva dalle esportazioni all’estero. Le nostre grappe sono distribuite in Italia da Rinaldi1957.

 

Nel 2017 una tua grappa è stata nominata la migliore al mondo, che grappa era?

La Bacco per Venere.

 

Ce la puoi raccontare?

Morbida e sensuale, avvolgente e intrigante, voleva essere una provocazione ed è nata per far apprezzare il mondo dei distillati anche a chi non è abituato a consumare superalcolici.

 

Da quali vinacce nascono le migliori grappe?

Sicuramente, da quelle fresche. Io dico sempre che distillare la vinaccia è come avere una tavolozza di colori: dalla Val d’Aosta alla Sicilia abbiamo una grande varietà di vitigni e uvaggi, che danno vini profondamente diversi e allo stesso modo danno al distillatore una materia prima dalle potenzialità infinite. Una buona grappa però può essere fatta solo da materia prima fresca, che è il 70% di un buon distillato finale. Il maestro distillatore è solo un tramite per estrarre i profumi, che ci devono essere in partenza. Non c’è niente di aggiunto. Ecco perché ci devono essere vinacce belle bagnate di vino, poco pressate. Da una vinaccia povera viene un distillato scarso privo di sentori, per questo va distillata immediatamente, al massimo 24 ore dalla svinatura.

 

Quali sono le tue passioni?

Amo viaggiare: mi piacciono le tradizioni, i profumi e sapori.

 

C’è un distillato che preferisci rispetto ad altri?

È sempre quello sul quale sto lavorando. In questo momento ad esempio sto elaborando un nuovo gin e il MaremmAmaro.

 

Se una notte d’inverno… intorno al fuoco, che cosa ti versi?

Una Grappa di Brunello 15 anni.

 

E d’estate?

Il mio gin. Oppure un’acquavite di prugne o di albicocche, sempre di mia produzione, due distillati aromatici e moderatamente alcolici.

 

Distilli solo grappe oppure ti dedichi anche ad altro?

Sono nata con la distillazione delle grappe, ma ho voluto dedicarmi anche ad altre produzioni, sia per sfruttare al meglio i macchinari, che altrimenti sarebbero fermi per nove mesi all’anno, sia soprattutto per sentire nuovi profumi e cercare nuove emozioni: sono così nati i miei gin, le acquaviti di frutta, il whisky e adesso sta per arrivare anche l’amaro.