Pasquale Laera riapre il suo ristorante e fa il tutto esaurito: boom di prenotazioni per Borgo Sant’Anna

Non sono solo i 3 stelle a registrare un boom di prenotazioni: spingono anche i ristoranti di campagna, come Borgo Sant’Anna di Pasquale Laera, a Monforte d’Alba.

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La Notizia

Una veranda di legno come una zattera fra le onde delle vigne, dove scampare alla burrasca del coronavirus… Dopo mesi di reclusione e lievito di birra, è difficile resistere alle lusinghe covid-free di ristoranti, il cui dehors apparecchia un finale di primavera quanto mai sofferto e agognato. Non stupisce allora che mentre la ristorazione cittadina (ahimè) piange, in campagna qualcuno inizi a tirare un sospiro di sollievo. Per esempio Pasquale Laera, in un Piemonte che peraltro ha pagato il suo tragico tributo.

“Sono positivo: sento che la gente vuole tornare alla normalità. Qui a Borgo Sant’Anna avevamo aperto a settembre e non è stato facile richiudere dopo pochi mesi. Appena abbiamo avuto il permesso, tuttavia, siamo ripartiti e abbiamo avuto immediatamente un bel riscontro. Siamo un ristorante di campagna, con un grande dehors in mezzo a vigneti bio, senza il rischio di odori sgradevoli o sostanze inquinanti. Venendo a Monforte ho rinunciato all’affluenza cittadina, ma alla fine potrebbe rivelarsi un vantaggio. La gente vuole proprio questo: siamo un’oasi di pace. È bastato postare qualche foto per andare subito in sold out”.

“Nel frattempo mi sono dedicato alla mia famiglia, ho raccolto fiori di acacia e sambuco e preparato ogni sorta di conserva; nel fine settimana, dal venerdì alla domenica, ho anche praticato il delivery. Ha rappresentato più che altro una coccola verso i clienti. La mia fortuna è stata quella di lavorare subito con la gente del posto e in generale con tanti italiani, qui i turisti non erano ancora arrivati. Ed è per questo che stanno già ritornando. Ma non intendo proseguire, per carenza di personale e perché è impossibile racchiudere la terrazza e l’accoglienza in una scatola. Un piccolo croccante per iniziare, una friandise alla fine, tutto scritto a penna per un sentimento familiare: è stato un modo per restare vicini e una fonte di divertimento a casa. Mi ha consentito anche di continuare a far lavorare chi coltiva per me vegetali, che altrimenti sarebbero andati sprecati”.

“Le distanze fra i tavoli a Borgo Sant’Anna c’erano già. Abbiamo disseminato qua e là qualche bel dispenser e adottato le accortezze del caso. Certo la mascherina col caldo dei fornelli dà fastidio e alla fine non vedo l’ora di toglierla. Ma il resto non è cambiato. La carta dei vini è su tablet, mentre il menu viene presentato su un foglio di carta monouso, che diventa un souvenir, magari con una dedica. Sempre nel nostro stile, cercando l’eleganza. Stavamo pensando anche ai banchetti, per i quali non siamo ancora attrezzati, ma ne riparleremo in futuro”.

“La cucina non è cambiata e non cambierà: sento parlare di made in Italy e di polpette, ma bisogna sempre cercare il meglio della cucina italiana. Chi mi viene a trovare deve riconoscere Pasquale. Sono stato adottato dalla Langa e voglio continuare a far vivere il territorio, mettendoci la mia anima ‘terrona’, che piace alla gente. L’anno scorso per esempio facevo il pesce di mare col carpione alla piemontese, mentre quest’anno preparo direttamente le tinche, perché ho trovato il prodotto giusto. Anche se sui piatti tipici devo dare il massimo, perché è più facile criticarmi”.

“Mi è dispiaciuto, riaprendo, non poter abbracciare alcuni clienti, ma penso che in generale l’importante sia parlare di altro, anziché dei problemi del momento. Abbiamo bisogno di distrarci. Certo avrei voluto mettere in carta i fagioli corona che producono in zona, ma alla fine non mi è parso il momento giusto…”.